| Riceviamo
una lunga lettera di Davide Crestani su Amor di libro e sull'articolo
pubblicato da Varesenews nei giorni scorsi Gentile Direttore,
mi richiamo al suo editoriale "Galà e pseudo intellettuali davvero non ci
mancano", a proposito dell'edizione 2001 di "Amor di libro".
A un certo punto, lei scrive: "Si facciano allora avanti quelli che hanno idee e
proposte migliori, ma cessino di starnazzare [
] [i soliti noti]."
Siccome la discussione ha preso spunto da una mia lettera al Direttore del quotidiano
"La prealpina", se permette riprendo per un momento la parola.
Io non faccio parte di nessun 'gruppo', tanto meno sono abituato a far sentire la mia voce
'pro' o 'contro' qualcuno per partito preso.
Sono solo un cittadino di Varese che aspettava con interesse la manifestazione culturale
in oggetto e che, dopo averne letto il programma, è rimasto profondamente deluso.
Ho assistito a entrambe le edizioni passate di "Amor di libro", perciò parlo
con cognizione di causa.
Ecco che cosa non mi persuade del Suo articolo:
1)- "La popolare rassegna è giunta alla sua terza edizione. Il suo successo è stato
straordinario. Nei due anni passati [
] [sono arrivate] quasi centomila persone
[
]" eccetera eccetera. D'accordo: potrei sapere come sono stati rilevati questi
dati? Il criterio di conta, voglio dire. C'era forse una fotocellula all'ingresso o un
impiegato del comune incaricato dell'operazione full time? La mia sensazione, al
contrario, è che la rassegna non sia stata affatto uno 'straordinario' successo. E' vero:
quando c'è stato Baricco, la piazza traboccava di gente, e questo per ben due sere di
fila. Ma Baricco era appunto il 'nome di grande richiamo', l'intellettuale 'autentico' in
grado di smuovere la pigra Varese, secondo quanto affermavo nella mia lettera alla
"Prealpina". A fronte di quelle due date (peraltro riuscitissime) di 'teatro sui
libri', buona parte degli incontri pomeridiani e serali sotto la tenda sono stati dei
sonori insuccessi: non le dirò il mio personale sconforto nel vedere tante sedie vuote e
tanti volti di relatori delusi perchè costretti a parlare di fronte a un pubblico di
fantasmi (molto spesso, 10-15 persone in tutto). Se fosse invece come Lei scrive
("centomila persone" per "ottanta incontri"), "Amor di
libro" avrebbe dovuto letteralmente esplodere, con oltre mille persone di media per
singola conferenza: ma dove?!? ma chi le ha viste!?!
Più facile, invece, fare i conti sui libri venduti. Lì c'è un contatore sicuro: il
registratore di cassa. Lei dice: "venduti migliaia di libri". A parte che 'un
libro venduto' non significa necessariamente 'un libro letto' (per dire che forse
"Amor di libro" favorisce il commercio, ma la cultura resta comunque 'altra
cosa'): in ogni caso, due edizioni di mostra del libro di quindici giorni ciascuna, fanno
un intero mese di vendite nel punto più appetibile dello shopping varesino. Questi libri,
venduti col 10 % di sconto, vanno presumibilmente a diminuire il normale volume di affari
delle librerie del centro, comprese quelle presenti allo stand. Se ne deduce così che,
anche sotto il profilo economico, "Amor di libro" non è poi così straordinario
(come interpretare, altrimenti, la Sua affermazione: "[
] i librai si mettono
assieme e fanno uno sforzo enorme [
]"? Quale 'sforzo'?, se l'operazione fosse
veramente remunerativa). Detto questo, non mi fraintenda: sono fermamente convinto che gli
'sforzi' e gli investimenti anche 'a fondo perduto' siano utili -anzi, direi 'doverosi e
necessari'- ogni volta che si tratta di promuovere la cultura. Stimolare nuovi lettori
-non 'annoiarli', ma 'appassionarli'- significa avviare un processo virtuoso: i risultati
li misureremo solo sulla distanza. Ciò che bisogna fare nell'immediato è, comunque,
allargare la platea. In poche parole, creare un cartellone appetibile, fatto anche di
diversioni, ma sempre riconducibile al libro e ai suoi contenuti.
