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07/06/07
 
Varese – Prosegue il dibattito intorno alla kermesse di piazza Repubblica
Amor di libro: cultura o mostro? 

Riceviamo una lunga lettera di Davide Crestani su Amor di libro e sull'articolo pubblicato da Varesenews nei giorni scorsi

Gentile Direttore,
mi richiamo al suo editoriale "Galà e pseudo intellettuali davvero non ci mancano", a proposito dell'edizione 2001 di "Amor di libro".
A un certo punto, lei scrive: "Si facciano allora avanti quelli che hanno idee e proposte migliori, ma cessino di starnazzare […] [i soliti noti]."
Siccome la discussione ha preso spunto da una mia lettera al Direttore del quotidiano "La prealpina", se permette riprendo per un momento la parola.
Io non faccio parte di nessun 'gruppo', tanto meno sono abituato a far sentire la mia voce 'pro' o 'contro' qualcuno per partito preso.
Sono solo un cittadino di Varese che aspettava con interesse la manifestazione culturale in oggetto e che, dopo averne letto il programma, è rimasto profondamente deluso.
Ho assistito a entrambe le edizioni passate di "Amor di libro", perciò parlo con cognizione di causa.
Ecco che cosa non mi persuade del Suo articolo:
1)- "La popolare rassegna è giunta alla sua terza edizione. Il suo successo è stato straordinario. Nei due anni passati […] [sono arrivate] quasi centomila persone […]" eccetera eccetera. D'accordo: potrei sapere come sono stati rilevati questi dati? Il criterio di conta, voglio dire. C'era forse una fotocellula all'ingresso o un impiegato del comune incaricato dell'operazione full time? La mia sensazione, al contrario, è che la rassegna non sia stata affatto uno 'straordinario' successo. E' vero: quando c'è stato Baricco, la piazza traboccava di gente, e questo per ben due sere di fila. Ma Baricco era appunto il 'nome di grande richiamo', l'intellettuale 'autentico' in grado di smuovere la pigra Varese, secondo quanto affermavo nella mia lettera alla "Prealpina". A fronte di quelle due date (peraltro riuscitissime) di 'teatro sui libri', buona parte degli incontri pomeridiani e serali sotto la tenda sono stati dei sonori insuccessi: non le dirò il mio personale sconforto nel vedere tante sedie vuote e tanti volti di relatori delusi perchè costretti a parlare di fronte a un pubblico di fantasmi (molto spesso, 10-15 persone in tutto). Se fosse invece come Lei scrive ("centomila persone" per "ottanta incontri"), "Amor di libro" avrebbe dovuto letteralmente esplodere, con oltre mille persone di media per singola conferenza: ma dove?!? ma chi le ha viste!?!
Più facile, invece, fare i conti sui libri venduti. Lì c'è un contatore sicuro: il registratore di cassa. Lei dice: "venduti migliaia di libri". A parte che 'un libro venduto' non significa necessariamente 'un libro letto' (per dire che forse "Amor di libro" favorisce il commercio, ma la cultura resta comunque 'altra cosa'): in ogni caso, due edizioni di mostra del libro di quindici giorni ciascuna, fanno un intero mese di vendite nel punto più appetibile dello shopping varesino. Questi libri, venduti col 10 % di sconto, vanno presumibilmente a diminuire il normale volume di affari delle librerie del centro, comprese quelle presenti allo stand. Se ne deduce così che, anche sotto il profilo economico, "Amor di libro" non è poi così straordinario (come interpretare, altrimenti, la Sua affermazione: "[…] i librai si mettono assieme e fanno uno sforzo enorme […]"? Quale 'sforzo'?, se l'operazione fosse veramente remunerativa). Detto questo, non mi fraintenda: sono fermamente convinto che gli 'sforzi' e gli investimenti anche 'a fondo perduto' siano utili -anzi, direi 'doverosi e necessari'- ogni volta che si tratta di promuovere la cultura. Stimolare nuovi lettori -non 'annoiarli', ma 'appassionarli'- significa avviare un processo virtuoso: i risultati li misureremo solo sulla distanza. Ciò che bisogna fare nell'immediato è, comunque, allargare la platea. In poche parole, creare un cartellone appetibile, fatto anche di diversioni, ma sempre riconducibile al libro e ai suoi contenuti.
2)- Lei mi dirà: è precisamente ciò che si è fatto (tutta la parte centrale del Suo editoriale sembra voler dimostrare la pertinenza degli incontri in programma con l' 'oggetto-libro": "[…] [ci sono] gli editori locali a convegno, […] ogni incontro ha al centro il libro, […] c'è Amnesty International, […] si presenta in anteprima nazionale la Fondazione don Milani […], [ci sono] i salotti di Mauro della Porta Raffo con i suoi giornalisti […]") Sì è vero: possiamo intendere il libro come un semplice contenitore. Se ci va bene così, la manifestazione "Amor di libro" rispecchia perfettamente il suo oggetto: è il distillato del nostro tempo, nel bene o nel male. E' un gran calderone pronto a raccogliere cronache di ricerca scientifica e volontariato, echi di varietà e di giornalismo a stampa e televisivo. Se tutto ciò che fa l'uomo può essere scritto, allora qualsiasi pagina pubblicata è 'letteratura', la 'letteratura' è 'cultura' (così l'assessorato preposto può scendere in campo), si può montare una tenda in Piazza della Repubblica e la città sonnolenta può aprire mezz'occhio...
