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| Basket A1 - Nuova pesante battuta d'arresto contro la Snaidero Udine 103-85 |
| Roosters:
trovato il tiratore, ora occorre la squadra |
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Varese vive di
gloria riflessa solo per metà gara: il tempo di
verificare l'impatto devastante di Geno Carlisle, autore di quattro bombe su quattro nella
sola prima frazione. Poi defilatosi il neo acquisto, con Pozzecco autore di uno delle sue
peggiori partite quest'anno, i Roosters si sgretolano; molli in difesa, lacune, le solite,
in attacco. Nees, gravato dai falli è poco significativo, Burditt nel ruolo di 4, fa il
paio al tedesco, limitato dagli arbitri, scarso nel contributo offensivo. Gli altri
- Vescovi compreso, nonostante le esaltanti ultime prove sono comprimari,
peggio di Ceccherini e Papi a San Remo. Eppure le premesse erano buone fin dall'inizio.
Soprattutto per il 6-8 dalla lunga distanza all'intervallo di Carlisle, musica per gli
avari tabellini dei Roosters di questi tempi. Udine e Varese ai affrontano a viso aperto e
per almeno 25 minuti la gara è veloce e spettacolare, e soprattutto equa. All'impatto
stellare di Carlisle, Udine risponde con l'altrettanto deflagrante prova dell'ex compagno
Charles Smith, vero match winner della serata.
Pozzecco? Stasera Gianmarco parte in sordina, pare anche lui sorpreso dal nuovo compagno
che gli ruba la scena: non è precisissimo dalla distanza ma non evita di disseminare di
falli la difesa avversaria e di trovare le vie giuste per le penetrazioni. Anche lui si
suicida agonisticamente, come solo lui sa fare, con una pessima seconda metà gara che
blocca mentalmente la squadra. Fa pensare, piuttosto, il solito problema di tenuta
difensiva Prima ancora la nota stonata dei
tre falli a testa che in pochi minuti limitano sia Burditt che Nees.
Problematico per Lombardi testare la nuova coppia di lunghi. Un effetto benefico: Dado
gira tutti i suoi uomini, Allegretti escluso.
La difesa, ciò nonostante, sembra essere da squadra aziendale spompata.
Match in equilibrio, si diceva. I primi due quarti sono un tiro al
bersaglio; i due coloured da una parte e dell'altra si esaltano a
vicenda, mentre il neo acquisto udinese Strickland appare più un bidone che una buona
promessa. Varese sembra in ogni caso più decisa e galvanizzata. Stacca sull'11 a 19, si
fa riprendere ma alla fine del quarto è avanti di 6 lunghezze. Seconda frazione ancora
all'insegna del duello Carlisle-Smith. Lombardi si sente tranquillo, lascia spazio alla
panchina, tenendo fuori Pozzecco. Dadone chiama la zona ma il finale
mostra già avvisaglie di difficoltà: Udine non molla, rimette la testa avanti, si va al
riposo in perfetta parità, 44-44.
La terza frazione pare aprirsi sotto buoni auspici: Carlisle infila la sua sesta bomba,
nonostante Pozzecco abbia già cominciato il suo show al negativo non risparmiandosi
neanche un tiraccio da 9 metri che Lombardi non gradisce, aggiungendoci quattro azioni di
seguito sciagurate. Il match rimane in perfetta parità, nonostante il netto calo della
precisione balistica. Il pessimo finale di frazione coincide
con il primo strappo di Udine, 68-61. Carlisle è in debito di ossigeno, e la sua
percentuale offensiva cala vertiginosamente. Ma è la difesa
che, al solito, non trova chiavi di lettura giuste. Li Vecchi, così come
Alibegovic, oltrechè Smith, trovano il modo di sguazzarci dentro come meglio credono. La
luce è spenta. Pozzecco si fa cacciare per falli aggiungendo un tecnico, ad una
prestazione che, a dispetto dei 25 punti finali, ha gravi responsabilità. Neanche
Burditt, di solito preciso ai liberi rema a favore; così Tim Nees fuori per cinque falli
e un giudizio da rivedere. Udine splafona, ormai a strada spianata, con Varese che soffre
terribilmente la tonicità degli avversari. Ma è come se si fossero rimaterializzati i
problemi di sempre: spenta la luce,
Pozzecco o Carlisle stasera, la squadra si smarrisce, manca la reazione di squadra, mentre
Charlie Smith (40 p. per lui alla fine) segna nel modo che lascia segni pesanti nel
morale. Il vantaggio di Udine si stabilisce sulle dieci lunghezze, ma gli ultimi minuti
con la pratica già considerata chiusa, il vantaggio assume proporzioni spropositate.
Si riparte, da qui. Domenica dalla Kinder. Trovato il tiratore, bisogna in ogni caso non
perdere quel po' di squadra che si pensava di aver messo insieme.
Jeva
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