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PERCORSI DI LETTURA

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Testimonianze  

Elie Wiesel, LA NOTTE, Prefazione di François Mauriac
Traduzione di Daniel V
ogelmann , Giuntina, Firenze, p. 112
Ciò che affermo è che questa testimonianza, che viene dopo tante altre e che descrive un abominio del quale potremmo credere che nulla ci è ormai sconosciuto, è tuttavia differente, singolare, unica. (...) Il ragazzo che ci racconta qui la sua storia era un eletto di Dio. Non viveva dal risveglio della sua coscienza che per Dio, nutrito di Talmud, desideroso di essere iniziato alla Cabala, consacrato all'Eterno. Abbiamo mai pensato a questa conseguenza di un orrore meno visibile, meno impressionante di altri abomini, ma tuttavia la peggiore di tutte per noi che possediamo la fede: la morte di Dio in quell'anima di bambino che scopre tutto a un tratto il male assoluto?
(dalla Prefazione di F. Mauriac)


Claudine Vegh, NON GLI HO DETTO ARRIVEDERCI I FIGLI DEI DEPORTATI PARLANO, Postfazione di Bruno Bettelheim, Traduzione di Daniel Vogelmann, Giuntina, Firenze, p.162
«Se avessi potuto dimenticare totalmente il passato, forse avrei potuto vivere come gli altri, essere felice di ciò che ho, e non pensare a ciò che non ho più. Non ho fotografie dei miei genitori, non ho la loro ultima lettera; non ho tomba dove raccogliermi. Un solo documento "Scomparsi... Auschwitz 1943"». Così si esprime uno di coloro che hanno accettato di incontrarsi con Claudine Vegh. Sono tutti orfani ebrei i cui genitori sono morti nei campi di sterminio. Trentacinque anni dopo acconsentono a parlarne. A quell'epoca avevano fra i cinque e i tredici anni; ancora oggi hanno l'impressione di vivere «per caso». 

Giuliana Tedeschi, C'È UN PUNTO DELLA TERRA- UNA DONNA NEL LAGER DI BIRKENAU, Prefazione di A. Galante Garrone, Firenze, p. 167
«C’è un punto della terra che è una landa desolata, dove le ombre dei morti sono schiere, dove i vivi sono morti, dove esistono solo la morte, l’odio e il dolore.  Di notte lo circondano e separano dalla vita le fitte pareti dell’oscurità, di giorno l’infinità dello spazio, il sibilo del vento, il gracchiare dei corvi, il cielo tempestoso, il grigio delle pietre. Ci si arriva fiduciosi in treno, dopo una corsa attraverso i verdi boschi della Baviera e lungo le fresche rive della Moldova, ancora contemplate con occhi di turista. Ma quando il cancello si è chiuso e i fili spinati sono oltrepassati, si è nell’abisso. La gente laggiù ha gli occhi dilatati e opachi, secchi ed ostili. Chi entra attende che il tempo passi e che i propri occhi diventino inespressivi e torvi o che si chiudano per la stanchezza e per l’orrore».

Daniela Padoan, COME UNA RANA D'INVERNO,  presentazione di Furio Colombo, Milano, Tascabili Bompiani, 2004
Il libro di Daniela Padoan è una conversazione con tre donne: Liliana Segre, Goti Bauer (entrambe arrestate, con alcuni parenti, in provincia di Varese, mentre cercavano di attraversare il confine italo-svizzero) e Giuliana Tedeschi. Tutte e tre deportate e sopravvissute all'inferno di Auschwitz.
«L'obiettivo dei nazisti - scrive Daniela Padoan - era cancellare dal mondo gli ebrei, uomini o donne che fossero, e tutti, nell'indicibile orrore dello sterminio, seguirono lo stesso percorso di fame, sfruttamento e morte. Tuttavia per le donne, generatrici di un popolo odioso e nude di fronte al disprezzo dei maschi nazisti, l'umiliazione fu ancora più forte».

