Nato
a Varese nel 1691 Pietro Antonio Magatti è sicuramente uno degli artisti più
rappresentativi dell'arte Lombarda del Settecento, significativo protagonista dello stile
denominato barocchetto. Instancabile autore di numerosi affreschi e quadri che decorano le
più belle chiese e ville della città, viene celebrato con una importante mostra storica
presso le sale del Castello di Masnago. L'esposizione apre le porte sabato pomeriggio e
ripercorre attraverso quadri su tela e affreschi la splendida stagione dell'arte
settecentesca varesina.
La mostra è a cura di Anna Bernardini, storico
dell'arte, e di Simonetta Coppa, docente della scuola di specializzazione dell'Università
Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Come è nata l'idea di una mostra sul Magatti?
«L'idea parte - spiega Anna Bernardini (nella foto) -dalla
volontà di rendere omaggio ad un grande artista varesino e dallo studio sull'opera del
Magatti affrontato dalla tesi di Laura Beltrame. Lo studio ha approfondito la raccolta dei
dati e la catalogazione sistematica della numerosa produzione dell'artista».
«L'importanza di questa mostra - afferma Simonetta Coppa (nella foto
sotto)- è dovuta innanzitutto dal fatto che è la prima esposizione
monografica sul questo pittore. Gli studi fino ad ora si erano limitati a brevi studi e
piccoli contributi.
Quale è stata la fortuna critica di
Magatti?
S.C. La fama del Magatti è durata molto a Varese anche dopo la sua morte. Per
diversi decenni è stato considerato un grande maestro ed un artista eccellente.
All'inizio del Novecento la sua fortuna critica è venuta indebolendosi, come è accaduto
a molti artisti italiani, per essere poi ripresa negli anni Novanta quando Magatti
occupa un posto di rilievo nella mostra di Palazzo Reale del 1991.
Come si pone il Magatti nell'arte lombarda del 1700?
S.C. È sicuramente una personalità di rilievo nello stile rococò e nel
barocchetto varesino. L'artista guarda e reinterpreta i grandi maestri del Seicento con
una sua particolarissima intensità espressiva.
Quale è stato il criterio di scelta delle opere e
quali sono quelle più significative in mostra?
A.B. Si è proceduto alla analisti della numerosa produzione dell'artista e si è
optato per una scelta di qualità. Tra le opere di maggior rilievo vanno segnalate la
"Visione di San Gerolamo Emiliani e il "Martirio dei Santi Quirico e Giulitta
con San Siro in gloria, entrambi dai provenienti dai Musei Civici di Pavia.
Da dove provengono le opere?
A.B. I quadri in mostra sono 44 e provengono sia da Musei Pubblici che
da collezioni private, tra cui la pinacoteca del Castello Sforzesco, la Pinacoteca
Ambrosiana di Milano e Villa Malpensata di Lugano. Di grande interesse le tele provenienti
dal Duomo di Milano che di solito non sono visibili al pubblico. Dallo
studio compiuto sulle opere del Magatti, nel corso di questi mesi sono emersi anche
significativi ritrovamenti: tra cui tre nuovi affreschi a Villa Recalcati e un affresco
nella Sala Veratti. Di grande interesse sono gli itinerari proposti al pubblico nelle
ville, palazzi e chiese di Varese affrescate dall'artista.
Si svolgeranno attività collaterali alla mostra?
A. B. Innanzitutto partiranno i laboratori didattici dedicati alla tecnica
dell'affresco e della pittura ad olio. Sono riservati ai ragazzi delle scuole elementari e
medie. Il museo inoltre propone le visite guidate sia all'esposizione al Castello che agli
itinerari artistici della città. Verranno poi organizzati incontri e dibattiti sull'opera
dell'artista a Varese.
Come si pone questa mostra all'interno della scelta
espositiva del museo?
A. B. Questa mostra va concludere una ricerca artistica sul territorio incominciata
con l'esposizione sul Cairo nel 1962 e proseguita con l'importante retrospettiva sul
Morazzone organizzata nel 1983. È un atto dovuto a un grande artista varesino e il
Castello si Magnago ci è sembrato la sede naturale di una tale iniziativa
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