| Cosa succederà
davvero al carcere dei Miogni. Questo e solo questo sono scesi a chiedere questa mattina,
davanti alla casa circondariale che sta nel pieno centro di Varese, i lavoratori del
carcere. Una domanda lecita, dopo gli avvenimenti contrastanti, tra rassicurazioni del
ministro e movimenti che fanno presagire una imminente chiusura. Che i Miogni siano un carcere a tempo, questo lo sanno tutti. Il sindaco di
Varese ha già anche indicato un altro spazio, in zona Bizzozzero, dove il ministero di
Grazia e Giustizia può realizzare il prossimo carcere di Varese. Uno spazio contestato
dagli abitanti della zona, e non ancora accettato definitivamente dal ministero. Ciò
significa che prima che sia pronto ci vorrà almeno una decina d'anni. Cosa succederà nel
frattempo ai Miogni?
"I Miogni sono una struttura vecchia, ma non peggio delle altre
- spiega Angelo Perrone, guardia carceraria e responsabile del sindacato autonomo Sinappe
- è stato pure appena risistemato: 400 milioni per rifare i tetti nuovi. Poi però i
lavori di ristrutturazione si sono bloccati improvvisamente"
"C'era già stata una gara d'appalto per i lavori di
ristrutturazione della mensa e dello spaccio - incalza Salvatore Carcione, lavoratore dei
Miogni e responsabile della Uil - l'aveva già vinta una ditta, che ora si ritrova
bloccata e senza risposte. Sono segnali come questi che fanno pensare male sul destino del
carcere".
Quello che temono i lavoratori dei Miogni è che il carcere sia
subito chiuso, lasciando Varese senza casa circondariale per una decina d'anni. E
costringendo i lavoratori a trasferirsi di molti chilometri - il carcere più vicino è a
Busto Arsizio, ma è molto più probabile un trasferimento presso il nuovo carcere di
Bollate, chiuso proprio perchè a corto di lavoratori - per un numero imprecisato di
anni. O, peggio, che non riapra mai, sparpagliando gli arrestati varesini nelle altre
carceri della Lombardia.
"Ma non sarebbe giusto: a Varese ci sono tribunale e corte
d'assise, il carcere è funzionale a queste istituzioni - spiega Calogero Terrasi, della
Cisl - se li immagina gli imputati arrivare ogni giorno a sirene spiegate da Bollate per
raggiungere la corte di assise di Varese?"
Durante il presidio i lavoratori, rappresentanti di cgil-cisl e uil
e dei sindacati autonomi, hanno incontrato il direttore del carcere, che si è dimostrato
solidale con loro. Non sembrano infatti esserci contrasti, tra gli interessati alla
partita, sulle richieste poste dai sindacati."Sono interrogativi che importano a
tutti i cittadini - conclude Perrone - in fondo il carcere è un servizio pubblico, come
l'ospedale"
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