Secondo appuntamento con il
"martedì dei professori" alla Palazzina della cultura di via Sacco. Argomento
al centro del dibattito: i delitti sessuali. Un tema di stretta attualità, sul quale sono
stati chiamati a discutere Giovan Battista Traverso, professore di criminologia
allUniversità di Siena e il professor Adolfo Francia, ordinario di criminologia
allUniversità dellInsubria. Ad introdurre i due relatori il professor Mario
Tavani, che, con gli stessi, aveva condiviso gli anni di formazione e specializzazione
allUniversità di Genova.
«Mi calerò nei panni di Simplicio - ha esordito Adolfo
Francia, ricalcando lo schema dei dialoghi quaresimali colui che banalizza, che
riduce il problema a luogo comune». Un metodo semplice ed efficace per analizzare le
fattispecie delittuose legate alla sessualità.
Ma quali sono i luoghi comuni che ruotano attorno ai delitti sessuali? Francia ne ha
enumerati moltissimi, partendo dalla natura del reato, quasi sempre violenta. «La
violenza sessuale evoca nellopinione pubblica immagini di sangue, vesti strappate.
Se parliamo poi della vittima, la donna, è quasi sempre provocatrice (portatrice sana
di minigonna ndr). Lautore, uno sconosciuto, incontrato nellascensore o in
un parcheggio. Se la vittima è un bambino, lautore è sempre un vecchio bavoso. Per
non parlare della droga, che in questi soggetti è spesso l'immancabile contorno».
Quanti e quali di questi elementi trovano poi una conferma nellesperienza ? «Questa
elencazione ha spiegato Giovan Battista Traverso è interessante per
un motivo: questi stereotipi sono confermati solo in una piccolissima percentuale dalla
casistica. Ma sono talmente forti e radicati nellimmaginario collettivo al punto da
diventare, nel sentire comune, la realtà». Mito e realta si confondono, dunque.
Molti dei delitti e delle violenze sessuali avvengono in famiglia (il 30 e 40 per cento),
solo in una bassa percentuale (il 10 per cento), il soggetto agente è uno sconosciuto. La
scena evocata richiama quasi sempre immagini di vesti strappate, metafora della
violazione, dell'imene. Elementi questi tutti legati al problema della prova, che un tempo
diventavano il cardine su cui costruire la colpevolezza dell'aggressore. Dimostrare che la
vittima era vergine diventava dirimente per lindividuazione del reato, elemento
però che rendeva meno efficace la giustizia in tutti quei casi dove non era possibile
provare questo tipo di lesione.
Dal punto di vista legislativo le cose sono cambiate notevolmente e forse questo è
laspetto maggiormente rilevante. «I reati sessuali ha continuato Traverso-
non sono più reati contro la morale pubblica, bensì contro la persona. Cè stato
un processo di privatizzazione, grazie anche alle pressioni dei movimenti femministi.
E stata abolita la distinzione tra atti di libidine violenta e violenza carnale,
concetto che comprendeva quello di penetrazione. Ora quando si parla di violenza sessuale,
non cè più questa distinzione. Al di sotto dei quattordici anni la persona non
puo esprimere un valido consenso, pertanto la violenza sessuale, in questi casi, è
presunta. Infine cè stato un inasprimento delle sanzioni».
Altro punto dolente - non un luogo comune, purtroppo - è la relazione con le forze
di polizia, spesso impreparate ad affrontare questo tipo di reati che richiedono un
preparazione professionale specifica. Ma è sufficiente cambiare
la legge per rendere maggiore giustizia alle vittime di questi reati? Sulle difficoltà
della giustizia a sanzionare questo tipo di reati bastano le cifre: su 538 casi di
violenza dal 1961 al 1982, le condanne per violenza sessuale sono state 94.
«Un ultimo stereotipo ha concluso Traverso - è quello
dellandamento nel tempo di questo tipo di reati. Non è vero che sono in aumento.
Cè stata una forte diminuzione, con un crollo del 50 per cento. La curva che
rappresentava questo tipo di reati era decisamente nella fase calante. Dopo aver raggiunto
il suo apice, la parabola era in picchiata già allinizio degli anni Settanta, fino
a stabilizzarsi negli anni Ottanta». Al contrario di cio' che la gente pensa e lamenta,
dunque, c'è meno violenza di un tempo e forse la stabilizzazione della curva sta ad
indicare, per questo tipo di reati, un tasso fisiologico al di sotto del quale è
difficile scendere.
Di fronte a due importanti criminologi non poteva mancare un riferimento ai recenti fatti
di Novi Ligure. «Altri stereotipi ha tagliato corto Traverso- lomicidio
commesso dal minorenne ha un tasso di uno su un milione ».
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