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TESTIMONIANZE

LETTERATURA

STORIA LOCALE

Storiografia

GLI EBREI NELL’ITALIA FASCISTA

Michele Sarfatti, GLI EBREI NELL’ITALIA FASCISTA. VICENDE, IDENTITÀ, PERSECUZIONE, Torino, Einaudi, 2000, p. XI-377.
Il testo presente riprende, ampliandolo, il contributo ospitato nei due volumi della Storia d’Italia dell’Einaudi dedicati agli Ebrei in Italia e curati da C. Vivanti (1997). L’Autore ripercorre le vicende degli ebrei nell’Italia di Mussolini, restituendone un profilo culturale, sociale e politico. Si ricostruisce, inoltre, la genesi dell’antisemitismo fascista sin dai primi anni dell’avventura mussoliniana, innestatosi su preesistenti atteggiamenti culturali cattolici e nazionalisti. L’adozione, in seguito, da parte del fascismo di un razzismo biologico nella definizione della legislazione antiebraica, ebbe i suoi precedenti nelle manifestazioni di razzismo verso le popolazioni nere e nelle leggi discriminatorie introdotte nel 1937 per separare le popolazioni africane delle colonie da quella dei dominatori bianchi.  

GLI EBREI NELL’EUROPA NAZISTA

Raul Hilberg, LA DISTRUZIONE DEGLI EBREI D'EUROPA
Volume primo e Volume secondo,
Torino, Einaudi p. 1479
Un lavoro che dura da oltre vent'anni. "La distruzione degli Ebrei d'Europa" è senz'altro il libro che maggiormente ha contribuito alla comprensione del meccanismo di sterminio progettato e realizzato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Raul Hilberg nato a Vienna, fu costretto nel 1939 ad emigrare negli Stati Uniti, con tutta la famiglia, a causa delle leggi razziali. Ritornò nel Vecchio continente, come liberatore, nelle file dell'esercito americano. L'orrore che si trovò di fronte al momento della liberazione dei campi di sterminio fu tale da generare in lui quasi una vocazione alla testimonianza della shoah, coinvolgendolo da quel momento nello studio e nella stesura di questo testo. 

La recensione

LA LEGISLAZIONE ANTIEBRAICA

Anna Capelli-Renata Broggini (a cura di), ANTISEMITISMO IN EUROPA NEGLI ANNI TRENTA. LEGISLAZIONI A CONFRONTO, Milano, Angeli, 2001, p. 303.
Il volume raccoglie gli atti dell’omonimo convegno milanese. I numerosi contributi restituiscono una mappa completa degli interventi legislativi antiebraici introdotti in gran parte dei paesi europei nel corso degli anni Trenta. Pur differenti tra loro per tempi e contenuti, le legislazioni antiebraiche, avviando la fase della cosiddetta “persecuzione dei diritti”, rappresentarono la terribile premessa alla successiva e conseguente “persecuzione delle vite”.

Michele Sarfatti, LE LEGGI ANTIEBRAICHE SPIEGATE AGLI ITALIANI DI OGGI, Torino, Einaudi, 2002, p. 105.
Efficace opera di sintesi, pensata soprattutto per le più giovani generazioni, con una essenziale appendice documentaria. L’autore illustra il significato delle leggi antiebraiche, inserendole nel contesto che le produsse, la loro elaborazione, i contenuti e il loro obiettivo, gli effetti della loro applicazione e la reazione della società italiana all’introduzione di quei provvedimenti. Opportuno è l’approfondimento relativo alla “definizione dell’ebreo”, momento concettuale fondamentale per l’individuazione dei destinatari della persecuzione.

SCIENZA E RAZZISMO

Valentina Pisanty, EDUCARE ALL'ODIO: "LA DIFESA DELLA RAZZA" (1938-1943),introduzione di Umberto Eco, Milano, Gruppo Editoriale Motta, 2004
Questo volume è dedicato al noto quindicinale fascista pubblicato dal 1938 al 1943 sotto gli auspici del Ministero della cultura popolare.Nonostante siano ancora numerosi e da chiarire gli aspetti inerenti i meccanismi redazionali della rivista, i suoi rapporti con il potere, i conflitti tra i vari collaboratori,il ruolo dei finanziatori, tra cui figurano grandi industrie, banche e compagnie assicuratrici e gli effetti che la stessa ebbe sull'opinione pubblica, si conosce tuttavia, quale importanza del ruolo del quindicinale nella definizione del problema razziale in Italia e nella diffusione della propaganda razzista negli anni cruciali della persecuzione ebraica.

Giorgio Israel e Pietro Nastasi, SCIENZA E RAZZA NELL’ITALIA FASCISTA, Bologna, Il Mulino, 1998, p. 408.
Dopo essersi soffermati a definire l’originalità del razzismo fascista, che dopo una prima fase biologista sarebbe approdato ad un antiebraismo spiritualistico, grazie anche al contributo di esponenti autorevoli del mondo cattolico, come Padre Agostino Gemelli, gli autori ricostruiscono la genesi del cosiddetto Manifesto degli scienziati razzisti, il ruolo degli uomini di scienza nella politica demografica e razzista e lo strettissimo legame tra politica razziale e politica anitebraica. Il volume prende anche in esame l’impatto della legislazione antiebraica sul mondo scientifico. Si rammenta opportunamente che solo 1 docente universitario su 99 si rifiutò di occupare la cattedra resa disponibile dalle leggi del 1938 e che dopo la guerra non vi fu riparazione per i danni subiti da quella legislazione.  

