| PERCORSI
DI LETTURA
STORIOGRAFIA
TESTIMONIANZE
LETTERATURA
Storia
locale
Franco
Giannantoni, GLI EBREI A VARESE TRA LA TEMPESTA DELLA GUERRA
E IL MIRAGGIO DELLA SVIZZERA, in: “La rassegna mensile di
Israel”, vol. LXIX, n. 2, maggio-agosto 2003, t. II, pp.
463-494
L’Autore
ricostruisce la persecuzione degli ebrei nel territorio di
Varese tra il 1943 ed il 1945: la compilazione degli elenchi
ad opera di ligi funzionari della Questura e della
Prefettura, gli arresti, i saccheggi e le razzie di beni, il
ruolo della Svizzera tra accoglienza e chiusura. La spietata
repressione fu condotta con straordinaria efficienza grazie
al contributo delle forze di polizia italiane: 185 furono
gli ebrei arrestati in provincia di Varese, rastrellati
anche negli ospedali. La caccia agli ebrei fu accompagnata
dal saccheggio dei loro beni, censiti a partire dal ’43
per ordine del Prefetto.
Franco
Giannantoni Ibio Paolucci ,
CALOGERO MARRONE UN EROE DIMENTICATO,
Varese, A.N.P.I.
- Edizioni Arterigere, 2002, pp. 239
Calogero
Marrone, nato nel maggio del 1889 a Favara in provincia di
Agrigento e venuto a Varese nel 1931, era un funzionario statale, capo dell'Ufficio anagrafe del comune di Varese,
che durante l'occupazione nazifascista fornì centinaia di documenti falsi a ebrei e
antifascisti per consentire loro di mettersi in salvo. Per questo fu
arrestato e deportato
nel lager di Dachau, dove morì.
La
recensione
Alberto
Gagliardo, EBREI IN PROVINCIA DI VARESE-
DALLE LEGGI RAZZIALI ALL'EMIGRAZIONE VERSO ISRAELE - TRADATE
1938-1947,
Varese, A.N.P.I.
- Edizioni Arterigere, 1999,pp.
124
La
passione storica di Alberto Gagliardo ci porta per mano nel
cuore della vicenda riguardante gli ebrei abitanti nel
Comune di Tradate negli anni 1938-1945, nei quali
imperversava la persecuzione fascista prima, nazista poi.
Egli ha scavato e riportato alla luce la vita,
l’angosciante ricerca di rifugio, il passaggio clandestino
in Svizzera, la rapina dei beni delle famiglie ebraiche del
luogo. Un microcosmo quello di Tradate che riproduce in
piccolo la grande tragedia che colpì gli ebrei in ogni
angolo d’Europa. Un tassello del grande mosaico del
terrore e della morte seguendo il quale possiamo scoprire e
percepire meglio il quadro generale.
Giuseppe
Nigro, SARONNO E LE LEGGI RAZZIALI: 1938-1944. CASI DI UNA
STORIA PER CASO, in: "Tracce. Mensile di storia e
cultura del territorio varesino", a. XIX, n. 32,
luglio-agosto 1999, pp. 25-36
L'articolo è il frutto del ritrovamento fortuito di una
serie di documenti riguardanti l'applicazione delle leggi
razziali a Saronno a partire dalla loro emanazione. Da qui
il titolo della ricerca. L'analisi del caso locale mette in
evidenza che, pure in una situazione come quella saronnese,
dove il numero di ebrei presenti era irrilevante, l'apparato
amministrativo si mobilitò e applicò con zelo e
sollecitudine le direttive emanate dal Ministero
dell'Interno. Le puntuali procedure d'indagine
caratterizzarono ininterrottamente il periodo che va dalla
promulgazione delle leggi razziali alle battute finali del
conflitto. A partire dal 1938 non vi furono cesure nella
politica razziale del regime. Le recrudescenze manifestatisi
durante la Repubblica Sociale fra la fine del 1943 e la
primavera del 1945 furono possibili e facilitate dai
censimenti effettuati da un apparato amministrativo succube,
asservito al regime e indifferente verso la sorte degli
ebrei. Il caso locale fa emergere in modo evidente quanto la
politica razziale alimentasse un diffuso clima di paura che
raggiunse momenti paradossali quando l'applicazione senza
distinzioni delle norme costrinse il podestà di Saronno a
certificare l'appartenenza alla razza ariana di noti
commercianti e industriali locali impegnati negli organismi
economici provinciali. Il caso saronnese, certamente fra i
meno drammatici, è pure rivelatore di quanto gli enti
locali avessero perso, dopo la politica di centralizzazione
avviata nella seconda metà degli anni Venti, qualsiasi
residuo di autonomia rispetto allo stato centrale.
