Più della volontà poté il destino. Dietro la nascita del sigaro
Toscano si cela il tocco del fato. I miti nascono così, le scelte e le teorie degli
uomini vengono dopo. 1815, nel cortile di un piccolo opificio di Firenze c'è ammassata
una partita di tabacco Kentucky. Si abbatte un temporale improvviso, gli operai non
riescono a portare al coperto il tabacco, che s'inzuppa e fermenta. Il danno è ingente,
la partita è andata a male, ma il proprietario della fabbrica non vuole buttare via il
tabacco fermentato. Decide di riutilizzarlo come ripieno per sigari, da smerciare a poco
prezzo, tanto qualcuno li comprerà. Non si preoccupa nemmeno di mettergli una
sottofascia, troppo costosa per quel prodotto di scarto. Il sigaro avrà solo una fascia
di Kentucky naturale. Questo nuovo prodotto viene accolto dai fumatori con entusiasmo:
piace, ha carattere, è forte e gustoso. Il
sigaro Toscano nasce, dunque, così. Dal possibile disastro al successo clamoroso il passo
è breve. Qualche anno dopo (nel 1818), sorgerà, in un
vecchio monastero di Firenze costruito nel 1309 per le Benedettine, un grande stabilimento
per la lavorazione di questa nuova specialità: la Fabbrica dei tabacchi, che rimane in
carico ai Monopoli di Stato fino al 1939.
A distanza di quasi due secoli da quella pioggia rivelatrice, il
Toscano rappresenta ormai uno status symbol. Il suo profumo forte e inconfondibile ha
accompagnato e continua ad accompagnare vite importanti, che del Toscano ne riflettono il
carattere e il temperamento. Grande estimatore e fumatore incallito di questi sigari era
Giuseppe Garibaldi, che prima di gustarli li tagliava a metà. Non a caso esiste la
varietà "Garibaldi" (intero) e "Garibaldi ammezzato". Il mondo
dell'arte ha dato grandi soddisfazioni a questo prodotto nostrano. I musicisti Giuseppe
Verdi e Pietro Mascagni ne erano appassionati consumatori, così come gli scrittori
Giorgio Bassani e Mario Soldati. Proprio quest'ultimo, in occasione di una visita in casa
Churchill, ne è stato un prezioso ambasciatore in terra d'Inghilterra. Si racconta che
Mario Soldati, quando per motivi di salute dovette rinunciare al fumo, pur di continuare a
sentirne l'aroma per casa, i suoi Toscani li faceva fumare da una macchinetta. E ancora
Petrolini e il regista Pietro Germi, Guareschi e Gianni Brera.
L'universo del Toscano è composito e per alcuni tratti
sorprendente. La sua fenomenologia, la sigaromanzia (il modo di tenere il sigaro tra le
dita), la sua semiotica e la sua storia sono stati raccontati e spiegati da Enrico
D'anna e Mauro De Vincentis, nel libro "Il sigaro toscano mito italiano"
pubblicato dall'editore Lupetti, con la prefazione di Manuel Vasquez Montalban. Il
padre di Pepe Carvahlo non lesina dichiarazioni d'amore a questo prodotto "che
impregna fortemente l'identità italiana di esportazione, tanto quanto le erbe che
aromatizzano la cucina italiana". Ma per un fumatore di toscani ci potrebbe essere un
ultimo toscano come" l'ultima sigaretta" di Italo Svevo ne "La coscienza di
Zeno"? "Un ultimo Toscano comporta necessariamente aromi e musiche da
tragedia fondamentale". Ecco perché il Toscano, nonostante tutto e tutti, rimarrà
un mito italiano. Il caso e solo il caso potrà modificarne nuovamente il suo destino.
Enrico D'Anna e Mauro De
Vincentiis
Il sigaro Toscano, Mito Italiano
Lupetti-editori di comunicazione
pag. 132
lire 52mila (Euro 25,82)
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