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Giorno
10/06/00
Rito abbreviato per l'omicida di Ion Cazacu

Imprenditore dà fuoco ad un operaio rumeno

Processo Cazacu, il gup scioglie la riserva sull'ammissione della parte civile

"L'ammissione al processo è anche una conquista culturale"

"Signor giudice, sono Nicoleta Cazacu, già moglie di Ion..."

Cazacu: il giorno della sentenza

Busto Arsizio Si è chiuso con la condanna dell'imprenditore il  processo di primo grado per la morte di Ion Cazacu. Riconosciuto alle figlie un risarcimento di 400 milioni ciascuna
Iannece condannato a trent'anni

Cosimo Iannece è stato condannato a trent'anni. Il giudice Olimpia Bossi (nella foto) ha accolto la posizione dell'accusa e ha confermato la tesi dell'omicidio premeditato. Respinta, solamente, l'aggravante della violazione delle leggi sul lavoro. La negazione del nesso teleologico del reato con l'aggravante di cui sopra, ha portato al rigetto delle richieste dei sindacati, i quali avevano domandato un risarcimento di 28 milioni. 
Si è chiuso, così, con il rito abbreviato il procedimento a carico dell'imprenditore accusato di aver ucciso il lavoratore romeno Ion Cazacu. 

Il giudice non ha considerato valide le argomentazioni dell'avvocato della difesa Cesare Dal Maso (nella foto), secondo cui si sarebbe trattato di omicidio preterintenzionale. In mattinata, durante l'arringa, Dal Maso aveva chiesto la derubricazione del reato. 
Il giudice ha accolto le richieste di risarcimento delle figlie di Cazacu: 400 i milioni di cui ciascuna ragazza potrà disporre immediatamente, visto che è stata riconosciuta la provvisoria esecutività.
Secondo indiscrezioni, nel corso dell'udienza, che si è svolta a porte chiuse, Cosimo Iannece avrebbe chiesto perdono alla moglie e alle figlie di Cazacu. 
Subito dopo la lettura della sentenza, i legali della difesa hanno annunciato ricorso in appello, mentre soddisfazione è stata espressa sia dal pm Giuseppe Battarino sia da Nicoleta Cazacu che si era sempre detta fiduciosa della giustizia italiana. Anche Luigi Michele Mariani, avvocato rappresentante di Cgil e Cisl, si è dichiarato soddisfatto, nonostante il mancato risarcimento.
Tensione, infine, al termine del processo tra l'avvocato della difesa, Carmelo Monaco, e l'avvocato Ugo Gianangeli, rappresentante delle figlie di Cazacu. L'avvocato di parte civile chiedeva il deposito immediato dell'assegno di 28 milioni, a titolo di acconto sulla cifra riconosciuta alle figlie, come annunciato dalla difesa in udienza e di fronte al giudice. «L'emissione banco judicis - ha detto Gianangeli - è una formalità che va rispettata. Depositare nelle mani del giudice quell'assegno era un atto dovuto e riconosciuto dal codice. Non dimentichiamo che difficilmente la famiglia Cazacu avrà quegli 800 milioni. Questi 28 milioni sono importanti per loro, per di più se sono immediatamente disponibili». 

Michele Mancino
michele@varesenews.it

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