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| Gallarate Emesse
altre sette ordinanze di custodia. Stroncata l'organizzazione di bancarottieri già
colpita nei mesi scorsi |
| Fallimenti pilotati, si chiude
il cerchio degli investigatori |
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Si stringe il cerchio attorno
all'organizzazione di bancarottieri che aveva stritolato alcune aziende del varesotto,
mandandole in fallimento e truffando i fornitori.
La terza parte dell'operazione "Placebo", condotta dalla Guardia di Finanza di
Gallarate e coordinata dal pm di Busto Arsizio Ester Nocera, ha portato all'emissione di
altre sette ordinanze di custodia cautelare. Due hanno colpito soggetti già in carcere,
le altre cinque hanno portato a tre arresti - effettuati a Milano, Bologna e Salerno -
mentre due soggetti rimangono latitanti. In tutto sono state effettuate sei perquisizioni
domiciliari.
Dopo la conferenza stampa del 17 aprile scorso, in cui gli inquirenti lasciavano presagire
un nuovo giro di vite, l'attività investigativa ha portato questa volta ad un salto di
qualità dell'ipotesi di reato, che passa dalla bancarotta all'associazione a delinquere
finalizzata alla bancarotta.
Gli arrestati erano parte del gruppo di bancarottieri diretti da F.I.A., imprenditore di
Arona arrestato per primo, e dalla sua compagna, B.G., arrestata un mese fa.
L'indagine era partita dal fallimento della Barzago di Uboldo, un'azienda di tavolette per
sanitari ridotta sul lastrico dopo che i finti consulenti erano riusciti ad acquistare il
pacchetto azionario per sole 100mila lire, convincendo i proprietari che l'avrebbero
risollevata da una difficile crisi.
Il gioco consisteva nel far entrare uomini di fiducia nei punti strategici dell'azienda e
dimostrare ai fornitori una rinnovata capacità di acquisto. In questo modo le materie
prime ottenute venivano girate a società di comodo e poi rivendute. Risultato: i
fornitori rimanevano a bocca asciutta e le aziende fallivano, mentre la "banda"
intascava denaro facile.
Capitava così che un'azienda come la Barzago, stimata intorno ai sei miliardi di lire, e
con un'immagine positiva nel mercato, divenisse il grimaldello per succhiare denaro da
parte di affaristi senza scrupoli.
Gli interrogatori degli arrestati, già in corso, sembrerebbero confermare tutte le
ipotesi fin qui sostenute dagli investigatori. Il gruppo criminale rappresentava un
notevole pericolo nel mercato locale e non. La capacità di presentarsi con tutte le
credenziali a posto, immagine, conoscenze, denaro, rendeva difficile sospettare che dietro
a tanta abbondanza e rispettabilità si nascondesse una cinica truffa.
Ora, tutti gli arrestati, rischiano una pena che va dai quattro anni di carcere in su. |
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| Roberto
Rotondo
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