| I
giornali locali - "Cronaca Prealpina" e
"Luce" - alimentarono la propaganda di regime
contro gli ebrei. È il risultato della ricerca "1938:
cronaca delle leggi razziali" condotta dallo storico
Enzo Laforgia
Quando
il giornalismo era antisemita
Le
leggi razziali in Italia non furono un incidente di percorso
e nemmeno qualcosa di più blando rispetto a quanto accadeva
nella Germania nazista. L’immagine del popolo italiano
razzista “per modo di dire” o antisemita “all’acqua
di rose” è quanto di più falso e oltraggioso si possa
affermare nei confronti della memoria delle vittime dei
campi di sterminio nazisti. Il disegno deliberato e
pianificato
dello sterminio di un popolo, come spiega nel suo
libro Raul
Hilberg, è stato il frutto di un percorso storico e
culturale che si è sviluppato coerentemente nei secoli e
che ha trovato il suo tragico sbocco naturale e finale nel
nazismo e nel fascismo.
(Foto sopra: articolo comparso il 15 luglio 1938, in
prima pagina su "Cronaca prealpina")
Gli
italiani fecero, dunque, la loro parte, ben coscienti di
farla. Nel 1938 vennero emanate le leggi razziali,
approvate dal parlamento e firmate dal re, che
discriminavano e perseguitavano i cittadini italiani di
origine ebraica.
Le leggi, si sa, per funzionare hanno bisogno di un apparato
burocratico che le renda operative, quelle razziali avevano
bisogno anche di un apparato propagandistico che diffondesse
il verbo antisemita. Molti mezzi di informazione, compresi i
quotidiani locali, piccoli o grandi che fossero, non si
sottrassero al ludibrio del giudeo e diedero fiato alle
trombe del regime.
Lo
storico Enzo Laforgia (foto), coordinatore
dell’Istituto varesino per la storia dell'Italia
contemporanea e del movimento di liberazione, ha condotto
una ricerca proprio in questa direzione. Come si
comportarono il giornale locale “Cronaca Prealpina” o il
cattolico “Luce”? Contrastarono il fenomeno o lo
alimentarono? La ricerca di La Forgia propone materiali
interessanti, perlopiù articoli che comparvero
tra il luglio ed il dicembre del 1938 su «Cronaca
Prealpina» e che registrarono l'avvio della veemente
campagna razzista. La propaganda trovò appoggio anche sul
settimanale (allora bisettimanale) di area cattolica
“Luce” e su “La Provincia di Varese”, quindicinale
del Consiglio e ufficio provinciale delle corporazioni.
Insieme agli articoli dell’epoca, Enzo Laforgia ha
inserito nel suo lavoro (clicca
qui per consultare la ricerca) anche una
serie di documenti correlati, importanti per capire il
fenomeno nella sua completezza: la legislazione razziale, le
circolari, il Manifesto degli scienziati razzisti,
pubblicato sul "Giornale d'Italia" il 14 luglio
1938, tutti i provvedimenti razziali compresi quelli della
R.S.I.
Leggendo
gli articoli e gli editoriali di allora colpisce
l’aggressività incalzante verso gli ebrei, mai nascosta,
e qualche volta addirittura giustificata con ridicole
argomentazioni sociopolitiche, come nel caso dell’articolo
“Gli Ebrei”, a firma di Don Walter, pubblicato in prima
pagina sul “Luce” il 2 agosto del 1938.
All’epoca direttore del quotidiano "Cronaca
Prealpina" era Niccolò Giani (vi rimase fino al 1940).
Il 18 gennaio del 1939 Giani pubblicò in terza pagina un
articolo dal titolo “perché siamo antisemiti”, che
riprendeva un discorso da lui stesso pronunciato una
settimana prima, per l'apertura dei nuovi corsi della scuola
di mistica fascista di Milano. «È da millenni – scriveva
Giani - che i giudei covano un sogno di odio e di
dominazione e dopo il 1791 essi speravano di realizzarlo:
anzi erano fermamente convinti di ricondurre nel porticello
del trionfo la sconnessa navicella del loro miraggio di
sopraffazione mondiale. Dimenticando che con l'odio - come
ha insegnato Cristo e confermato Mussolini - non si
costruisce nella vita. Il Fascismo invece li ha svegliati
bruscamente e ricondotti alla realtà dell'Anno XVII. E oggi
la parentesi, apertasi colla Rivoluzione francese, si sta
chiudendo. E si chiude, per fortuna della civiltà e
dell'umanità intera. La vittoria del Fascismo sul giudaismo
è infatti una vittoria della civiltà e della luce».
Quanto basta per non pronunciare più: «Italiani brava
gente».
Clicca
qui per consultare la ricerca "1938: cronaca delle
leggi razziali" dello storico Enzo La Forgia
Michele Mancino
michele@varesenews.it
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