2)- Lei mi dirà: è precisamente ciò che si è fatto (tutta la parte centrale del Suo
editoriale sembra voler dimostrare la pertinenza degli incontri in programma con l'
'oggetto-libro": "[
] [ci sono] gli editori locali a convegno, [
]
ogni incontro ha al centro il libro, [
] c'è Amnesty International, [
] si
presenta in anteprima nazionale la Fondazione don Milani [
], [ci sono] i salotti di
Mauro della Porta Raffo con i suoi giornalisti [
]") Sì è vero: possiamo
intendere il libro come un semplice contenitore. Se ci va bene così, la manifestazione
"Amor di libro" rispecchia perfettamente il suo oggetto: è il distillato del
nostro tempo, nel bene o nel male. E' un gran calderone pronto a raccogliere cronache di
ricerca scientifica e volontariato, echi di varietà e di giornalismo a stampa e
televisivo. Se tutto ciò che fa l'uomo può essere scritto, allora qualsiasi pagina
pubblicata è 'letteratura', la 'letteratura' è 'cultura' (così l'assessorato preposto
può scendere in campo), si può montare una tenda in Piazza della Repubblica e la città
sonnolenta può aprire mezz'occhio...
Vuole difendere un simile mostro (letteralmente)?
Io non ci sto. E le dirò anche perchè. Perchè credo in quei libri che si possono
ricondurre a dei generi letterari precisi (il romanzo, la raccolta poetica, il trattato,
l'antologia di racconti, il diario...). Se devo uscire di casa per varcare la soglia
-afosa, molto spesso- di "Amor di libro", ciò che desidero in cambio -almeno-
è di trovarvi un mondo diverso da quello che mi sono appena lasciato alle spalle. Quando
sono sotto la tenda, mi muovo nel territorio magico dei libri e mi aspetto di esserne
avvinto, stupito. Se ci sono incontri, dibattiti, conferenze, voglio che siano degni.
Voglio vivacità e passione, voglio pubblico e contenuti. Non voglio veder spacciati per
libri l'effimero e il contingente (ad es: i migliori articoli di tizio o di caio...,
l'instant book su questo e su quello), non voglio vedere il comico del piccolo schermo che
mi legge se stesso in sedicesimo, inscatolato e depotenziato in formato tascabile (ad es.,
quelli di Zelig. Se ho piacere, me li vedo direttamente in TV o al Palazzetto di Via
Manin. Che c'entrano sotto la tenda dei libri?). Un'ultima cosa: non mi piace il
provincialismo autarchico, autoreferenziale ed asfittico. Ho letto quest'affermazione
dell'assessore Armocida: "[
] avremo ospiti che sono ben contenti di scrivere
libri che hanno un pubblico limitato." E' un controsenso, ma chi ci crede? Se
pubblichi un libro, lo fai sperando nel consenso di chi ti legge, il più vasto possibile
Altrimenti, o non scrivi, o mandi un fax agli amici.
3)- Che cosa c'è, insomma, che non va in quest'iniziativa di "Amor di libro"? E
ancora: che cosa si sarebbe potuto fare, di più e di meglio, per solleticare il gusto
della lettura?
"Amor di libro", per come è stato proposto quest'anno, ha due anime ben
distinte: una teatral-godereccio-clownesca (gli appuntamenti di "Altri
percorsi", la gastronomia e il cabaret) e l'altra fin troppo seriosa, con seminari di
nessun appeal, interessanti solo per gli 'addetti ai lavori' (scommettiamo che gli
incontri di "Malpensa 2000", "Il Wehrwolf", "Non sopportiamo più
la tortura", "La notte di Salò", "Miti celtici e miti nordici",
"Editori in cerca d'autore", ecc. vedranno avanzare i posti a sedere?) In un
modo o nell'altro, il libro risulterà ugualmente penalizzato da questo programma.
Qualcuno, dissentendo come me e dopo di me, ha parlato di 'spettacolarizzazione della
cultura'. Io non sono d'accordo. Dirò di più: mi piacerebbe aver corso un tal rischio!
No, al contrario. Qui si è scelto un integralismo a due vie: lo spettacolo senza cultura,
da un lato, e lo 'specialismo' (non direi proprio 'la cultura') dall'altro.
Lei, caro Direttore, ci esorta: fatevi avanti con delle proposte.
Eccomi qui. Visto che si può sognare, sognamo alla grande.
