Periodicamente gli organi di informazione riportano la notizia di
operazioni delle forze dellordine che, in particolar modo nella nostra Provincia e
nellhinterland milanese, fanno irruzione in quelli che vengono classificati come
laboratori clandestini cinesi e portano sotto la luce dei riflettori la realtà terribile
di comunità dove lavorano e vivono in funzione del lavoro esseri umani in regime di
sostanziale schiavitù.
Ogni volta che la punta delliceberg di questo particolare
fenomeno viene avvistata si finge di meravigliarsi per la presenza di una realtà di
degrado economico che invece è concreta e diffusa, più di quanto si possa credere.
Riteniamo, come Associazione provinciale, di avere i titoli giusti per
parlare di questo argomento che ha implicazioni di natura sociale oltre che
economica ancora tutte da scoprire dal momento che ne abbiamo ripetutamente fatto
oggetto di iniziativa sindacale, illustrandone la gravità e la portata al Prefetto,
allIspettorato del Lavoro ed alla Guardia di Finanza e che abbiamo cercato di
contrastarlo ponendolo costantemente allattenzione dellopinione pubblica, ben
sapendo che fenomeni di questo genere si alimentano e prosperano nel buio e con il
silenzio.
I risultati, purtroppo, non sono stati quelli che ci saremmo attesi e
limpressione che ne abbiamo ritratto è stata quella di avere sollevato un problema
conosciuto ma scomodo contro il quale, generalmente, si preferisce accampare le litanie
giustificatorie della insufficienza degli organici o della difficoltà a intervenire in
assenza di flagranza di reato. Prese una per una, tutte giustificazioni plausibili ma che
finiscono per mettere a nudo la causa principale della proliferazione incontrollata e
impunita del fenomeno, la mancanza di coordinamento nella prevenzione e nella repressione.
Servirebbe un coinvolgimento diretto delle Amministrazioni Comunali,
che potrebbero utilizzare per localizzare i laboratori che non sono né
irrintranciabili nè semoventi, ma solo nascosti e discreti - le Polizie Municipali ed una
conseguente, organizzata e continuativa attività di controllo da parte degli Organi dello
Stato preposti.
Perché i blitz come quelli di cui episodicamente si legge sui giornali
hanno il merito di portare per un giorno al centro dellattenzione il caso singolo,
ma non riescono a intaccare lamara realtà rappresentata dalla presenza di una forma
di competizione sleale che sta ultimando la "pulizia economica" dei nostri
laboratori di contoterzismo nel settore, che ai problemi della mondializzazione
delleconomia devono aggiungere quello imbattibile di una concorrenza che opera sul
territorio, lavorando 24 ore su 24, senza regole e senza oneri.
La questione è seria, spessa e consistente e deve essere affrontata
con limpegno che la gravità della situazione richiede.
Anche dalle nostre organizzazioni di rappresentanza, naturalmente.
Perché i laboratori clandestini per qualcuno lavorano e le imprese
committenti sono anchesse tra noi, sul nostro territorio, conosciute o
individuabili.
La libertà dimpresa, le (non) regole di una concorrenza sempre
più feroce, la ricerca esasperata di flessibilità sono motivi validi per continuare a
foraggiare e alimentare un fenomeno che vive non solo di lavoro ma anche e soprattutto di
annullamento della libertà di vivere di un essere umano ?
Lungi da noi lidea di propinare un sermone e di fare la morale a
scelte imprenditoriali che noi consideriamo sbagliate ma che, evidentemente, rientrano
nella logica del mercato, del profitto e, in qualche caso, persino in quella della
semplice sopravvivenza dellazienda; ma le nostre Associazioni, anche in questo caso,
stanno facendo tutto quanto è possibile fare per evitare questa ulteriore forma di
distorsione della libertà di impresa e della dignità di esseri umani ?
GIANNI MAZZOLENI
Segretario Provinciale C.N.A.