Il suo dipingere snoda favole visive con lo sguardo allegro dellinfanzia,
anche quando la storia, come quella emersa durante la seconda parte del primo novecento si
fa cupa, per via delle guerre, per via degli orrendi scontri ideologici che impongono
lutti e tragedie allintero mondo.
Il suo segno cromatico libero, vivo, trasognato, si fa misura della
leggerezza e segna pittoricamente i personaggi dei suoi numerosi e tumultuosi racconti.
Diventa cifra pittorica delle figurazioni per le filastrocche ebraiche, ascoltate nei
vicoli marginali del ghetto di Vitebesk, villaggio russo dove ha trascorso la sua infanzia
e adolescenza, o tema compositivo di quei proverbi yiddish, raccontati dagli anziani e
rielaborati come fossero poesie visive.
Allinterno delle sue ricche composizioni cromatiche cè tutta
la tradizione popolare russa con i suoi suoni, i suoi colori, intrisi dai lunghi millenni
di tradizione contadina e di spirito ebraico, composte in un esaltato gioco cromatico e
compositivo, capace di sottrarsi alle razionalità analitiche dello spirito cubista e in
grado di donare, agli occhi di chi osserva, quella fantastica leggerezza dellessere
o quella esagerazione entusiasta che rende eteree le cose del mondo.
Quando nel 1910 arriva a
Parigi, Chagall coglie da subito, sia nel cubismo sia nello spirito fauves ed
espressionista, sia nel futurismo quelle potenzialità e le energie che le avanguardie del
novecento stavano suggerendo allinterno dei processi teorici della storia della
pittura moderna.
In questa nuova libertà, che lui respira a pieni polmoni, le tele
sgomitano di personaggi, mucche, asini o maiali, carretti di contadini, uomini e amanti
svolazzanti, rabbini dalla folta barba, gatti, suonatori di violino, acrobati, musicanti,
pesci che planano nellaria o corpi celesti che si collocano ai piedi dei personaggi.
Il tutto nella ebrezza di un cromatismo dal sapore orientale fatto di gialli, rossi, verdi
o azzurri intensissimi e luminosissimi, in un parapiglia compositivo che non lascia
respiro.
Sarà comunque così per tutta la sua lunghissima stagione artistica,
anche quando rientra in Russia tra il 1914 e il 1922. Mai abbandonerà questo spirito di
leggerezza, questa dimensione di poesia. E nel momento della Rivoluzione dOttobre
ridefinisce la funzione teatrale e scenografica, disegna per il teatro Ebraico scene e
costumi per i numerosi spettacoli. Sarà così anche quando per sfuggire le persecuzioni
razziali nazifasciste, abbandonerà Parigi per gli Stati Uniti e lì continuerà a
realizzare quelle molte opere che lo hanno reso celebre e unico nel mondo.
Una pittura nella quale i dati di realtà, più che altro dovuti alla
caotica sovrapposizione suggerita dal ricordo o dal sogno, avranno un preciso codice
linguistico, in cui la dimensione spirituale e quella simbolica sono spesso evidenziate
per allusione. Dove ogni elemento della raffigurazione è carico di complessi e misteriosi
riferimenti biblici, propri dellebraismo, dove la dimensione spirituale è
daiuto al superamento della apocalittica visione del mondo.
Un mondo fatto da
unumanità mite, indifesa, senza speranza. "La caduta dellAngelo"
del 1923/47 testimonia questa tensione apocalittica dellesistenza.