| «Se lUnione
Europea chiedesse di diventare membro dellUnione Europea non sarebbe ammessa,
perché insopportabilmente antidemocratica». Lord Ralf Dahrendorf, ospite
delleditore Laterza, al salone del libro di Torino, risponde con un paradosso alla
domanda di Antonio Polito, inviato londinese di Repubblica, sull'esistenza di deficit di
democrazia nel Vecchio continente. Dahrendorf, politologo di fama internazionale, è
convinto che i parlamenti siano la più grande e bella invenzione dellumanità, ma
al contempo è convinto che la democrazia sia in pericolo, perché proprio i parlamenti
stanno attraversando un periodo di declino, attaccati come sono dallinterno e
dallesterno. «Le decisioni politiche sono
delocalizzate e vengono prese non più negli spazi tradizionali della democrazia- spiega
Dahrendorf -. I principi della democrazia tipici degli stati nazione, non sono applicabili
agli spazi sopranazionali. In Europa ad esempio le decisioni sono prese da un piccolo
numero di persone e il Parlamento Europeo non si merita questo nome. Bisognerebbe
introdurre almeno i controlli necessari per le decisioni che vengono prese e poi non
esiste un demos europeo che abbia un desiderio comune e questo è un altro punto
negativo».
Dahrendorf non si sottrae allanalisi della recente
tornata elettorale italiana e sui nuovi rapporti tra leader e popolo che sembrano essere
laspetto basilare sul quale i nuovi politici fondano il loro patto elettorale.
«La politica è diventata come un bene di consumo, pertanto noi andiamo verso una
politica usa e getta. La politica si è allontanata dal dibattito parlamentare e si è
spostata sulla politica pubblicitaria. Un esempio è quanto sta avvenendo in Gran
Bretagna, dove Blair con la sua campagna elettorale sta cercando si affascinare il popolo,
far colpo su qualità più effimere. Questo aspetto si riflette sui parlamenti che non
saranno più eletti per sostenere un iter legislativo».
«In Italia? Gli Italiani hanno scelto, verrà formato un governo e gli altri stati
dovranno dare una chance a chi ha vinto. La democrazia non è in pericolo fino a quando
rimarranno fermi tre punti: i cambiamenti non sono il frutto di un atto violento, continua
a permanere un equilibrio tra i poteri e la gente viene ascoltata. I pesi e i contrappesi
sono fondamentali in democrazia, e in questi rientra anche la stampa che ha un ruolo
fondamentale, quanto il parlamento».
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