| TESTIMONIANZE
Sara Kazman
(Haifa- Israele) e Zvi
Aialon
Da
Auschwitz a Israele, il viaggio della speranza passò
da Tradate
(21 gennaio 2004)
Alcuni ebrei sopravvissuti alla persecuzione e allo stermino
nazifascista, durante la Seconda Guerra Mondiale e subito
dopo, passarono da Tradate e Abbiate Guazzone. Alcuni di loro furono
accolti a Villa Mayer, in attesa di riprendere il viaggio verso Israele.
«Viaggiammo
alcune ore in treno - racconta Sara Kazman, che vive ad Haifa -, non ricordo quante, ed
arrivammo ad Abbiate. Fu una
festa: ci portarono in una grande casa, circondata da un giardino
colmo di piante e panchine. Lì rimanemmo quasi un
anno. Il mio ricordo di Abbiate è la sensazione di una calorosa
accoglienza. Eravamo abituati a soggiornare in squallidi campi di
transito: qui incontrammo una casa, un giardino, stanze con letti,
si preoccupavano di darci degli ottimi pasti caldi. La sensazione fu
di arrivare in un posto dove potevamo fermarci e riposare,
finalmente riposare dopo mesi di viaggio… Gli italiani erano molto
gentili con noi. Sapevano che eravamo ebree in transito verso
Israele. Li incontravamo in treno: a noi bambine ci piaceva
viaggiare in treno fino a Milano e facevamo spesso delle gite.
Imparammo l’italiano dalle canzoni che ci venivano cantate. Il
contatto con gli italiani ci divertiva molto e il loro comportamento
era sempre cordiale. Il soggiorno nella villa Mayer fu molto comodo…
Di tutto il nostro viaggio dalla Polonia ad Israele, il periodo
italiano, nella villa Mayer, fu il periodo migliore, fu il periodo
più comodo, nel quale ci rendemmo conto della grandezza della
fraternità, dell’amore ebraico».
Uno dei membri
del primo gruppo di ebrei che passò ad Abbiate si chiama Zvi
Aialon. A distanza di 58 anni, Aialon ricorda così il paese: «Oggi, se guardo indietro, ricordo la villa di Abbiate come
un’oasi luminosa di insuperata fraternità ebraica…aver
consegnato la villa a profughi, non solo a gruppi organizzati come
il nostro ma anche a masse di profughi di passaggio, questo
simboleggia una solidarietà ebraica che non si vedeva molto allora,
né la si incontra spesso oggi».
Una
signora rimasta anonima che oggi vive nei pressi di Tel Aviv scrive: «Ricordo
sempre le rose della villa Mayer di Abbiate come il ritorno alla
vita, dopo Auschwitz!”»
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