"Per il concerto di De Gregori tutto esaurito" così
riporta il cartello posto fuori dal Cinema Teatro Impero. Francesco De Gregori ha centrato
ancora una volta il segno. Il cantautore italiano più ermetico, quello che più di altri
insieme ad un altro famoso "De" ha fatto la storia della canzone d'autore
italiana, ha avuto ancora una volta ragione. Amore nel pomeriggio, il suo ultimo
lavoro, uscito il 19 gennaio scorso, è un disco riuscito, perché fortemente voluto. De
Gregori scrive solo quando se la sente e il suo atteggiamento giustamente snob verso il
circo mediatico, verso i condizionamenti del mercato, la sua rivendicazione di libertà
d'artista sono tutte istanze contenute in questo album. Il disco, registrato tra Roma, Milano e Londra conta collaborazioni eccellenti
tra le quali spicca quella di Franco Battiato. Undici brani tra cui anche Canzone per
l'estate, scritta nel 1973 a quattro mani con Fabrizio De Andrè. Sono passati
quattro anni dall'ultima uscita (La valigia dell'attore), ma questo album, alle porte dei
50 anni, ci rimanda un De Gregori fortemente ispirato, incurante come sempre dei suoni e
delle melodie alla moda e capace di illuminare anche con la sua tenace e rivendicata
ombrosità.
Saranno solo canzonette, ma quando di mezzo ci sono i contenuti e la
passione, le canzoni fanno parlare di sé e contribuiscono ad arricchire il panorama
culturale. Amore nel pomeriggio è un disco
coraggioso. Lui che ha sempre cantato fuori dal coro, anche quando la politica e la
cultura sembravano avere un solo colore, dimostra che la tanto bistrattata e commerciale
canzonetta puo' dare un contributo prezioso al dibattito civile, ed essere il giusto
antidoto alla necrofilia del pensiero. E' il caso de Il
cuoco di Salò.
La canzone prima o poi
doveva scendere in campo e parlare di quell'Italia che aveva due anime e due fratelli, due
speranze uguali e comunque contrarie. Molti di quelli che credevano di fare l'Italia e che
morivano dalla parte sbagliata erano "quindicenni
sbranati dalla primavera, scarpe rotte che pure li tocca di andare". Il Cuoco
di Salò non ci svela una nuova verità, ma un dolore nuovo, di chi è stato
sconfitto dalla storia e dalle proprie speranze e anche dal ricordo. De Gregori vola,
dunque, leggero sopra un'Italia pesante, ridona alla politica uno spessore ideale
che si è perso nelle urla sgraziate e irriverenti di questa campagna elettorale.
Questo non è un disco facilmente strumentalizzabile
perché il minimalismo e la lettura del cantautore richiedono una capacità di analisi che
non appartiene all'attualità politica.
Sarebbe però un errore ridurre Amore nel pomeriggio ad una sola canzone. La
bella e struggente Deriva, la realistica Natale di seconda mano, la dolce
caducità che pervade Condannato a morte scatenano sentimenti ed emozioni con
altrettanta incisiva intensità. E forse in mezzo
a queste strade senza più legge, una sola e prorompente certezza invaderà il
Cinema Teatro Impero questa sera: Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai,
Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai
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