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07/06/07
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Teatro- Con un testo non semplice divide il pubblico: "le discussioni sul tema sono il successo di un’opera"
Il lungo pranzo di Natale di  "Percorsi teatrali" divide e fa discutere

Oltre 250 persone in due giorni: questo il pubblico che ha attirato la rappresentazione Il lungo pranzo di Natale curata da Luigi Farioli della compagnia Percorsi teatrali. Non hanno fatto il pienone della sala, ma di sicuro è stato un successo; il testo non si può certo dire che fosse semplice: rappresentare in poco più di un’ora, 90 anni di storia di una piccola famiglia borghese della provincia americana attraverso la scena unica della tavola imbandita per i pranzi di natale, non è certo la solita commediola di provincia per famiglie. Ma è stata proprio questa la carta vincente: l’attuale vita cittadina di provincia vista come quella americana di inizio secolo. Questo testo è proprio la rappresentazione della vita stessa come un lungo pranzo, un pranzo che dura novant’anni: la realtà della monotonia della vita attraverso la consuetudine dei gesti, attraverso il ripetersi, negli anni, dei gesti e delle espressioni, la paura del cambiamento, del nuovo da affrontare, il rintanarsi nella sicurezza di una stanza dove le sole cose certe, oltre alla staticità, sono le porte della vita e della morte, inframezzate semplicemente da quell’unica emozione che sono i ricordi. Secondo il regista "questo è un modo diverso di concepire il teatro: è un testo semplice che parla delle cose banali del quotidiano, e l’ho trovato molto forte sul piano dei ricordi".

Perché proporre questo testo a Mozzate?
"Chi mi conosce lo sa: cerco sempre di portare qualcosa che non sia lo spettacolo solo per ridere (nel brutto senso del termine): non mi interessa riempire la sala, a me interessa portare e fare il teatro che a me piace, che a me da qualche cosa, senza preoccuparmi se il pubblico lo capirà o non lo capirà. La cosa che mi ha fatto molto piacere è che questa rappresentazione, sia a quelli che è piaciuta che a quelli che non è piaciuta, ho visto che ha fatto discutere fuori dal teatro: l’unica funzione del teatro è dare delle emozioni, lasciare delle emozioni e noi pensiamo di averlo fatto".

Nella nostra zona è molto forte il teatro dialettale, si può dire che la vostra opera è in controtendenze anche per il contenuto non semplice...
"Il dialettale è molto radicato, che siamo in controtendenza mi sembra evidente; ma non è una controtendenza da "no al dialettale": con questo spettacolo ho solo voluto dimostrare che il teatro anche se è impegnato non è vero che non piace al pubblico di qua. È uno spettacolo che tocca dei registri comuni a tutti e suscita emozioni, questo è l’importante".

Per il futuro vuole proseguire su questa linea?
"Spero molto di riuscire a portare in giro questo spettacolo: penso che sia uno dei miei spettacoli migliori: adesso replicheremo il 10 giugno a Cislago e 4 luglio ancora a Mozzate. Noi, poi non è che abbiamo una linea: noi vogliamo semplicemente fare spettacoli in cui crediamo".

Manuel Sgarella

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