Sig. Giudice,
Sono Nicoleta Cazacu, già moglie di Ion Cazacu, e intendo renderLe note le ragioni che
non inducono a non costituirmi parte civile e ad essere presente nel processo solo in
rappresentanza delle mie figlie Alina e Fiorina. Ho aspettato questo processo come
l'ambito dal quale ricevere giustizia per il gravissimo torto che io e le mie figlie
abbiamo subito. Ma i miei avvocati mi hanno spiegato che il solo modo di partecipare al
processo per far valere le mie ragioni è quello di esercitare l'azione civile attraverso
la richiesta di risarcimento del danno, cioè attraverso la richiesta di una somma di
denaro. Ho molto riflettuto su questo fatto, combattuta tra il disgusto che mi suscitava
l'ipotesi di commisurare in qualsiasi modo la perdita di Ion con del denaro e la
responsabilità che sentivo per il futuro delle mie figlie, che non possono più contare
sulla presenza di Ion come padre e sui proventi del suo lavoro per il loro futuro. Ho
molto pensato alla loro terribile sofferenza, al trauma insuperato, che sta rendendo
necessario il ricorso ad uno psicologo che insegni loro a convivere con una realtà così
insopportabile, perché io, che avevo provato ad aiutarle, mi sono resa conto di essere a
mia volta troppo depressa e disperata.
(nella foto sopra Nicoleta Cazacu) E poi, quale certezza c'è che io sarò sempre al loro fianco? Quando c'era
Ion avevano tutto: un padre e i mezzi di sostentamento. Oggi, che già hanno perso il
padre, non è giusto che si privino anche dei mezzi di sostentamento. Non è giusto che
perdano proprio tutto.
Quel contrasto, però, tra la responsabilità e il rifiuto, continua
a vivere dentro di me, per questo oggi sono presente nel processo solo in rappresentanza
delle mie figlie: Fiorina è maggiorenne, ma Alina no. Abbiamo deciso insieme che cosa
fare. Per quanto riguarda me, io non voglio niente dall'uomo che ha ucciso mio marito,
voglio solo giustizia.
Quando c'era Ion, la cosa più importante era che lui poteva tornare
a casa, da noi, da me, ed era questo a darmi felicità, non i soldi che lui mandava, che
pure erano per noi necessari. A cosa mi servono i soldi ora che lui non c'è più, ora che
non posso più essere felice, che la mia vita è un vuoto immenso?
Non conosco le leggi italiane e non ho mai avuto a che fare con i
Tribunali, ma mi chiedo: se basta pagare dei soldi per avere uno sconto di pena, una
persona ricca ha molti più vantaggi di una povera, e questa che giustizia è? La vita non è una merce che si può scambiare con il denaro: quando sei vivo
puoi fare soldi, ma i soldi non possono fare la vita. La vita è un bene supremo, che
viene da Dio, e nessuno all'infuori di Lui può decidere di porvi fine.
Cosa credeva questo uomo che ha ucciso Ion, di essere Dio? Che cosa
aveva dentro di sé questo uomo? Lui dice che aveva una grande rabbia. Tutti abbiamo della
rabbia dentro di noi, ma che uomo è se non riesce a controllarla? Quale immane pericolo
costituisce per la società? Che esempio per i suoi figli?
Per i bambini i genitori sono il primo esempio: da loro imparano
quasi tutto, li imitano nei gesti, nelle parole, nella vita. L'uomo
che ha ucciso Ion ha due figli che non sono colpevoli del male che ha fatto il padre,
anche se ne portano già il peso e sono segnati definitivamente da quel gesto, ma non
vorrei che quei bambini si privassero di qualcosa per me, perché sarebbero loro a
soffrirne di più, non il padre, che con un solo gesto ha rovinato due famiglie, la sua e
la mia. Come valuterebbero quei figli il gesto del loro padre se lui uscisse presto dal
carcere? Penserebbero alla fine che non era poi tanto grave. Non si può permettere che
dei bambini guardino con occhio superficiale a questo fatto perché non è questo il modo
di costruire un futuro migliore per loro. Quell'uomo non ha solo negato i diritti di lon e
la sua dignità di persona, ha persino distrutto il suo diritto alla vita. E allora, da
quel momento, lui può solo essere debitore. lo voglio che questo uomo resti in carcere,
non voglio contribuire a ridurre la sua pena e non è solo la rabbia che c'è dentro di
me, la disperazione, l'impotenza, che mi fa dire queste cose. C'è anche la consapevolezza
che in un'epoca confusa come la nostra le autorità dello Stato, almeno loro, devono dare
messaggi chiari, poiché la popolazione non valuterebbe come grave ciò che è accaduto a
Ion se non dovesse essere sanzionato con una pena adeguata, penserebbe che la morte di
Ion, così atroce e insensata, non ha in verità nessun peso, perché Ion era uno
straniero. Penserebbe che i diritti degli stranieri non sono uguali a quelli di un
cittadino italiano.
Nicoleta Cazacu
|