Vince Nicola Mucci, chiamato sarcasticamente "berluschino" dagli
avversari. Un berluschino capace però di non perdere un voto per strada. Non fa
sfracelli, anche perché il sottobosco delle liste civiche - fenomeno ancora molto forte a
Gallarate - gli toglie voti, ma fa il suo dovere. Gettato in prima linea con una missione
da compiere, la compie. E comunque, l'elezione al primo turno, se non é un cappotto é
comunque un successo inequivocabile.
Vince Forza Italia che si conferma primissimo partito con il 31% dei voti. E vincono i
suoi registi, Massimo Buscemi e Nino Caianiello. Hanno mandato a casa il "loro"
sindaco Greco, ma la città ha ridato loro fiducia. Alleanza Nazionale conferma più o
meno i suoi consensi, tra il 7 e l'8%, senza infamia e senza lode. Il Ccd-Cdu fa sue le
solite briciole. Si può accontentare. La Lega Nord perde. Anche alle amministrative
l'ingresso nella Casa delle libertà fa perdere consensi. Rispetto al 13% delle politiche
si registra una nuova dura flessione, che la porta intorno all'8%. Gli ex leghisti Luini,
ma soprattuto Bartoli, fanno man bassa di voti leghisti. La sensazione é che l'elettorato
leghista sia a spasso, terreno di caccia per gli altri partiti.Non festeggia ma non si dispera Laura Floris Martegani. Il ballottaggio
sfugge per qualche voto. La candidata aggiunge un paio di punti percentuali personali alla
coalizione. Non si poteva fare di più. Ride la Margherita, che si conferma il primo
partito dell'Ulivo con il 9,34% dei voti. Perde rispetto alle politiche ma conferma
comunque nell'elettorato la fame di centro riformista; fatti gli elettori, ora bisogna
fare il partito. I Ds rimangono sui dati degli ultimi anni, intorno all'8%. La riflessione
in casa della Quercia rimane: primum vivere. Comunisti Italiani e Socialisti Repubblicani
si profilano come partiti di testimonianza.
In casa Buffoni succedono due cose interessanti. La lista che porta
il nome dell'ex sindaco socialista diventa il secondo partito della città, con l'11,93%.
Il vecchio leone dimostra di avere ancora un certo fascino verso la gente di Gallarate,
anche se forse poteva aspirare a qualche punto in più. Debacle invece per Gallarate 2010,
puniti severamente dalle urne. Protagonisti delle ultime scintille degli ultimi mesi, i
leghisti trasfughi escono dalla partita con un pugno di mosche, anche se va riconosciuto
loro il coraggio di rinunciare a posti sicuri sul carro dei vincitori, per condurre fino
in fondo una battaglia ideale di opposizione all'invadenza delle scelte urbanistiche.
Finisce qua la lunga avventura di Angelo Luini nel consiglio
comunale. Da sindaco a cavallo solitario Luini non raccoglie quanto sperato. Le sue
stravaganze ci mancheranno. Buona affermazione invece per Claudio Bartoli di
Vivigallarate. La lista civica porta a casa un piccolo successo ottenuto con cinque anni
di lavoro sociale nella città, senza arroganze.
Al momento di andare in linea ancora non sappiamo se Rifondazione
riesce a ottenere il consigliere comunale. Da questi dipende o meno il giudizio sulla
scelta di correre da soli. Infine, la lista Di Pietro, delude e torna a casa sconfitta.
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