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| Varese -
Continua con successo la mostra di Pietro Antonio Magatti al Castello di Masnago. Tele
importanti e interessanti itineranti per la provincia di Varese sulle tracce dell'artista |
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vortici dei rosa e degli azzurri acquamarina
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| Si sta svolgendo dall11 marzo presso il Castello di Masnago una
interessante retrospettiva del pittore settecentesco varesino Pietro Antonio Magatti.
E la prima grande ricostruzione storica dellattività di questo importante
artista nato a cavallo del settecento e che con altri autori del periodo seppe tradurre in
pittura, lo spirito, le tensioni e la cultura che animava le numerose
"castellanze" varesine. Signori locali, ma anche milanesi e perfino estensi che
andavano costruendo lungo i morbidi e verdi declivi del territorio varesino le loro
residenze signorili, animate poi da incontri e feste e rese "moderne" grazie a
numerose decorazioni storiche e allegoriche.
Dopo lapprendistato bolognese, nella bottega del pittore Gioseffo
Dal Sole, rientrato a Varese, il Magatti seppe tradurre e coniugare la tradizione
seicentesca lombarda, ancora legata allo spirito borromaico e ai tratti ceraneschi e
morazzoniani, con lo spirito più libero e antinaturalistico del successivo barrocchetto o
roccocò internazionale.
La serie dei dipinti e delle decorazioni, nelle principali chiese del
Borgo, dalla chiesa di San Martino a quella di San Giorgio, o dei palazzi signorili come
Palazzo Estense, Villa Recalcati, Villa Menafoglio oggi Litta Panza
, mostrano questo
spirito innovativo, dove gli schemi compositivi appaiono, nella libertà organizzativa dei
personaggi e dei temi raffigurati, più sciolti e dinamici nellimpostazione, e dove
i colori perdono quella tensione drammatica seicentesca per essere più luminosi o
addirittura trasparenti. Composizioni in cui le gamme rosate e azzurrine diventano il
segno distintivo, la misura significante dellautore, così come diventa cifra
distintiva del suo operare il segno cromatico dei verdi, degli incarnati o laudace
uso della luce.
La mostra selezione una
cinquantina di dipinti e offre, nellallestimento, anche un pregevole confronto con
altri autori, conterranei o appena precedenti, al Magatti e che tra la fine del seicento e
la prima metà del settecento seppero innovare non solo la grande tradizione pittorica
lombarda, ma anche quella del vicino Canton Ticino o dellattiguo Piemonte. ( i
Prada, il Legnanino, Salvatore e Federico Bianchi, Nuvolone, Lanzani, Vimercati,
Petrini..).
Grazie alle molte commissioni, grazie a questa sua capacità innovativa
Pietro Antonio Magatti ebbe modo di "espatriare" anche in area milanese, pavese
e comasca, lasciando così quel forte segno della sua abilità e della novità del suo
comporre.
Tra le diverse opere esposte a Masnago ci piace ricordare le due
Immacolate, che rimandano ad analoghi lavori, sia per la committenza privata sia
ecclesiale, e che colpiscono per la piacevolezza
cromatica, la flessuosità dei panneggi, la delicatezza dei gesti e la naturalezza
espressiva, umanizzando e rendendo ancora più "terrena" la figura della
Madonna.
Come molti autori "periferici", nonostante i numerosi cicli di
affreschi realizzati in collaborazione con quadraturisti come il Giovannini o il Baroffio,
o le numerose tele presenti su un più vasto territorio di quello provinciale, alla sua
morte il Magatti scivolò nel grande dimenticatoio dellarte.
La mostra "costruita" da un notevole staff di esperti: Laura
Beltrame, Anna Bernardini, Eugenia Bianchi, Francesco Frangi, Giuseppe Pacciarotti, Andrea
Spiriti, Pierre Rosenberg, Maria Grazia Terzaghi, coordinati scientificamente da Simonetta
Coppa, ha il grande merito di riportare in vita un autore a cui, da oggi,
lappellativo "locale" andrà sempre più stretto.
Per questo motivo, utilissimo e interessante è il percorso proposto dagli
stessi curatori attraverso un itinerario lungo il territorio varesino e che comprende
alcuni Palazzi e Chiese Locali.
Un itinerario nel quale, oltre agli affreschi del nostro autore sono rintracciabili e ben
visibili gli altri artisti che popolavano il territorio e che hanno affiancato
lattività maggattesca: dal Ronchelli ai Buzzi, al Baroffio al Giovannini.
Unopportunità affatto secondaria nella finalità della mostra
poiché offre la possibilità davere un quadro più complessivo dellattività
pittoriche, architettoniche e degli apparati decorativi che hanno reso la Provincia
varesina una parte non marginale dello sviluppo della cultura del roccocò
nellItalia settecentesca.
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| Antonio Maria Pecchini
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