| Cinque partigiani
presidiano unimportante postazione collinare. Limmobilità forzata li rende
facilmente irritabili, ma Tizzo, il capo, è un uomo capace di mantenere i nervi saldi.
Lontano, in un campo sassoso, una contadina intona un canto. E il segnale
convenzionale che avvisa i partigiani di fuggire perché sulla strada bianca di polvere
avanzano i Tedeschi che li hanno scoperti. Questo è
lavvio di "Quattro bombe in tasca", una vicenda corale che si dipana
attraverso alcuni momenti emblematici della guerra partigiana e si articola in quattro
episodi collegati tra loro dalla narrazione, che ha la funzione di "staffetta"
ed è affidata ai protagonisti, Tizzo, Biondo e Fausto. Non vuole essere una rievocazione
sterile e retorica, non una lettura settaria e solo in chiave politica, ma il racconto di
fatti, di gente, di luoghi della Resistenza attraverso il filtro straordinario della
memoria popolare che di quei fatti, di quelle persone fa una specie di racconto epico
insieme doloroso ed esaltante, malinconico e pieno di salace umorismo, combinando
continuamente il tono tragico e crudo a quello farsesco.
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