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Ore 16.31.14
Giorno
07/06/07
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Musica - Leggerezza e atmosfere lievi, colorate dai sapori della bossa nova e dell’easy jazz
Fabio Concato: leggerezza e bravura

"Non siete tantissimi ma siete molto qualificati". Così esordisce Fabio Concato, scherzando simpaticamente con il pubblico. Teatro pieno solo a metà per la performance del cantautore milanese che offre ai presenti uno spettacolo di grande livello musicale. La leggerezza, le atmosfere lievi, colorate dai sapori della bossa nova e dell’easy jazz, un cantato che rimpalla tra il testo e i vocalizzi, sono le caratteristiche che da sempre contraddistinguono il percorso di un artista bravo e sincero. 

Concato si presenta con una band "classica" formata da tastiere, chitarra, batteria e basso. I musicisti, giovani e bravissimi, offrono una performance semplice ma di grande gusto. Tra tutti spicca la chitarra di Toti Panzanelli che incanta la platea con alcuni solo di grande gusto e ispirazione. Fabio alterna una scaletta di due ore di musica senza risparmiarsi, con qualche breve racconto e battute gustose; è sciolto e simpatico e non scivola mai nella retorica, caratteristica che accompagna le performances di molti suoi acclamati colleghi. L’atmosfera è quasi da concerto classico e l’attenzione alle stelle spiazza gli stessi musicisti. Il concerto decolla da subito attraverso le canzoni del nuovo cd: "Ballando con Chet Baker". Concato snoda la sua musica architettandola su testi semplici. Gioca con la sua voce bella e raffinata, che, alle soglie dei quarantott’anni, conserva integro il suo smalto, senza alcun segno di cedimento. La sua facilità a melodizzare è notevole e lo stile è incisivo e personale. 

Scherza con la sua silouette confrontandola con il più giovane Piero Pelù a cui invidia l’età ma non la voce. «Piero è molto simpatico…peccato che non sa cantare!» dice.
Dietro questa battuta senza polemiche, si avverte l’amore per le cose belle e ben confezionate, per le capacità musicali a scapito dell’apparenza e della tracotanza. 

Dietro la sua giacca e gli occhialini neri che gli proteggono gli occhi, imbraccia ad un punto, la chitarra sillabando le note, facili ma geniali, che hanno accompagnato migliaia di chitarristi ai primi passi: Guido Piano, Fiore di Maggio…era il 1984 e quel disco fu uno dei più belli e ben concepiti di quei tempi. Si suonava e si arrangiava davvero. Con pochi fronzoli e tanta sostanza.

Claudio Farinone

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