A)- Per iniziare, avrei visto bene una festa di piazza con Fernanda Pivano &
Lorenzo/Jovanotti sul tema della Beat Generation (Ferlinghetti, Kerouac, Burroughs,
Ginsberg...): letture e musica. Risultato sicuro.
B)- Un'altra sera, avrei organizzato un bell'incontro multimediale con Niccolò Ammaniti:
clima informale, tra romanzo, musica e cinema su maxischermo (da "Ti prendo e ti
porto via" di Vasco Rossi fino a "L'ultimo capodanno" di Marco Risi)
C)-Terza serata: direttamente da Radio Deejay: Fabio Volo e 'La-Laura' in "Il Volo
della sera", chiacchiere extravaganti sui libri più belli
D)- Quarta serata: Umberto Eco e Antonio Ricci: a cavallo tra bibliofilia e telemania: da
Orwell al "Grande fratello"
E)- Quinta serata: recital poetico con Mario Luzi, Andrea Zanzotto e i Bluvertigo.
Beh, che gliene pare? Di sicuro, con un cartellone così, anche Varese si sarebbe
svegliata.
4)- Un'ultima annotazione a proposito del Suo editoriale. Lei stigmatizza lo
"starnazzare" dei "soliti noti" (dei quali non faccio parte, spero sia
chiaro). Mi permetto solo di evidenziare che l'assessorato alla cultura, nella persona del
prof. Armocida (che Lei vigorosamente difende), ha affidato per il terzo anno di fila un
cospicuo numero di serate ai 'soliti noti', ovvero Mauro della Porta Raffo e Silvio Raffo.
Gli appuntamenti organizzati da quest'ultimo rappresentano peraltro -non solo sulla carta,
ma anche nella mia memoria di spettatore- alcuni dei momenti più alti di "Amor di
libro", ragion per cui, evidentemente, non ci si dovrebbe abbandonare a critiche
pregiudiziali, separando fra 'noti' ed 'ignoti' (ma forse Lei alludeva a dei 'noti
notoriamente cattivi', nemici di altri 'noti, notoriamente buoni'. Chissà).
Davide Crestani, Varese
Amor di libro diventa come il Salone del
libro? Non è una battuta. Lo scorso anno le polemiche intorno alla importante
rassegna furono talmente pesanti che alcuni grandi editori boicottarono addirittura la
kermesse.
Per carità, è solo un modo per cercare di pensare un po' più in grande, ma colpisce che
ancor prima di aprire la tenda Amor di libro scateni già dibattiti e polemiche.
La sua lunga lettera contiene molti spunti di riflessione e sicuramente una posizione
chiara. Contiene però anche alcuni passaggi molto discutibili.
Riguardo al successo della rassegna ci sono molti modi di leggere i dati. Certo ci sono
stati momenti con scarsa partecipazione, ma nel complesso gli incontri sono andati molto
bene. A Torino al salone del libro nei giorni scorsi ho assistito a dibattiti con 5-10
persone e certo nessuno si sogna di gridare al fallimento. Comunque basterà prendere
contatto con i librai e con chi ha partecipato assiduamente per sapere come è
andata Lo sforzo dei librai è encomiabile non perché non "renda"
economicamente, ma perché la cultura di questa città è intrisa di individualismo e le
azioni collettive si contano sulla punta di una mano. L'assessorato alla cultura è invece
riuscito da sempre a coinvolgere le librerie.
Perché poi scade in definizioni che vogliono sminuire l'iniziativa dicendo che si passa
da "teatral-godereccio-clownesca" alle iniziative colte solo per addetti ai
lavori. Al di là dello spazio occupato da queste iniziative "più leggere" che
è comunque poco, non è di scarsa considerazione parlare così del libro di Giannantoni,
che invece considero un autentico capolavoro di ricerca?
Resta molto positivo incentivare un dibattito sulla cultura e sui possibili sviluppi di
questa creatura varesina.
Approfitto di questa breve replica per far presente a tutti i lettori che lo scrivente ha
un ruolo organizzativo in Amor di libro, non in qualità di direttore del giornale, ma
come dirigente di una delle realtà coinvolte. È chiara quindi una certa difesa, anche se
ogni critica è bene accetta, soprattutto se fatta per ragioni alte come dimostra gran
parte del suo intervento.
Marco Giovannelli
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