Torna a
Varese-laghi
E-mail

 

Ore 16.30.12
Giorno
07/06/07
 
Varese - I quaranta anni della scuola europea in una splendida giornata aperta alle famiglie e alla città
Qui Europa, Varese celebra la scuola dell’Unione

Sarebbero stati fieri di questa scuola i padri fondatori dell’Europa: De Gasperi, Schumann, Adenauer solo per citarne alcuni; quei numi tutelari a cui indirettamente si è richiamata la direttrice Renéè Christmann nel suo discorso di saluto, in questa giornata per i 40 anni della scuola europea di Varese. Le palazzine immerse nel verde del Montello brulicano di adulti e bambini, mostre fotografiche, banchetti con i cibi tipici delle varie nazioni, ragazzi a passeggio. Siamo in Europa, in cima a una collina a cui oggi si arriva rigorosamente a piedi, al confine con alcune tra le ville meglio adornate della città. Dopo aver rifiatato si arriva infine alla scuola, al centro di un discorso iniziato nel gennaio 1960 quando il primo direttore della scuola giunse a Varese sotto una coltre di 60 centimetri di neve per discutere con l’allora sindaco Oldrini la costruzione degli edifici.

Si parla in molte lingue diverse: il francese, l’inglese e il tedesco vanno per la maggiore, ma anche molto italiano. I genitori, gli ex alunni, i professori hanno quell’aria distinta ma informale, molto upper class europea, di quella buona, senza troppi fronzoli. E la giornata è davvero ben organizzata, ricca, aperta. Aperta come le porte delle classi, dei corridoi, il cortile dell’asilo dove le famiglie consumano nei loro piattini bianchi di carta brandelli di cucina tipica, formaggini, tartine, verdurine. Nel salone della mensa le autorità ascoltano i discorsi ufficiali. Comincia la direttrice e si rifà ai principi che hanno visto nascere l’Unione Europea, chiarendo subito da dove viene, da quale cultura della comunanza, l’istituzione delle 10 scuole europee dell’Unione. Un accenno al Ccr di Ispra, senza il quale questa scuola non sarebbe mai esistita e il richiamo a una sempre maggiore collaborazione. Per Varese parla il sindaco Fumagalli che porta i saluti della città e poi tocca al Governo con il pomposo discorso del consigliere d’ambasciata Faustino Troni. Presente anche il lussemburghese Ernest Weis segretario generale del consiglio delle scuole europee e l’assessore alle culture della Lombardia Ettore Albertoni.

L’orchestra degli studenti attacca l’inno alla gioia di Beethoven, il simbolo sul pentagramma dell’Europa e i ragazzi in camicia bianca e pantaloni neri iniziano con l’andamento classico, ma poi si appassionano al tema, ed entra il basso elettrico e la batteria suonata da un ragazzino con i pantaloncini al ginocchio e le scarpe da basket come quelle di Eminem.

Impettiti sulle sedie e poi a spasso per la scuola ci sono anche personaggi più o meno importanti, qualche console, di certo il presidente del Ccr, qualche manager Whirlpool ma anche varesini che nostalgici guardano la carrellata di foto esposte sull’atrio. Monsieur Schumann, monsier Adenauer, monsieur De Gasperi, complimenti ancora e arrivederci al cinquantesimo. Forse con qualche accento slavo in più.

Roberto Rotondo

Torna all'inizio dell'articolo