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persone in due giorni: questo il pubblico che ha attirato la rappresentazione Il lungo
pranzo di Natale curata da Luigi Farioli della compagnia Percorsi teatrali. Non hanno
fatto il pienone della sala, ma di sicuro è stato un successo; il testo non si può certo
dire che fosse semplice: rappresentare in poco più di unora, 90 anni di storia di
una piccola famiglia borghese della provincia americana attraverso la scena unica della
tavola imbandita per i pranzi di natale, non è certo la solita commediola di provincia
per famiglie. Ma è stata proprio questa la carta vincente: lattuale vita cittadina
di provincia vista come quella americana di inizio secolo. Questo testo è proprio la
rappresentazione della vita stessa come un lungo pranzo, un pranzo che dura
novantanni: la realtà della monotonia della vita attraverso la consuetudine dei
gesti, attraverso il ripetersi, negli anni, dei gesti e delle espressioni, la paura del
cambiamento, del nuovo da affrontare, il rintanarsi nella sicurezza di una stanza dove le
sole cose certe, oltre alla staticità, sono le porte della vita e della morte,
inframezzate semplicemente da quellunica emozione che sono i ricordi. Secondo il
regista "questo è un modo diverso di concepire il teatro: è un testo semplice che
parla delle cose banali del quotidiano, e lho trovato molto forte sul piano dei
ricordi". Perché proporre questo
testo a Mozzate?
"Chi mi conosce lo sa: cerco sempre di
portare qualcosa che non sia lo spettacolo solo per ridere (nel brutto senso del termine):
non mi interessa riempire la sala, a me interessa portare e fare il teatro che a me piace,
che a me da qualche cosa, senza preoccuparmi se il pubblico lo capirà o non lo capirà.
La cosa che mi ha fatto molto piacere è che questa rappresentazione, sia a quelli che è
piaciuta che a quelli che non è piaciuta, ho visto che ha fatto discutere fuori dal
teatro: lunica funzione del teatro è dare delle emozioni, lasciare delle emozioni e
noi pensiamo di averlo fatto".
Nella nostra zona è molto forte il teatro
dialettale, si può dire che la vostra opera è in controtendenze anche per il contenuto
non semplice...
"Il dialettale è molto radicato, che
siamo in controtendenza mi sembra evidente; ma non è una controtendenza da "no al
dialettale": con questo spettacolo ho solo voluto dimostrare che il teatro anche se
è impegnato non è vero che non piace al pubblico di qua. È uno spettacolo che tocca dei
registri comuni a tutti e suscita emozioni, questo è limportante".
Per il futuro vuole proseguire su questa linea?
"Spero molto di riuscire a portare in
giro questo spettacolo: penso che sia uno dei miei spettacoli migliori: adesso
replicheremo il 10 giugno a Cislago e 4 luglio ancora a Mozzate. Noi, poi non è che
abbiamo una linea: noi vogliamo semplicemente fare spettacoli in cui crediamo".
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