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07/06/07

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Varese - I criminologi Adolfo Francia e Giovan Battista Traverso sono stati i relatori del secondo appuntamento del "martedì dei professori"
Delitti sessuali, prima regola: non abusare dei luoghi comuni

Secondo appuntamento con il "martedì dei professori" alla Palazzina della cultura di via Sacco. Argomento al centro del dibattito: i delitti sessuali. Un tema di stretta attualità, sul quale sono stati chiamati a discutere Giovan Battista Traverso, professore di criminologia all’Università di Siena e il professor Adolfo Francia, ordinario di criminologia all’Università dell’Insubria. Ad introdurre i due relatori il professor Mario Tavani, che, con gli stessi, aveva condiviso gli anni di formazione e specializzazione all’Università di Genova. 
«Mi calerò nei panni di Simplicio - ha esordito Adolfo Francia, ricalcando lo schema dei dialoghi quaresimali – colui che banalizza, che riduce il problema a luogo comune». Un metodo semplice ed efficace per analizzare le fattispecie delittuose legate alla sessualità. 
Ma quali sono i luoghi comuni che ruotano attorno ai delitti sessuali? Francia ne ha enumerati moltissimi, partendo dalla natura del reato, quasi sempre violenta. «La violenza sessuale evoca nell’opinione pubblica immagini di sangue, vesti strappate. Se parliamo poi della vittima, la donna, è quasi sempre provocatrice (portatrice sana di minigonna ndr). L’autore, uno sconosciuto, incontrato nell’ascensore o in un parcheggio. Se la vittima è un bambino, l’autore è sempre un vecchio bavoso. Per non parlare della droga, che in questi soggetti è spesso l'immancabile contorno». 
Quanti e quali di questi elementi trovano poi una conferma nell’esperienza ? «Questa elencazione – ha spiegato Giovan Battista Traverso –  è interessante per un motivo: questi stereotipi sono confermati solo in una piccolissima percentuale dalla casistica. Ma sono talmente forti e radicati nell’immaginario collettivo al punto da diventare, nel sentire  comune, la realtà».

Mito e realta si confondono, dunque. Molti dei delitti e delle violenze sessuali avvengono in famiglia (il 30 e 40 per cento), solo in una bassa percentuale (il 10 per cento), il soggetto agente è uno sconosciuto. La scena evocata richiama quasi sempre immagini di vesti strappate, metafora della violazione, dell'imene. Elementi questi tutti legati al problema della prova, che un tempo diventavano il cardine su cui costruire la colpevolezza dell'aggressore. Dimostrare che la vittima era vergine diventava dirimente per l’individuazione del reato, elemento però che rendeva meno efficace la giustizia in tutti quei casi dove non era possibile provare questo tipo di lesione. 

Dal punto di vista legislativo le cose sono cambiate notevolmente e forse questo è l’aspetto maggiormente rilevante. «I reati sessuali – ha continuato Traverso- non sono più reati contro la morale pubblica, bensì contro la persona. C’è stato un processo di privatizzazione, grazie anche alle pressioni dei movimenti femministi. E’ stata abolita la distinzione tra atti di libidine violenta e violenza carnale, concetto che comprendeva quello di penetrazione. Ora quando si parla di violenza sessuale, non c’è più questa distinzione. Al di sotto dei quattordici anni la persona non puo’ esprimere un valido consenso, pertanto la violenza sessuale, in questi casi, è presunta. Infine c’è stato un inasprimento delle sanzioni». 
Altro punto dolente - non un luogo comune, purtroppo - è  la relazione con le forze di polizia, spesso impreparate ad affrontare questo tipo di reati che richiedono un preparazione professionale specifica.
Ma è sufficiente cambiare la legge per rendere maggiore giustizia alle vittime di questi reati? Sulle difficoltà della giustizia a sanzionare questo tipo di reati bastano le cifre: su 538 casi di violenza dal 1961 al 1982, le condanne per violenza sessuale sono state 94. 

«Un ultimo stereotipo – ha concluso Traverso - è quello dell’andamento nel tempo di questo tipo di reati. Non è vero che sono in aumento. C’è stata una forte diminuzione, con un crollo del 50 per cento. La curva che rappresentava questo tipo di reati era decisamente nella fase calante. Dopo aver raggiunto il suo apice, la parabola era in picchiata già all’inizio degli anni Settanta, fino a stabilizzarsi negli anni Ottanta». Al contrario di cio' che la gente pensa e lamenta, dunque,  c'è meno violenza di un tempo e forse la stabilizzazione della curva sta ad indicare, per questo tipo di reati, un tasso fisiologico al di sotto del quale è difficile scendere. 
Di fronte a due importanti criminologi non poteva mancare un riferimento ai recenti fatti di Novi Ligure. «Altri stereotipi – ha tagliato corto Traverso- l’omicidio commesso dal minorenne ha un tasso di uno su un milione ».

Michele Mancino

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