Di fronte al giudice Olimpia Bossi (nella
foto a sinistra) del tribunale di Busto Arsizio si è svolta l' udienza
preliminare del processo per
l'omicidio di Ion Cazacu. In aula era presente anche l'imputato, Cosimo Iannece,
che dovrà rispondere di omicidio premeditato pluriaggravato per il mezzo usato e per gli
abbietti motivi, secondo l'imputazione formulata dal pubblico ministero Giuseppe
Battarino. Il giudice Bossi ha accolto la richiesta di rito abbreviato, avanzata dalla
difesa di Iannece, rappresentata dagli avvocati Cesare Dal Maso, noto penalista veneto,
e Carmelo Monaco. L'udienza per il dibattimento è stata fissata a breve, per il 19
marzo prossimo, udienza che si svolgerà a porte chiuse e in camera di consiglio.
In aula anche la moglie dell'ingegnere romeno
ucciso, Nicoleta Cazacu, che ha rinunciato a costituirsi parte civile, ma che ha voluto
essere presente al processo in rappresentanza delle due figlie Alina e Fiorina, che invece
si costituiranno. Per la costituzione di parte civile erano presenti anche i sindacati
degli edili di Cgil e Cisl, rappresentati dall'avvocato Luigi Michele Mariani e il Comune
di Gallarate, rappresentato dall'avvocato Silvio Baggiano. Su tutte le richieste il gup
Olimpia Bossi si è riservato di decidere, mentre sulla costituzione del Comune di
Gallarate c'è stata l'opposizione sia della difesa che della pubblica accusa.
«Abbiamo spiegato al giudice - ha detto l'avvocato
Mariani (nella foto a fianco)- perché il sindacato si è
costituito parte civile. La ragione è semplice: in questa triste vicenda sono state
violate più norme, a quella che vieta il lavoro nero, agli appalti illeciti, alle norme
sull'immigrazione. Noi abbiamo un buon diritto e vogliamo far parte di questo processo
perché rappresentiamo e vogliamo tutelare un interesse collettivo. La nostra presenza qui
ha un senso perché, ancor prima che un fatto processuale, è un fatto culturale.
Affermare il diritto di Ion Cazacu significa affermare i diritti di coloro che
quotidianamente vivono la condizione di sfruttati. Questa storia è l'emblema di un
fenomeno assai diffuso, cioè il caporalato».
Anche l'avvocato Dal Maso, sulle costituzioni di parte
civile, non ha espresso particolari dissensi, affermando che se c'erano delle eccezioni da
sollevare sarebbero state solo di ordine formale e non sostanziale.
Fuori dal palazzo di giustizia un presidio di Cgil e Cisl fin dalla prima mattinata.
Bandiere, striscioni e tanta solidarietà intorno alla famiglia Cazacu.«La nostra
presenza qui- ha spiegato Domenico Lumastro della Fillea-Cgil- è importante per affermare
che esiste un altro volto dell'immigrazione che si chiama sfruttamento dei più deboli.
Oggi avremmo voluto vedere più gente comune qui a testimoniare solidarietà a Ion Cazacu
e a tutti coloro ai quali quotidianamente vengono negati i più elementari diritti, ma
forse ci si è abituati troppo alla drammaticità della vita e la gente rimane
indifferente»
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