Le immagini della
rivolta di cittadini ed Amministratori pubblici di alcuni Comuni campani ed il triste
spettacolo di enormi montagne di rifiuti che ingombrano le vie di 152 Comuni campani,
avranno fatto correre un brivido di paura a molti.
Questo ci riserva il futuro ? Non abbiamo altra scelta che essere
sommersi dai rifiuti o scaricarli con la forza nelle discariche o negli inceneritori,
incuranti della protesta di chi, abitando vicino, si sente minacciato ?
Il "caso Campania" è daltronde ricco di insegnamenti. Le cataste di
rifiuti ammucchiati agli angoli delle strade o fatte scomparire nelle discariche e negli
inceneritori richiamano tutti ad uninsostenibilità delle nostre abitudini : nulla
meglio di queste immagini è capace di rappresentarci il danno e lo spreco che si nasconde
dietro al rifiuto che depositiamo nel sacco della spazzatura e che desideriamo vedere
sparire.
Produciamo troppi rifiuti che, altra faccia del problema, non sono che
risorse inutilizzate. Ci illudiamo di trovare soluzioni, salvo poi accorgerci che
laccettabilità sociale di discariche ed inceneritori è sempre più bassa, fino ad
arrivare alla rivolta.
Così, travolti dallemergenza, vediamo esplodere i
conflitti : non solo tra cittadini ed istituzioni, ma tra le stesse istituzioni
competenti, ciascuna ad inseguire la strada più breve e meno impopolare. Per scoprire che
il problema esiste da tempo, è complesso, ha tempi lunghi di soluzione.
Un raffronto con la situazione della nostra provincia ci porta per fortuna a conclusioni
assai meno angoscianti : con un ulteriore sforzo di fantasia possiamo arrivare in breve ad
un sistema di gestione dei rifiuti che minimizzi gli impatti devastanti dei nostri modelli
di produzione e consumo.
Poche settimane fa abbiamo presentato, insieme alle associazioni
ambientaliste, un progetto imperniato su alcuni punti :
- Il riequilibrio territoriale, con la richiesta alla Regione di compensare i rifiuti
dellAlto milanese smaltiti nellimpianto di Busto, con una pari quantità di
rifiuti prodotti in provincia di Varese e da smaltire in impianti sottoutilizzati presenti
in Lombardia;
- La raccolta differenziata che può arrivare dallattuale 39% al 55/60 %,
generalizzando la raccolta dellumido a tutti i 141 Comuni, facendo leva sugli
impianti di compostaggio prossimamente disponibili;
- Lavvio di iniziative coordinate per ridurre la produzione di rifiuti, con il
concorso delle associazioni delle categorie industriali, commerciali ed artigianali.
Con queste tre linee di intervento si potrebbe arrivare in due/tre anni
ad un sistema di gestione con la quantità di rifiuti prodotti stabilizzata e poi in
diminuzione, la raccolta differenziata ed il riciclaggio come perno del sistema di
trattamento, lo smaltimento come vera fase residuale.
Ci si potrebbe quindi impegnare a chiudere la discarica di Gorla, a
dirottare risorse economiche verso la messa in sicurezza ed il miglioramento dei sistemi
di controllo dellimpianto dincenerimento di Busto, con la prospettiva di
ridurne limpiego, svuotandolo di rifiuti con il progredire della riduzione e della
raccolta differenziata.
Un progetto che tiene ben lontani i rischi "campani" ed è
oggi il più realistico e serio tra tutte le proposte in campo. Lesempio della
Campania torna ancora ad insegnarci che cosa accade se non si interviene quando cè
tempo e mezzi : la lotta disperata di tutti contro tutti, cittadini di un posto contro
cittadini di un altro, Comuni contro la Regione, più le immancabili speculazioni
elettorali.
Segnali preoccupanti non sono mancati anche nella nostra, per altri
versi idilliaca, situazione. La lotta dei cittadini, dei comitati e dei sindaci dei Comuni
attorno a Caronno Corbellaro contro la Provincia, i tentativi di questultima di
rinfocolare ed esasperare una contrapposizione tra Nord e Sud della provincia, il grido di
allarme dei Sindaci di alcuni paesi vicini alla discarica di Gorla. Tutti segnali di una
tensione che si può affrontare in modo costruttivo solo con un progetto, facendosi carico
del problema, rifuggendo dalla tentazione di scaricare su altri la patata bollente.
Non siamo in emergenza, i rifiuti non ingombrano le strade, abbiamo la
possibilità di costruire un sistema più rispettoso dellambiente. Occorre però che
si manifesti una volontà comune e ci si confronti sulle cose da fare, non sugli slogan o
sui pregiudizi. Da tempo insistiamo che per affrontare problemi come questo, che chiamano
in causa molte responsabilità e competenze, è necessario approntare nuovi strumenti
istituzionali.
Riflettiamo : le aziende industriali producono beni destinati
intrinsecamente a diventare rifiuto, le aziende della distribuzione trasferiscono i beni
ai consumatori con altri prossimi rifiuti (gli imballaggi), i consumatori chiudono la
catena con il fatidico gesto di buttare nella spazzatura tutto lindesiderato. E
ancora in campo istituzionale : i Comuni sono competenti ad organizzare la raccolta, la
Provincia deve organizzare il sistema, i privati devono trattare (riciclando o smaltendo)
i rifiuti.
Solo con logiche di concertazione e condivisione di piani ed obiettivi
si può riuscire a coordinare lazione di tanti interlocutori. Precondizione : buona
volontà e spirito di apertura a chi la pensa diversamente. Inutile qui fare appelli : chi
non ha risposto ai precedenti, non risponderà neanche a questo. Però è bene che chi ha
buona volontà sappia su chi può contare.