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07/06/07

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Arte – Luigi Ambrosoli, Rossana Bossaglia e Simonetta Coppa hanno tracciato e ripercorso l’avventura storico- artistica dell’artista varesino in un incontro organizzato dagli Amici dei Musei
La grande stagione del Magatti nella Varese del ’700

Un artista complesso, innovativo e perfettamente integrato con il suo tempo. È questo il profilo di Pietro Antonio Magatti, pittore varesino le cui opere sono in mostra presso il Castello di Masnago e a cui gli Amici dei Musei di Varese hanno dedicato un interessante incontro. Luigi Ambrosoli, storico varesino e già professore presso l’Università di Verona, Rossana Bossaglia, critico d’arte e Simonetta Coppa, docente dell’Università Cattolica di Milano hanno tracciato e ripercorso l’avventura storico- artistica dell’artista. Nato nel 1691, Magatti visse un importante stagione per l’Italia e la Lombardia in particolare – ha spiegato il professor Ambrosoli –cioè il passaggio dalla dominazione spagnola a quella austriaca. Di lì a qualche anno inoltre Varese passerà sotto la signoria di Francesco III d’Este. Proprio negli anni in cui Magatti cominciava ad appassionarsi all’arte per Varese si stava concludendo l’importante impresa del Sacro Monte, con la costruzione la decorazione delle Cappelle lungo la via Sacra. Un grosso avvenimento che aveva portato in città le personalità artistiche più significative dell’arte lombarda e aveva creato uno stimolante dibattito artistico. Da queste due esperienze sicuramente l’uomo e l’artista Magatti venne influenzato, facendo proprie le esigenze e le volontà del suo tempo. Come ha giustamente sottolineato Ambrosoli, al di fuori dell’esperienza artistica sappiamo ben poco di Pietro Antonio Magatti. Non possediamo documenti che ci testimonino la sua esperienza quotidiana e le sue attività extra- artistiche. Rossana Bossaglia ha inquadrato l’arte del Magatti all’interno della storia artistica lombarda ripercorrendo le opere che hanno in qualche modo potuto influenzare e influire sulla ricerca artistica del maestro varesino. Ha illustrato opere del Legnanino, del Sassi, del Lanzoni e del Carloni oltre da accennare alle innovazioni portate dalla nuova arte settecentesca, fresca ed elegante per temi e composizioni. Infine l’intervento di Simonetta Coppa, curatrice della mostra, insieme ad Anna Bernardini, ha illustrato le tele più importanti esposte in mostra e la scelta selettiva dei quadri recuperati attraverso una ricerca nelle collezioni private e nei musei pubblici di tutta Italia.

Erika La Rosa

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