Vuole difendere un simile mostro (letteralmente)?
Io non ci sto. E le dirò anche perchè. Perchè credo in quei libri che si possono ricondurre a dei generi letterari precisi (il romanzo, la raccolta poetica, il trattato, l'antologia di racconti, il diario...). Se devo uscire di casa per varcare la soglia -afosa, molto spesso- di "Amor di libro", ciò che desidero in cambio -almeno- è di trovarvi un mondo diverso da quello che mi sono appena lasciato alle spalle. Quando sono sotto la tenda, mi muovo nel territorio magico dei libri e mi aspetto di esserne avvinto, stupito. Se ci sono incontri, dibattiti, conferenze, voglio che siano degni. Voglio vivacità e passione, voglio pubblico e contenuti. Non voglio veder spacciati per libri l'effimero e il contingente (ad es: i migliori articoli di tizio o di caio..., l'instant book su questo e su quello), non voglio vedere il comico del piccolo schermo che mi legge se stesso in sedicesimo, inscatolato e depotenziato in formato tascabile (ad es., quelli di Zelig. Se ho piacere, me li vedo direttamente in TV o al Palazzetto di Via Manin. Che c'entrano sotto la tenda dei libri?). Un'ultima cosa: non mi piace il provincialismo autarchico, autoreferenziale ed asfittico. Ho letto quest'affermazione dell'assessore Armocida: "[…] avremo ospiti che sono ben contenti di scrivere libri che hanno un pubblico limitato." E' un controsenso, ma chi ci crede? Se pubblichi un libro, lo fai sperando nel consenso di chi ti legge, il più vasto possibile Altrimenti, o non scrivi, o mandi un fax agli amici.
3)- Che cosa c'è, insomma, che non va in quest'iniziativa di "Amor di libro"? E ancora: che cosa si sarebbe potuto fare, di più e di meglio, per solleticare il gusto della lettura?
"Amor di libro", per come è stato proposto quest'anno, ha due anime ben distinte: una teatral-godereccio-clownesca (gli appuntamenti di "Altri percorsi", la gastronomia e il cabaret) e l'altra fin troppo seriosa, con seminari di nessun appeal, interessanti solo per gli 'addetti ai lavori' (scommettiamo che gli incontri di "Malpensa 2000", "Il Wehrwolf", "Non sopportiamo più la tortura", "La notte di Salò", "Miti celtici e miti nordici", "Editori in cerca d'autore", ecc. vedranno avanzare i posti a sedere?) In un modo o nell'altro, il libro risulterà ugualmente penalizzato da questo programma.
Qualcuno, dissentendo come me e dopo di me, ha parlato di 'spettacolarizzazione della cultura'. Io non sono d'accordo. Dirò di più: mi piacerebbe aver corso un tal rischio! No, al contrario. Qui si è scelto un integralismo a due vie: lo spettacolo senza cultura, da un lato, e lo 'specialismo' (non direi proprio 'la cultura') dall'altro.
Lei, caro Direttore, ci esorta: fatevi avanti con delle proposte.
Eccomi qui. Visto che si può sognare, sognamo alla grande.
A)- Per iniziare, avrei visto bene una festa di piazza con Fernanda Pivano & Lorenzo/Jovanotti sul tema della Beat Generation (Ferlinghetti, Kerouac, Burroughs, Ginsberg...): letture e musica. Risultato sicuro.
B)- Un'altra sera, avrei organizzato un bell'incontro multimediale con Niccolò Ammaniti: clima informale, tra romanzo, musica e cinema su maxischermo (da "Ti prendo e ti porto via" di Vasco Rossi fino a "L'ultimo capodanno" di Marco Risi)
C)-Terza serata: direttamente da Radio Deejay: Fabio Volo e 'La-Laura' in "Il Volo della sera", chiacchiere extravaganti sui libri più belli
D)- Quarta serata: Umberto Eco e Antonio Ricci: a cavallo tra bibliofilia e telemania: da Orwell al "Grande fratello"
E)- Quinta serata: recital poetico con Mario Luzi, Andrea Zanzotto e i Bluvertigo.
Beh, che gliene pare? Di sicuro, con un cartellone così, anche Varese si sarebbe svegliata.
4)- Un'ultima annotazione a proposito del Suo editoriale. Lei stigmatizza lo "starnazzare" dei "soliti noti" (dei quali non faccio parte, spero sia chiaro). Mi permetto solo di evidenziare che l'assessorato alla cultura, nella persona del prof. Armocida (che Lei vigorosamente difende), ha affidato per il terzo anno di fila un cospicuo numero di serate ai 'soliti noti', ovvero Mauro della Porta Raffo e Silvio Raffo. Gli appuntamenti organizzati da quest'ultimo rappresentano peraltro -non solo sulla carta, ma anche nella mia memoria di spettatore- alcuni dei momenti più alti di "Amor di libro", ragion per cui, evidentemente, non ci si dovrebbe abbandonare a critiche pregiudiziali, separando fra 'noti' ed 'ignoti' (ma forse Lei alludeva a dei 'noti notoriamente cattivi', nemici di altri 'noti, notoriamente buoni'. Chissà).

