La
soddisfazione dei senatori che ieri hanno approvato la nuova legge sulle violenze
familiari, non sarà mai simile a quella dei tanti operatori sociali che sul territorio
lavorano in un campo così difficile e delicato.
Le nuove norme rendono più semplice l'intervento del giudice, che di fronte a casi di
violenza, può disporre l'allontanamento del marito o convivente. Una serie di norme
tutelano poi sia in termini di sicurezza che patrimoniali il nucleo familiare.
In questo campo, le competenze specifiche sono dei comuni e dell'Asl che interviene con un
proprio settore e con gli assistenti sociali e gli psicologi presenti nei distretti.
Nella nostra provincia, in prima linea in difesa dei minori sono i consultori familiari
che fanno capo al Servizio Famiglia, dodici equippe che lavorano in altrettanti distretti
sociosanitari.
Varese vanta un ben triste primato: in Lombardia è infatti la seconda provincia quanto a
numero di minori che hanno commesso un reato. E anche per quanto concerne situazioni
familiari difficili i casi sono numerosi e complessi. Il fenomeno, purtroppo, è in
crescita, anche se questo dato è soprattutto il frutto di una nuova sensibilità e di
maggiori attenzioni verso il mondo dell'infanzia.
Un impegno gravoso, quello degli operatori socioassistenziali, che spesso devono
scontrarsi contro lo scoglio dell'omertà e il silenzio delle mura domestiche. Non ci sono
regole per districarsi nelle realtà disagiate: non è questione di ceti o di cultura, la
violenza si annida ovunque. Una legge non è una bacchetta magica, ma forse è uno
strumento in più.
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