| Sarebbero stati fieri di questa scuola i padri fondatori dellEuropa: De
Gasperi, Schumann, Adenauer solo per citarne alcuni; quei numi tutelari a cui
indirettamente si è richiamata la direttrice Renéè Christmann nel suo discorso di
saluto, in questa giornata per i 40 anni della scuola europea di Varese. Le palazzine
immerse nel verde del Montello brulicano di adulti e bambini, mostre fotografiche,
banchetti con i cibi tipici delle varie nazioni, ragazzi a passeggio. Siamo in Europa, in
cima a una collina a cui oggi si arriva rigorosamente a piedi, al confine con alcune tra
le ville meglio adornate della città. Dopo aver rifiatato si arriva infine alla scuola,
al centro di un discorso iniziato nel gennaio 1960 quando il primo direttore della scuola
giunse a Varese sotto una coltre di 60 centimetri di neve per discutere con lallora
sindaco Oldrini la costruzione degli edifici. Si parla in molte lingue diverse: il francese, linglese e il tedesco
vanno per la maggiore, ma anche molto italiano. I genitori, gli ex alunni, i professori
hanno quellaria distinta ma informale, molto upper class europea, di quella
buona, senza troppi fronzoli. E la giornata è davvero ben organizzata, ricca, aperta.
Aperta come le porte delle classi, dei corridoi, il cortile dellasilo dove le
famiglie consumano nei loro piattini bianchi di carta brandelli di cucina tipica,
formaggini, tartine, verdurine. Nel salone della mensa le autorità ascoltano i discorsi
ufficiali. Comincia la direttrice e si rifà ai principi che hanno visto nascere
lUnione Europea, chiarendo subito da dove viene, da quale cultura della comunanza,
listituzione delle 10 scuole europee dellUnione. Un accenno al Ccr di Ispra,
senza il quale questa scuola non sarebbe mai esistita e il richiamo a una sempre maggiore
collaborazione. Per Varese parla il sindaco Fumagalli che porta i saluti della città e
poi tocca al Governo con il pomposo discorso del consigliere dambasciata Faustino
Troni. Presente anche il lussemburghese Ernest Weis segretario generale del consiglio
delle scuole europee e lassessore alle culture della Lombardia Ettore Albertoni.
Lorchestra degli studenti attacca linno alla gioia di
Beethoven, il simbolo sul pentagramma dellEuropa e i ragazzi in camicia bianca e
pantaloni neri iniziano con landamento classico, ma poi si appassionano al tema, ed
entra il basso elettrico e la batteria suonata da un ragazzino con i pantaloncini al
ginocchio e le scarpe da basket come quelle di Eminem.
Impettiti sulle sedie e poi a spasso per la scuola ci sono anche
personaggi più o meno importanti, qualche console, di certo il presidente del Ccr,
qualche manager Whirlpool ma anche varesini che nostalgici guardano la carrellata di foto
esposte sullatrio. Monsieur Schumann, monsier Adenauer, monsieur De Gasperi,
complimenti ancora e arrivederci al cinquantesimo. Forse con qualche accento slavo in
più.
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