Hans Jonas, IL CONCETTO DI DIO DOPO AUSCHWITZ, trad.  di C. Angelino, Genova,  Il Melangolo, 1991, p. 36
«... accanto a queste obiezioni di carattere logico e ontologico al concetto di un'onnipotenza divina, assoluta e illimitata, vi è anche un'obiezione di carattere teologico e genuinamente religioso. La onnipotenza divina può coesistere con la bontà assoluta di Dio solo al prezzo di una totale non-comprensibilità di Dio, cioè dell'accezione di Dio come mistero assoluto. [...]Concedendo all'uomo la libertà, Dio ha rinunciato alla sua potenza. [...] infatti la presenza del male implica una libertà con autonomo potere di decisione anche nei confronti del proprio creatore; e oggi i termini con cui deve misurarsi la teologia ebraica sono l'esistenza e il successo del male quale oggetto della volontà umana e non più le disgrazie e le tribolazioni che provengono dalla cieca causalità naturale (Auschwitz e non  più Lisbona). Solo con la creazione dal Nulla possiamo avere l'unicità del principio divino in uno con la sua autolimitazione, che dà spazio all'esistenza e all'autonomia di un mondo».

Giuliana, Marisa, Gabriella Cardosi, SUL CONFINE. LA QUESTIONE DEI “MATRIMONI MISTI” DURANTE LA PERSECUZIONE ANTIEBRAICA IN ITALIA E IN EUROPA (1935-1945), Torino, Silvio Zamorani, 1998, pp. 297
Il volume ricostruisce un aspetto molto particolare dello sterminio degli ebrei: la sorte dei coniugi di matrimonio “misto”. Il loro destino fu ancora più tragico in quanto i coniugi dei matrimoni “misti” erano formalmente esentati dalla reclusione in campi di concentramento. Tuttavia l’accanimento tedesco e lo zelo servile di funzionari della Rsi non impedirono gli esiti più tragici. Al centro del volume vi è il caso esemplare della madre delle autrici, Clara Pirani Cardosi (pp. 9-76). Nata a Milano da famiglia ebrea, sposò nel 1924 Francesco Saverio Cardosi, “ariano”. Clara fu immediatamente colpita dalla legislazione razziale fascista, che le impedì di continuare l’insegnamento. Il marito, invece, fu preside del ginnasio superiore di Gallarate. Qui, a partire dal 1943, iniziò il lento calvario di Clara Cardosi e della sua famiglia, sino all’arresto, nel maggio del 1944, il trasferimento nel carcere di San Vittore a Milano, il successivo spostamento al campo di Fossoli in giugno, il trasporto da Fossoli a Verona e la deportazione ad Auschwitz (agosto). Qui la selezione destinò Clara Cardosi, di 45 anni, alla camera a gas.

Annette Wieviorka, AUSCHWITZ SPIEGATO A MIA FIGLIA, prefazione di Amos Luzzatto, Traduzione di Eliana Vicari, Einaudi, Torino, 1999, Tascabili Saggi , p. 84
Perché i nazisti spesero tante energie per sterminare milioni di uomini, donne e bambini, soltanto perche erano ebrei? Perché Hitler riteneva gli ebrei la maggiore minaccia per il Terzo Reich? Chi sapeva quello che succedeva e chi poteva fare qualche cosa? Perché gli ebrei non hanno opposto resistenza?

Anita Cevidalli Salmoni , TU RITORNERESTI IN ITALIA, Rosenberg & Sellier, Torino, 2000 
"L'Italia per me era Cozzuolo, o meglio la vecchia villa della nonna a quattro chilometri da Vittorio Veneto. La nonna non è più viva, nemmeno la mamma, nemmeno il loro mondo, ma la villa è sempre quella e sempre uguale".

Liliana Picciotto Fargion, IL LIBRO DELLA MEMORIA. gLI EBREI DEPORTATI DALL'ITALIA  (1943-1945), Mursia, 1991
Undici anni fa veniva pubblicata la prima edizione del Libro della Memoria, un'opera unica che raccoglie i nomi di tutti gli ebrei deportati dall'Italia e dalle Isole Egee dal 1943 al 1945. Questo libro che Simon Wiesenthal ha definito un libro-monumento è un'opera collettiva alla quale hanno contribuito centinaia di persone. Dieci anni dopo la prima edizione, e proprio grazie all'enorme diffusione che ha avuto il libro, sono stati ritrovati altri nomi (circa un centinaio) e molti dati mancanti delle biografie già ritrovate; sono altri tasselli individuali di quell'immane tragedia collettiva che fu la Shoah per la quale ancora non esiste, e forse non esisterà mai, un bilancio definitivo. Circa 9000 nomi sono raccolti in queste pagine. Nelle scarne note che seguono ogni nome (data dell'arresto, data della deportazione, data della morte o della liberazione) c'è l'orrore della shoah e delle persecuzioni naziste. 

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