Giuliana,
Marisa, Gabriella Cardosi, SUL CONFINE. LA QUESTIONE DEI
"MATRIMONI MISTI" DURANTE LA PERSECUZIONE
ANTIEBRAICA IN ITALIA E IN EUROPA (1935-1945), Torino,
Silvio Zamorani, 1998, p. 297
Il volume ricostruisce un aspetto molto particolare dello
sterminio degli ebrei: la sorte dei coniugi di matrimonio
"misto". Il loro destino fu ancora più tragico in
quanto i coniugi dei matrimoni "misti" erano
formalmente esentati dalla reclusione in campi di
concentramento. Tuttavia l’accanimento tedesco e lo zelo
servile di funzionari della Rsi non impedirono gli esiti
più tragici. Al centro del volume vi è il caso esemplare
della madre delle autrici, Clara Pirani Cardosi (pp. 9-76).
Nata a Milano da famiglia ebrea, sposò nel 1924 Francesco
Saverio Cardosi, "ariano". Clara fu immediatamente
colpita dalla legislazione razziale fascista, che le impedì
di continuare l’insegnamento. Il marito, invece, fu
preside del ginnasio superiore di Gallarate. Qui, a partire
dal 1943, iniziò il lento calvario di Clara Cardosi e della
sua famiglia, sino all’arresto, nel maggio del 1944, il
trasferimento nel carcere di San Vittore a Milano, il
successivo spostamento al campo di Fossoli in giugno, il
trasporto da Fossoli a Verona e la deportazione ad Auschwitz
(agosto). La selezione destinò Clara Cardosi, di 45 anni,
alla camera a gas.
Francesco
Gallina, TRAGICA ODISSEA, in: ”Il Cairoli”, periodico
dell'associazione degli amici del Liceo Classico «E.
Cairoli» di Varese, a. V, n. 1, 1996, pp. 11-12
L’Autore
ha ricostruito la vicenda del professor Pio Foà, insegnante
del Liceo varesino tra il 1937 ed il 1938. Allontanato
dall’insegnamento a seguito dell’emanazione delle leggi
razziali, dopo aver collaborato con la scuola ebraica di via
Eupili di Milano, cercherà di raggiungere la Svizzera
nell’ottobre del 1943 con i suoi tre figli. Arrestati sul
confine, che solo la figlia Anna riuscì ad attraversare,
Pio Foà e gli altri suoi due figli saranno arrestati,
trasferiti nel carcere milanese di San Vittore e deportati
ad Auschwitz. Qui il professor Foà sarà assassinato nel
dicembre del 1943.
Leggi
l'articolo
Agata
‘Goti’ Herskovits Bauer, LA FUGA, IL CARCERE E LA
DEPORTAZIONE, in: Istituto varesino per la storia
dell’Italia contemporanea e del movimento di liberazione
(a cura di), MEZZO SECOLO FA. GUERRA E RESISTENZA IN
PROVINCIA DI VARESE, Atti dell’omonimo convegno svoltosi a
Varese il 15 aprile 1994, Milano, Angeli, 1995, pp. 293-314
Agata
Herskovits è nata a Berehovo in Rutenia (regione ungherese
all’epoca parte della Cecoslovacchia) il 29 luglio 1924.
Trasferitasi a Fiume con la famiglia nel 1929, frequentò le
scuole italiane sino all’introduzione delle leggi
razziali. Nel 1942 conseguì da privatista la maturità
scientifica. Fu arrestata a Cremenega (Va) il 2 maggio 1944
e deportata successivamente ad Auschwitz. Fu liberata nel
1945. La sua testimonianza ricostruisce i momenti drammatici
del disperato tentativo di passare in Svizzera, della sosta
in carcere, del lungo viaggio verso Auschwitz, della
terribile esperienza del lager.
|