| E' stato il
momento dell'incontro tra gli studenti e l'economia varesina quello che ha dato il via al
secondo giorno del Career day, la due giorni di orientamento organizzata da Formas e dalla
provincia di Varese, con la collaborazione e la pertecipazione di università e istituti
di formazione. Un incontro sotto forma di tavola rotonda tra
studenti e responsabili della comunicazione delle associazioni di imprenditori e
artigiani, rappresentanti delle circa 60mila imprese in provincia, come precisano i dati
della Camera di Commercio che fa da padrone di casa, e non solo mille o duemila come hanno
cercato di azzardare i ragazzi interpellati dal conduttore, Antonio Franzi.
Un bacino di lavoro enorme, fatto di piccole aziende per nulla
chiuse in sè stesse, come ha precisato la rappresentante della CNA Lina Balzan
"molte delle aziende artigiane sono costituite dal solo artigiano, ma altre sono
costituite dalla famiglia e da qualche dipendente. E le uscite dal mondo del lavoro
artigiano sono inferiori al numero delle assunzioni..."
Imprese, prevalentemente piccole, alla ricerca di lavoratori delle
più svariate qualifiche. Se, infatti, "I requisiti fondamentali per le aziende sono
le competenze di base - ha spiegato Amanda Bascialla, dell'associazione artigiani della
provincia di Varese - Inannzitutto le lingue (non solo l'inglese, ma anche il francese o
il tedesco, o meglio ancora le lingue dell'est) poi le conoscenze matematico logiche,
soprattutto economia e internet" è però certo che gli artigiani varesini, per
esempio, cercano anche "ragazzi che dopo la terza media preferiscono fare che
studiare e scelgono le aziende artigiane per imparare attraverso un apprendistato, o
diplomati, principalmente dagli istituti tecnici come Ipsia e Itis". Se non vanno a
reclutarli addirittura prima della fine della scuola, come fa l'unione industriali
varesina, che lavora da anni con le scuole professionali per indurli agli stages e fare
giornate di orientamento al lavoro in azienda, come ha spiegato la sua rappresnetante Alba
Ciserani.
E i ragazzi cosa chiedono alle aziende? Innanzitutto, sembra che il
consiglio che ha dato il rappresentante dell'Associazione Piccole Industrie Luciano
Landoni "Seguite innanzitutto le vostre inclinazioni con determinazione, questo è
l'unico modo per trovare lavoro" sia non solo stato raccolto, ma faccia quasi parte
del loro patrimonio genetico. Convinti della scuola che hanno scelto, certi di avere
voglia di affrontare un colloquio di lavoro come soggetti e non come oggetti di una scelta
da parte dell'azienda, amano gli stages vorrebbero farne un'esperienza anche più concreta
e significativa, e sono concertamente convinti che la scuola non riesca a stare al passo
con l'innovazione aziendale.
Al career day hanno anche provato "in diretta" il brivido
del colloquio per l'assunzione: e ha
"sacrificarsi" per tutti ci ha pensato Santino, studente del quarto anno
all'IPSIA di Varese (specializzazione: elettricista). Il gruppo dei formatori delle
associazioni l'ha intervistato, ad esempio di cosa
accadrà loro fra poco.
Il risultato? risposte concrete, pochi sogni e molte
idee precise, magari un pò di reticenza a parlare con gli adulti ma molta voglia di
spendersi e di imparare, per davvero, un lavoro.
All'argomento "Stages" infatti c'è stato
un coro di consensi da parte del centinaio di studenti in sala: quasi tutti l'avevano
provato, per tutti era stata un' esperienza positiva. Tranne per qualche studente che l'ha
definita "nulla"... "In una settimana in azienda
non si ha tempo di ambientarsi - ha spiegato un collega di Santino, anch'esso al quarto
anno dell'IPSIA Varese, stessa specializzazione per elettricisti - dell'azienda si
riescono solo a intuire i lati belli, ma non si fa una vera pratica. Bisognerebbe fare
molto di più".
Hanno voglia di mettersi alla prova questi ragazzi,
sperimentare in concreto quello che hanno appreso. Anche perchè hanno qualche, legittimo,
dubbio ..."La scuola è indietro rispetto a quello che chiedono le aziende, tra
teoria e pratica la differenza è grande. Inoltre usiamo materiale stravecchio per
imparare, che poi non ci serve in concreto". E'
perciò il timore di non essere inadeguati a quello che li aspetta fuori ciò che più li
attanaglia. Un timore che cercano di combattere, come è giusto, a colpi di stage e di
formazione ulteriore: "lo stage dovrebbe essere più lungo per essere efficace. Una
cosa invece che abbiamo apprezzato molto è invece il corso ENAIP che è stato affiancato
alle lezioni IPSIA: una gran cosa".
Ma all'istituto tecnico come ci sono arrivati i
giovani del Career day? con l'idea di fare un istituto e poi lavorare, genericamente?
"Io volevo fare l'elettricista fin da subito - racconta un altro
rappresentante di quarta - l'unica cosa è che alle medie non avevo capito che
differenza ci fosse tra l'ITIS e l'Ipsia. Ho scelto l'Ipsia perchè mi avevano detto che
era più facile. Ora sono contento così, perchè è stata una scuola che fin da subito mi
ha consentito di dedicarmi a ciò che mi piaceva fare". Senza scorciatoie: tant'è
che dei 27 alunni di prima, gli aspiranti elettricisti diplomati sono ora solo in 5. Degli
eletti, come sono stati definiti durante l'incontro di questa mattina.
"Persone interessantissime, che noi siamo
disposti a censire fin da subito" replicano gli operatori delle agenzie interinali
che hanno gli stand negli spazi del career day: cinque elettricisti in un colpo solo, per
i cacciatori di teste - e per le aziende che li stanno cercando - sono davvero una
manna.
Una importanza che i ragazzi però non hanno ancora
colto: tra gli stands lasciati più deserti, infatti, ci sono proprio quelli delle agenzie
di lavoro temporaneo, di cui probabilmente gli adolescenti non hanno ancora conosciuto le
potenzialità. "Peccato - commentano in oparticolare dagli stands delle società
Quanta e LT - avrebbero forse potuto già fare qualche prova durante l'estate..."
Le "prove" a cui si riferiscono sono
periodi di lavoro durante il periodo delle vacanze, pagati regolarmente, in aziende della
provincia. Un metodo per pagarsi le vacanze e contemporaneamente ritrovarsi al momento del
diploma praticamente già assunti. O perlomeno con un curriculum già acquisito e una
esperienza da spendere. Sarà fatto così il nuovo punto di incontro tra la scuola e il
lavoro?
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