| Che cosa è la satira? è morta
o è ancora viva, e soprattutto quale deve essere il suo rapporto con la verità? Domande
che negli ultimi tempi sono diventate di grande attualità, grazie anche alle performance
televisive di Daniele Luttazzi e Corrado Guzzanti. Questioni che vengono sentite molto
nell'ambiente dei comici e dei cabarettisti, tanto che sulla home-page
del sito di Zelig viene lanciato questo appello, rivolto ai comici naturalmente: "si
dice che in Italia non si fa più satira politica. Zelig vuole scoprire se è davvero
così. La direzione artistica chiede che si inviino segnalazioni, testi proposte che
riguardino questo argomento per dimostrare, anche attraverso la presenza sul nostro palco,
che nel nostro paese la satira politica non è morta". Queste domande sono state girate ad alcuni artisti
intervenuti allo Zelig live, spettacolo di beneficenza,
tenutosi al PalaIgnis, in favore del reparto di Neonatologia dell'ospedale di Circolo di
Varese.
Secondo Natalino Balasso «la satira non è
morta, ma nel tempo se ne è confusa la legittima appartenenza. La satira per tradizione
appartiene al popolo che ne è il vero custode e interprete. Nessuno se ne puo'
appropriare. Sul rapporto con la verità bisognerebbe aprire un dibattito a parte che
riguarda esclusivamente la televisione».
Flavio Oreglio, chansonnier di rango nonché attore della
vecchia guardia, ribadisce il ruolo della satira come impegno civile. «Penso che il ruolo
della satira sia irrinunciabile per una società che si definisce civile, e ciò che deve
caratterizzarla è senz'altro l'indipendenza. Sullo schierarsi o meno penso che la
risposta dei comici di Zelig sia stata la più appropriata. Noi abbiamo raccolto l'appello
di Rutelli, che invitava i cittadini ad andare a votare, quindi ad esercitare un
diritto-dovere, che resta tale indipendentemente dall'appartenenza politica, ma senza
entrare nel merito e sul chi votare».
Gabriele Cirilli, più noto al grande pubblico come
Kruska, l'amica di Tatiana, ama invece la satira di costume. «Non amo prendere in giro i
potenti, non per paura, ma perché è spesso troppo facile, sono ridicoli di per se
stessi. A me piace scavare nelle tipologie sociali, mi piace la satira di costume. Se uno
va a Roma i miei personaggi li incontra veramente per strada e sono personaggi che fanno
ridere tutti, grandi e piccini, senza volgarità. Legare la satira solo alla politica è
limitante. Poi ci sono i grandi, come Totò, che spaziano dal politico al sociale senza
problema e senza legare la propria comicità a questo o a quel personaggio. A Roma c'è
una grande tradizione di questo tipo di satira popolare e forse il Pasquino ne è la
rappresentazione più emblematica».
Questa sera alle 21 presso la tensostruttura di Amor di
Libro Gabriele Cirilli presenterà il suo ultimo libro
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