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07/06/07
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Teatro - Va in scena la prima produzione teatrale del festival, una pièce interpretata dalla compagnia milanese “Il carro di tespi” e tratta da “Il Re muore” di Ionesco

“Il condannato a vita”
creatura teatrale del Festival del Ticino


Prima lo smarrimento, poi il viaggio di riscoperta, di composizione e scomposizione, questo è stato l’iter che ha portato all’interpretazione de “Il Re muore”, la pièce di Eugène Ionesco, apparso sulle scene parigine nel 1962, che ha portato a “Il condannato a vita”, una lettura ad opera della compagnia milanese “Il carro di Tespi”. Andrà in scena questa sera e sarà ripetuta fino a domenica a Somma Lombardo per il Festival del Ticino. Del quale è anche una produzione originale e una prima esperienza per la rassegna di  musica teatro sperimentazione e ricerca giunta alla sua quinta edizione. L’osmosi, nel testo di Ionesco, fra quotidianità della condizione umana e una visione universale è la sfida che ha impegnato la compagnia. Musica, arti figurative, altri testi, la memoria del corpo, della voce sono stati invece gli strumenti per tradurre questo passaggio fra quotidianità e extraquotidianità in azione teatrale. Ecco che la musica diventa ricerca di sonorità e ritmi intessuti nelle stesse parole e la pittura di Escher aiuta a dare un’immagine del passaggio continuo fra due dimensioni parallele. Il senso della trasformazione porta alle Metamorfosi di Ovidio e queste all’utilizzo della maschera. Quale strumento migliore per individuare i momenti culminanti della trasformazione e del passaggio? E infine l’incontro con l’acciaio delle almiere. Che sul palco diventano specchi, porte, quinte, strumenti musicali che spingono alla ricerca di una continua rinascita.

Questa versione de “Il Re muore” vede in scena solo tre personaggi.  Il Re, per il quale l’ostinata volontà di vivere manca sostanzialmente di motivazione. Due regine che incarnano le due facce dell’amore: l’amore passionale della regina Maria che persegue una felicità precaria, instabile, in altre parole "troppo umana"; e l’amore della regina Margherita, che tenta di trascendere la dimensione umana e che opera, con spietata logica, un amoroso distacco dalla persona amata.
Il Re, Maria e Margherita si ritrovano nella sala del trono - ultimo baluardo di un regno ormai in disfacimento - dove lamine d’acciaio hanno il potere di mostrare la realtà e soprattutto una possibile via verso un mutamento della stessa.
Qui, i tre danno vita a una cerimonia distruttiva e inarrestabile quanto, per assurdo, costruttiva e colma di speranza per un rinascita dell’uomo, forse in un mondo migliore.

Personaggi e interpreti dello spettacolo sono Andrea Marasso nella parte del Re Bérenger I, Rita Vaz Pato è la regina Maria e Maddalena Trani oltre che regista interpreta la regina Margherita. La scenografia è curata dalla compagnia, gli oggetti di scena sono di Vaz Pato e Marasso, i costumi sono di Cinzia Breda e le luci curate da Giorgio Berlusconi.

"Il condannato a vita"
da "Il re muore" di E.Ionesco
adattamento e regia Maddalena Trani
Il Carro di tespi
25/ - 26/5 ore 21, - Somma Lombardo Teatro Oratorio San Luigi
27/5, ore 17 - Somma Lombardo Teatro Oratorio San Luigi.

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