| Per i nazisti esisteva
anche una "questione zingara" . Ad Auschwitz c'era
un'apposita sezione a loro dedicata: lo Zigeunerlager. Più
di 500mila rom vennero sterminati La
Shoah degli zingari, cronaca di un genocidio dimenticato
Un
triangolo nero con il vertice capovolto, a volte affiancato
dalla lettera z, che stava per zigeuner,
"zingari". Questo era il segno che individuava i
rom nello Zigeunerlager, ovvero il campo degli zingari. Un
marchio che, come la stella gialla per gli ebrei,
rappresentava l’appartenenza ad una razza pericolosa, una
minaccia per la sublime razza ariana. I nazisti, nella loro
ossessiva ricerca della perfezione, avevano individuato
teoricamente il gene che determinava l’istinto al
nomadismo: il wandertrieb. Pertanto lo zingaro era
considerato ladro, truffatore, assassino e nomade per cause
genetiche. In questo modo, a distanza di mezzo secolo, erano
state riportate in vita con maggior vigore e con l’avallo
di una scienza fantasiosa le teorie lombrosiane, nelle quali
si sosteneva che lo zingaro aveva un istinto ladresco.
Insomma lo zingaro era predeterminato, nasceva ladro e
delinquente e la logica conseguenza era l’incorreggibilità
del suo comportamento.
Numerosi documenti
testimoniano la loro presenza nei lager di Dachau,
Lachenback, Majdanek, Mauthausen,
Buchenwald, Natzweilera, Ravensbruck, Treblinka e
ancora a Sobibor, Belzec, Gross-Rosen, Gusen, Theresienstadt.
Però la documentazione più cospicua sulla deportazione
degli zingari riguarda Auschwitz. Nel campo di sterminio,
per un certo periodo, ci fu una sezione appositamente
riservata alle famiglie zingare, anche se la presenza dei
rom sarebbe documentata prima della costruzione di un
apposito campo per loro. Lo Zigeunerlager entrò in funzione
alla fine del febbraio 1943 e cessò di esistere ai primi di
agosto del 1944, quando tutti coloro che vi erano, fino a
quel momento, sopravvissuti, vennero condotti nelle camere a
gas. Il primo trasporto vi giunse il 26 febbraio 1943. A
partire dai primi di marzo dello stesso anno vennero
regolarmente registrati trasporti di zingari dai territori
occupati, tanto che in breve tempo risultò superato il
limite della capienza: 10mila persone.
Gli zingari vennero
assimilati, dunque, agli ebrei nella teoria razziale e di
conseguenza anche al trattamento: deportazione e soluzione
finale. Gli storici parlano di 500mila rom morti nei campi
di sterminio. Ma se sul genocidio del popolo ebraico grava
il pericolo costante del revisionismo storico, sul genocidio
degli zingari grava il pericolo dell’oblio, della
dimenticanza più totale. Nei vari processi ai nazisti
responsabili di crimini contro l’umanità non si è quasi
mai affrontato il problema del loro sterminio.
È solo nel 1980 che la
Germania riconosce loro la dignità di vittime, affermando
che avevano subìto, durante il regime nazista, una
persecuzione razziale. È solo nel 1995 che si discute
ufficialmente per la prima volta, in un convegno
internazionale, del genocidio degli zingari. Perché una
tale rimozione? Perché non si vuole ricordare? Le risposte
possono essere molte. Forse per la coscienza collettiva -
ammesso che una coscienza collettiva esista - il peso di un
genocidio è già troppo da sopportare. Qualcuno sostiene
che in realtà la negazione della questione zingara nasconda
un problema concreto: il risarcimento dovuto alle vittime
del nazismo. Perciò non affrontando la questione si
lascerebbe aperto il problema delle riparazioni dovute.
Altri invece sostengono che tra i rom sopravvissuti solo
pochi hanno voluto raccontare e forse non sempre c’era
qualcuno ad ascoltarli.
Michele Mancino
michele@varesenews.it
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