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07/06/07

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Varese - Continua con successo la mostra di Pietro Antonio Magatti al Castello di Masnago. Tele importanti e interessanti itineranti per la provincia di Varese sulle tracce dell'artista

Nei vortici dei rosa e degli azzurri acquamarina


Si sta svolgendo dall’11 marzo presso il Castello di Masnago una interessante retrospettiva del pittore settecentesco varesino Pietro Antonio Magatti. E’ la prima grande ricostruzione storica dell’attività di questo importante artista nato a cavallo del settecento e che con altri autori del periodo seppe tradurre in pittura, lo spirito, le tensioni e la cultura che animava le numerose "castellanze" varesine. Signori locali, ma anche milanesi e perfino estensi che andavano costruendo lungo i morbidi e verdi declivi del territorio varesino le loro residenze signorili, animate poi da incontri e feste e rese "moderne" grazie a numerose decorazioni storiche e allegoriche.

Dopo l’apprendistato bolognese, nella bottega del pittore Gioseffo Dal Sole, rientrato a Varese, il Magatti seppe tradurre e coniugare la tradizione seicentesca lombarda, ancora legata allo spirito borromaico e ai tratti ceraneschi e morazzoniani, con lo spirito più libero e antinaturalistico del successivo barrocchetto o roccocò internazionale.

La serie dei dipinti e delle decorazioni, nelle principali chiese del Borgo, dalla chiesa di San Martino a quella di San Giorgio, o dei palazzi signorili come Palazzo Estense, Villa Recalcati, Villa Menafoglio oggi Litta Panza…, mostrano questo spirito innovativo, dove gli schemi compositivi appaiono, nella libertà organizzativa dei personaggi e dei temi raffigurati, più sciolti e dinamici nell’impostazione, e dove i colori perdono quella tensione drammatica seicentesca per essere più luminosi o addirittura trasparenti. Composizioni in cui le gamme rosate e azzurrine diventano il segno distintivo, la misura significante dell’autore, così come diventa cifra distintiva del suo operare il segno cromatico dei verdi, degli incarnati o l’audace uso della luce.

La mostra selezione una cinquantina di dipinti e offre, nell’allestimento, anche un pregevole confronto con altri autori, conterranei o appena precedenti, al Magatti e che tra la fine del seicento e la prima metà del settecento seppero innovare non solo la grande tradizione pittorica lombarda, ma anche quella del vicino Canton Ticino o dell’attiguo Piemonte. ( i Prada, il Legnanino, Salvatore e Federico Bianchi, Nuvolone, Lanzani, Vimercati, Petrini..).

Grazie alle molte commissioni, grazie a questa sua capacità innovativa Pietro Antonio Magatti ebbe modo di "espatriare" anche in area milanese, pavese e comasca, lasciando così quel forte segno della sua abilità e della novità del suo comporre.

Tra le diverse opere esposte a Masnago ci piace ricordare le due Immacolate, che rimandano ad analoghi lavori, sia per la committenza privata sia ecclesiale, e che colpiscono per la piacevolezza cromatica, la flessuosità dei panneggi, la delicatezza dei gesti e la naturalezza espressiva, umanizzando e rendendo ancora più "terrena" la figura della Madonna.

Come molti autori "periferici", nonostante i numerosi cicli di affreschi realizzati in collaborazione con quadraturisti come il Giovannini o il Baroffio, o le numerose tele presenti su un più vasto territorio di quello provinciale, alla sua morte il Magatti scivolò nel grande dimenticatoio dell’arte.

La mostra "costruita" da un notevole staff di esperti: Laura Beltrame, Anna Bernardini, Eugenia Bianchi, Francesco Frangi, Giuseppe Pacciarotti, Andrea Spiriti, Pierre Rosenberg, Maria Grazia Terzaghi, coordinati scientificamente da Simonetta Coppa, ha il grande merito di riportare in vita un autore a cui, da oggi, l’appellativo "locale" andrà sempre più stretto.

Per questo motivo, utilissimo e interessante è il percorso proposto dagli stessi curatori attraverso un itinerario lungo il territorio varesino e che comprende alcuni Palazzi e Chiese Locali.
Un itinerario nel quale, oltre agli affreschi del nostro autore sono rintracciabili e ben visibili gli altri artisti che popolavano il territorio e che hanno affiancato l’attività maggattesca: dal Ronchelli ai Buzzi, al Baroffio al Giovannini.

Un’opportunità affatto secondaria nella finalità della mostra poiché offre la possibilità d’avere un quadro più complessivo dell’attività pittoriche, architettoniche e degli apparati decorativi che hanno reso la Provincia varesina una parte non marginale dello sviluppo della cultura del roccocò nell’Italia settecentesca.

Antonio Maria Pecchini

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