Davide Crestani, Varese

Amor di libro diventa come il Salone del libro? Non è una battuta. Lo scorso anno le polemiche intorno alla  importante rassegna furono talmente pesanti che alcuni grandi editori boicottarono addirittura la kermesse. 
Per carità, è solo un modo per cercare di pensare un po' più in grande, ma colpisce che ancor prima di aprire la tenda Amor di libro scateni già dibattiti e polemiche. 
La sua lunga lettera contiene molti spunti di riflessione e sicuramente una posizione chiara. Contiene però anche alcuni passaggi molto discutibili.
Riguardo al successo della rassegna ci sono molti modi di leggere i dati. Certo ci sono stati momenti con scarsa partecipazione, ma nel complesso gli incontri sono andati molto bene. A Torino al salone del libro nei giorni scorsi ho assistito a dibattiti con 5-10 persone e certo nessuno si sogna di gridare al fallimento. Comunque basterà prendere contatto con i librai e con chi ha partecipato assiduamente per sapere come è andata  Lo sforzo dei librai è encomiabile non perché non "renda" economicamente, ma perché la cultura di questa città è intrisa di individualismo e le azioni collettive si contano sulla punta di una mano. L'assessorato alla cultura è invece riuscito da sempre a coinvolgere le librerie. 
Perché poi scade in definizioni che vogliono sminuire l'iniziativa dicendo che si passa da "teatral-godereccio-clownesca" alle iniziative colte solo per addetti ai lavori. Al di là dello spazio occupato da queste iniziative "più leggere" che è comunque poco, non è di scarsa considerazione parlare così del libro di Giannantoni, che invece considero un autentico capolavoro di ricerca?
Resta molto positivo incentivare un dibattito sulla cultura e sui possibili sviluppi di questa creatura varesina.
Approfitto di questa breve replica per far presente a tutti i lettori che lo scrivente ha un ruolo organizzativo in Amor di libro, non in qualità di direttore del giornale, ma come dirigente di una delle realtà coinvolte. È chiara quindi una certa difesa, anche se ogni critica è bene accetta, soprattutto se fatta per ragioni alte come dimostra gran parte del suo intervento.

Marco Giovannelli

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