Due spari, secchi, nella serata di ieri hanno posto fine alla vita di un
pregiudicato poco più che cinquantenne di Varese. Sulle motivazioni di questo gesto -
più che unesecuzione un regolamento di conti - ancora gli inquirenti stanno
indagando.
Certo non è difficile capire la scelta della zona dellincontro
avvenuto ieri, proprio dietro il cimitero di Cugliate Fabiasco: poche le case, molto il
verde che circonda la recinzione del cimitero dove sono ancora riconoscibili, a livello
del terreno, gli schizzi di sangue prodotti dal deflagrare dei proiettili. Ideale anche la
posizione: defilata dalla vista di occhi indiscreti, e a due passi dalla strada che grazie
ad un sentiero nellerba alta permette la fuga nella vicina provinciale; forse
proprio lungo questo sentiero si è allontanato il giovane sospettato di aver sparato, che
nella corsa verso la sua vettura avrebbe addirittura perso larma.
Le testimonianze tra i cittadini del paesino di 2.800 anime immerso nei
boschi della Valmarchirolo, pur non essendo "dirette", si sprecano, e sono di
paura e sgomento.
Tra le telecamere, anche di emittenti nazionali e parcheggiate in piazza
Andreani, sede del municipio, in dialetto numerosi anziani confermano la tranquillità del
paese. «Le persone malavitose, se ci sono, non sono di qui e comunque non si fanno
vedere» dice uno di loro.
Il cimitero situato in via Paglialico, una strada che porta a
Marchirolo - «è una zona incustodita, specialmente la notte, e spesso si trovano
siringhe», aggiunge un altro.
Sta di fatto che molte altre persone sentite nella mattinata confermano
una tendenza denunciata da più parti: lo svuotarsi dei piccoli centri montani spesso
avviene a danno dei residenti, con larrivo di figure che di frequente pongono questi
paesini al centro di traffici sospetti, forse aiutati anche dalla vicinanza col confine
svizzero, che qui dista solo qualche chilometro.