Torna al tempo libero

E-mail

 

Ore 16.33.09
Giorno
07/06/07

L'agenda di Vareseweb, con tutti gli appuntamenti del giorno

 
 
Arte - Una mostra importante per uno degli artisti simbolo del Novecento
Chagall, un allegro sguardo sul mondo

C’è nell’arte del novecento un’anomalia. Un’anomalia che però è segno distintivo di un lungo e ben indicato percorso. Questa anomalia ha un preciso nome, quella del pittore Marc Chagall. Russo d’origine, francese d’adozione, ebreo di religione. Tre condizioni che hanno sostanziato tutta la sua storia umana e pittorica. Chagall ha percorso i diversi sentieri novecenteschi dell’arte, lasciandosi appena appena toccare ma, nel attraversarli, ne ha carpito le essenze restituendoci una sua precisa cifra cromatica ben distinguibile, interna ad un segno pittorico anch’esso distinguibile, la leggerezza. Il suo dipingere snoda favole visive con lo sguardo allegro dell’infanzia, anche quando la storia, come quella emersa durante la seconda parte del primo novecento si fa cupa, per via delle guerre, per via degli orrendi scontri ideologici che impongono lutti e tragedie all’intero mondo.

Il suo segno cromatico libero, vivo, trasognato, si fa misura della leggerezza e segna pittoricamente i personaggi dei suoi numerosi e tumultuosi racconti. Diventa cifra pittorica delle figurazioni per le filastrocche ebraiche, ascoltate nei vicoli marginali del ghetto di Vitebesk, villaggio russo dove ha trascorso la sua infanzia e adolescenza, o tema compositivo di quei proverbi yiddish, raccontati dagli anziani e rielaborati come fossero poesie visive.

All’interno delle sue ricche composizioni cromatiche c’è tutta la tradizione popolare russa con i suoi suoni, i suoi colori, intrisi dai lunghi millenni di tradizione contadina e di spirito ebraico, composte in un esaltato gioco cromatico e compositivo, capace di sottrarsi alle razionalità analitiche dello spirito cubista e in grado di donare, agli occhi di chi osserva, quella fantastica leggerezza dell’essere o quella esagerazione entusiasta che rende eteree le cose del mondo.

Quando nel 1910 arriva a Parigi, Chagall coglie da subito, sia nel cubismo sia nello spirito fauves ed espressionista, sia nel futurismo quelle potenzialità e le energie che le avanguardie del novecento stavano suggerendo all’interno dei processi teorici della storia della pittura moderna.

In questa nuova libertà, che lui respira a pieni polmoni, le tele sgomitano di personaggi, mucche, asini o maiali, carretti di contadini, uomini e amanti svolazzanti, rabbini dalla folta barba, gatti, suonatori di violino, acrobati, musicanti, pesci che planano nell’aria o corpi celesti che si collocano ai piedi dei personaggi. Il tutto nella ebrezza di un cromatismo dal sapore orientale fatto di gialli, rossi, verdi o azzurri intensissimi e luminosissimi, in un parapiglia compositivo che non lascia respiro.

Sarà comunque così per tutta la sua lunghissima stagione artistica, anche quando rientra in Russia tra il 1914 e il 1922. Mai abbandonerà questo spirito di leggerezza, questa dimensione di poesia. E nel momento della Rivoluzione d’Ottobre ridefinisce la funzione teatrale e scenografica, disegna per il teatro Ebraico scene e costumi per i numerosi spettacoli. Sarà così anche quando per sfuggire le persecuzioni razziali nazifasciste, abbandonerà Parigi per gli Stati Uniti e lì continuerà a realizzare quelle molte opere che lo hanno reso celebre e unico nel mondo.

Una pittura nella quale i dati di realtà, più che altro dovuti alla caotica sovrapposizione suggerita dal ricordo o dal sogno, avranno un preciso codice linguistico, in cui la dimensione spirituale e quella simbolica sono spesso evidenziate per allusione. Dove ogni elemento della raffigurazione è carico di complessi e misteriosi riferimenti biblici, propri dell’ebraismo, dove la dimensione spirituale è d’aiuto al superamento della apocalittica visione del mondo.

Un mondo fatto da un’umanità mite, indifesa, senza speranza. "La caduta dell’Angelo" del 1923/47 testimonia questa tensione apocalittica dell’esistenza. Ben ha fatto, allora, il Museo Cantonale d’Arte Moderna di Lugano, in continuità con le importanti retrospettive storiche precedenti, l’ultima quella di Kirchner ad inserire nella sua programmazione questa antologica su Chagall.

Un’ottantina le opere esposte, provenienti da numerosi musei del mondo, oltre ad un cospicuo numero di acquerelli, disegni su carta o guazzi che nell’insieme danno una giusta dimensione a tutte le fasi della pittura chagalliana, la quale, al di là della tensione apocalittica degli anni della guerra è stata poi in grado di recuperare quella dimensione propria del sogno e della fiaba che è la leggerezza della poesia.

Museo D’Arte Moderna
Villa Malpensata
Lugano
Fino al 1 luglio 2001
Chisura di lunedi
Tel 0041/91800720

Antonio Maria Pecchini

Torna all'inizio dell'articolo