Roberto Maiocchi, SCIENZA ITALIANA E RAZZISMO FASCISTA, Firenze, La Nuova Italia, 1999.
L’Autore si sofferma sul ruolo che la medicina, il pensiero statistico-demografico, l’antropologia ebbero nell’elaborazione del razzismo fascista, del quale l’eugenetica fu una delle radici culturali e ideologiche. Il contributo delle scienze fu inoltre determinante nella elaborazione di una “retorica razzista” fondata sull’idea che la tutela della razza «fosse un obiettivo assai importante e meritorio, di grande valore umanitario, poiché in quel concetto rientravano tante finalità senza dubbio “buone”, come la lotta al cretinismo endemico, la protezione delle mamme e dei loro bambini, la bonifica della paludi, il bagno elioterapico, sport per tutti, ecc.» [pp. 57-58]

Alberto Burgio (a cura di), NEL NOME DELLA RAZZA. IL RAZZISMO NELLA STORIA D’ITALIA. 1870-1945, Bologna, Il Mulino, 2000.
I numerosi saggi del volume costituiscono gli atti del primo convegno promosso dal "Centro studi sulla teoria e la storia del razzismo italiano" nel 1997. I differenti approcci consentono di ricostruire le radici profonde del razzismo nostrano, in coerente sviluppo con le correnti razziste che hanno attraversato l’Europa. Particolarmente interessante l’analisi di come un discorso ideologico discriminante possa trovare il suo sbocco in una pratica razzista. Con la “biologizzazione del pensiero sociale” ogni gruppo può diventare oggetto di razzismo, trasferendo il discorso ideologico da un piano storico ad uno naturalistico: così sarebbe avvenuto per i briganti meridionali negli anni ’60 dell’Ottocento; così avvenne per gli Africani nel corso delle guerre coloniali; su queste basi si sarebbe costruita e diffusa una pratica antisemita.

LA CHIESA CATTOLICA E LA SHOAH

Giovanni Miccoli, I DILEMMI E I SILENZI DI PIO XII. VATICANO, SECONDA GUERRA MONDIALE E SHOAH, Rizzoli, Milano 2000. p. 580.
Il lavoro di Miccoli affronta la questione dell’atteggiamento assunto dal pontefice Pio XII e dal Vaticano nei confronti del nazismo e dello sterminio degli ebrei. Pur cercando di svolgere un ruolo di mediazione tra le forze in campo nel secondo conflitto mondiale (ma guardando con simpatia a esperienze come quella filonazista di Ante Pavelic in Croazia), il Vaticano non ebbe mai la forza di assumere una posizione di netta condanna rispetto alla persecuzione su larga scala degli ebrei, nonostante esplicite richieste angloamericane a partire dalla fine del 1942. Pio XII si limitò a criptiche allusioni, intervenendo duramente solo quando la Germania avviò misure ostili alla Chiesa cattolica.

Susan Zuccotti, IL VATICANO E L’OLOCAUSTO IN ITALIA, (traduzione di Vittoria Lo Faro ), Milano, Bruno Mondatori, 2001, p. 400.
L’autrice esamina quanto fu fatto - e soprattutto quanto non fu fatto - da Pio XII e dal suo entourage per evitare la persecuzione degli ebrei in Italia. Vengono anche approfonditi i sentimenti antiebraici diffusi negli ambienti del Vaticano, documentati attraverso pubblicazioni e materiali d’archivio, molti dei quali inediti.

CULTURA

G. Fabre, L’ELENCO. CENSURA FASCISTA, EDITORIA E AUTORI EBREI, Torino, Zamorani, 1998, p. XIV-500.
Nell’aprile del 1938, per esplicito ordine di Mussolini, fu avviata l’epurazione degli scrittori ebrei dal mondo della cultura: alcuni mesi prima, quindi, di qualsiasi intervento legislativo antiebraico. Presentata come un’operazione «culturale» o «spirituale», la campagna razzista interessò editori, librai e scrittori. Fu condotta con estrema riservatezza e per la sua ricostruzione gli autori hanno dovuto attingere a numerosi fondi archivistici e bibliotecari, italiani e stranieri. Gli effetti di questo progetto si trascinarono ben oltre la fine della guerra.

Annalisa Capristo, L’ESPULSIONE DEGLI EBREI DALLE ACCADEMIE ITALIANE, Torino, Zamorani, 2002, p. 405.
538 furono gli ebrei italiani espulsi dalle accademie nel 1938. Annalisa Capristo ricostruisce la campagna razziale e i suoi effetti sui quasi centocinquanta istituti di cultura dedicati alle scienze alle arti e alle lettere. Fu questa una pagina rilevante del processo di “arianizzazione totalitaria”, che mirò ad allontanare gli ebrei dai luoghi della produzione culturale. Tra gli stranieri, Albert Einstein e lo storico Cecil Roth manifestarono la loro indignazione dimettendosi il primo dall’Accademia dei Lincei ed il secondo dalla Società Colombaria di Firenze.
 

Carozzi, Perani, Campanini, Luzzatto Voghera, Picciotto Fargion, Eschenazi, Stefani, Hazan, LA CULTURA EBRAICA,, a cura di Patrizia Reinach Sabbadini, Torino, Einaudi, 2000, p. 523
Storici, biblisti, filosofi, rabbini, nel tentativo di offrire al lettore una sintesi esaustiva e generale, delinenano in questo libro un panoraman a trecentosessanta gradi dell'ebraismo per discutere e comprendere l'identità della civiltà ebraica.

 

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