| TESTIMONIANZE
Tradate -
In occasione del "Giorno della memoria" organizzata
una mostra per ricordare la Shoa. Presente anche il rappresentante
dell'ambasciata di Israele in Italia, Shai Cohen
Il tradatese
"porta" della salvezza per gli ebrei
perseguitati
(21
gennaio 2004) «Ricordo sempre le rose della villa Mayer di Abbiate
come il ritorno alla vita, dopo Auschwitz!». È la testimonianza di
una donna che oggi vive a Tel Aviv ed è solo una delle tante storie della
mostra organizzata a Tradate, e dedicata alla Shoah. La mostra
dal titolo "Ricorda che questo è stato" è stata
allestita a villa Truffini e potrà essere visitata a partire dal 25 gennaio
fino al 6 febbraio, in occasione della commemorazione del
"Giorno della memoria". L'iniziativa è anche l'occasione
per ricordare che il territorio
di Tradate, negli anni della guerra, è stato una «porta di
salvezza», per diventare, subito dopo, una «porta della
vita», come ha spiegato il curatore della mostra Andrea Jarach
dell'associazione "Le isole del tesoro".
(nella
foto: Shai Cohen e Stefano Candiani)
Il
programma dell'iniziativa è stato presentato in Municipio a Tradate, alla
presenza del rappresentante dell'ambasciata di Israele in Italia,
Shai Cohen. «Questa mostra è una delle poche in Italia che
vuole davvero insegnare e ricordare la Shoah - ha dichiarato Cohen
-. Lo Stato di Israele ringrazia la vostra città».
«Questa mostra è un piccolo tassello di un grande mosaico» ha
spiegato il sindaco di Tradate, Stefano Candiani. Alla presentazione
vi erano anche il presidente dell'associazione Italia - Israele,
Rossano Belloli, e il rappresentante della Comunità ebraica di
Milano, Sara Modena.
«Questa
mostra è nata per spiegare nei dettagli il meccanismo della Shoah,
troppo spesso spiegata malamente - ha spiegato Andrea Jarach (a
lato) -. Ma soprattutto abbiamo voluto valorizzare quanto
fatto dal territorio per gli ebrei». La mostra è dedicata alle storie e
alle testimonianze di
persone che si sono salvate grazie all'aiuto ricevuta dal
territorio.
Secondo Jarach, durante la guerra, il
tradatese era una zona di salvezza, dove si fermavano i nuclei
familiari di ebrei, che poi cercavano di fuggire in Svizzera. Alcuni
ce l'hanno fatta, come Gianfranco Moscati (che si è dovuto
travestire da soldato), altri no, come i genitori di Liliana Segre,
allora 14enne e scampata ai campi di sterminio proprio dopo essere
stata "venduta" al confine.
«La città, nel Dopoguerra, si è invece trasformata da "porta
di salvezza" in "porta della vita" - ha proseguito il
curatore della mostra - diventando la base per gli ebrei che poi si trasferivano
nel neonato stato di Israele». Infatti, a quel tempo, la grande
Villa Mayer venne messa a disposizione degli ebrei di passaggio,
dando ospitalità a queste persone alla ricerca di una nuova
vita.
Sono solo
alcuni esempi di quello che i visitatori potranno trovare nella mostra,
per i quali l'associazione
"Le isole del tesoro" ha preparato anche dei libretti
informativi. «Non sono qui solo come politico - ha dichiarato il
rappresentante dell'ambasciata, dopo aver firmato l'albo d'oro della
città -, ma anche come uomo: non dobbiamo far sì che ci si
dimentichi, o che si tratti con superficialità, quanto accaduto.
Viviamo in una situazione mondiale di neoantisemitismo e una mostra come questa, rivolta e mirata ai
giovani studenti, può aiutare fronteggiare questo ritorno».
Manuel
Sgarella
manuel.sgarella@varesenews.it
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