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Ore 16.32.20
Giorno
07/06/07
 
Varese - Presidio davanti al carcere dei lavoratori aderenti ai sindacati, divisi tra le rassicurazioni del ministro Fassino e il blocco dei lavori di ristrutturazione
"Vogliamo sapere": i lavoratori chiedono certezze sul destino dei Miogni 

Cosa succederà davvero al carcere dei Miogni. Questo e solo questo sono scesi a chiedere questa mattina, davanti alla casa circondariale che sta nel pieno centro di Varese,  i lavoratori del carcere. Una domanda lecita, dopo gli avvenimenti contrastanti, tra rassicurazioni del ministro e movimenti che fanno presagire una imminente chiusura.

Che i Miogni siano un carcere a tempo, questo lo sanno tutti. Il sindaco di Varese ha già anche indicato un altro spazio, in zona Bizzozzero, dove il ministero di Grazia e Giustizia può realizzare il prossimo carcere di Varese. Uno spazio contestato dagli abitanti della zona, e non ancora accettato definitivamente dal ministero. Ciò significa che prima che sia pronto ci vorrà almeno una decina d'anni. Cosa succederà nel frattempo ai Miogni?

"I Miogni sono una struttura vecchia, ma non peggio delle altre - spiega Angelo Perrone, guardia carceraria e responsabile del sindacato autonomo Sinappe - è stato pure appena risistemato: 400 milioni per rifare i tetti nuovi. Poi però i lavori di ristrutturazione si sono bloccati improvvisamente"

"C'era già stata una gara d'appalto per i lavori di ristrutturazione della mensa e dello spaccio - incalza Salvatore Carcione, lavoratore dei Miogni e responsabile della Uil - l'aveva già vinta una ditta, che ora si ritrova bloccata e senza risposte. Sono segnali come questi che fanno pensare male sul destino del carcere".

Quello che temono i lavoratori dei Miogni è che il carcere sia subito chiuso, lasciando Varese senza casa circondariale per una decina d'anni. E costringendo i lavoratori a trasferirsi di molti chilometri - il carcere più vicino è a Busto Arsizio, ma è molto più probabile un trasferimento presso il nuovo carcere di Bollate, chiuso proprio perchè a corto di lavoratori -  per un numero imprecisato di anni. O, peggio, che non riapra mai, sparpagliando gli arrestati varesini nelle altre carceri della Lombardia.

"Ma non sarebbe giusto: a Varese ci sono tribunale e corte d'assise, il carcere è funzionale a queste istituzioni - spiega Calogero Terrasi, della Cisl - se li immagina gli imputati arrivare ogni giorno a sirene spiegate da Bollate per raggiungere la corte di assise di Varese?"

Durante il presidio i lavoratori, rappresentanti di cgil-cisl e uil e dei sindacati autonomi, hanno incontrato il direttore del carcere, che si è dimostrato solidale con loro. Non sembrano infatti esserci contrasti, tra gli interessati alla partita, sulle richieste poste dai sindacati."Sono interrogativi che importano a tutti i cittadini - conclude Perrone - in fondo il carcere è un servizio pubblico, come l'ospedale"

Stefania Radman

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