Forse il concerto più applaudito della stagione, quello di
domenica scorsa al Salone Estense di Varese. Sergio ed Odair Assad rappresentano uno dei
più straordinari esempi di ensemble chitarristico sulla scena mondiale. Iniziano a
suonare in duo da bambini e da allora non si separeranno mai più. Racconta Sergio: "
Non abbiamo mai pensato di suonare da solisti poiché il dividersi sarebbe per noi
impensabile. In questi ultimi quattro o cinque anni ci siamo allargati ad altre
collaborazioni ma senza dividere la nostra ensemble". Notissime infatti al pubblico
degli amanti della sei corde, le ultime collaborazioni con Gidon Kremer, Fernando Suarez
Paz (violinista dellultimo Quintetto di Astor Piazzolla), Nadja Salerno-Sonnemberg
ed altri. Il concerto proposto agli Estensi è
diviso in due parti nette. La prima, dedicata a compositori europei, parte con un cambio
di programma: anziché le preannunciate Sonate di Soler, gli Assad regalano un omaggio
allItalia proponendo due Sonate di Scarlatti. Lefficacia di questa musica
riportata dal clavicembalo alle chitarre è straordinaria. Essa, pur mantenendo
praticamente inalterate le note, si riempie di nuovi colori timbrici e dinamici
offrendocene una versione nuova ed inusuale, al di là delle considerazioni filologiche.
Dopo le Estampas di Federico Moreno Torròba, ascoltiamo una già ben nota versione
chitarristica della Suite Bergamasque di Claude Debussy. Il fatto che il compositore
francese mancò di un soffio il dedicare una pagina alla chitarra, è cosa risaputa.
Difatti, nonostante questa trascrizione appaia un po compattata nel registro, rende
assai bene altri aspetti che assegnano non a torto alla chitarra, letichetta spesso
assegnatale di "strumento dellimpressionismo".
La seconda parte è invece dedicata interamente
allAmerica Latina attraverso esecuzioni di Gismonti, Brouwer e dell'argentino
Astor Piazzolla. Quelle forse più lontane dallo spirito reale del linguaggio,
sono senza dubbio queste ultime; gli Assad piegano molto questa musica al loro stile,
sempre estremizzato nelle velocità e nella tecnica. Gli accenti duri e laceranti e dai
vibrati intensi, che caratterizzano il linguaggio piazzolliano, vengono qui a mancare. Ne
scaturisce una versione più morbida, meno sofferente, ma sempre straordinaria dal punto
di vista tecnico e della qualità degli arrangiamenti.
Splendide invece le atmosfere rarefatte e delicate della
musica di Gismonti, forse il punto più alto della proposta dei fratelli brasiliani.
I due regalano al pubblico, letteralmente in delirio, un paio
di bis. Nel primo, un brano popolare brasiliano in cui svetta una proprietà di linguaggio
e un travolgente "swing" che ne fanno degli interpreti strabilianti. Alla fine
la consueta gag del brano "a quattro mani"; a conferma della loro incredibile
virtuosità, regalano ai presenti un "giochetto" musicale ma suonandolo sulla
stessa chitarra. Vedere la foto per credere.
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