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11 settembre 10 anni dopo

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10 settembre 2011

Dieci anni ci separano dalla mattinata di fine estate che ha cambiato per sempre la nostra storia. Da quelle ore drammatiche, niente è stato più come prima, da allora la paura e le crisi anche economiche e finanziarie hanno segnato pesantemente la società occidentale.
 
Dieci anni che stanno via via allontanando quei momenti dalla cronaca per portarli nella storia.
 
Come ricordare quei giorni?
 
Dobbiamo certamente evitare di scivolare nella retorica fine a se stessa e di considerare l’11 settembre come una ricorrenza comandata tra tante altre, perché se la conseguenza della storia è la sua banalizzazione, il prezzo della dimenticanza è molto più alto.
 
Proprio per sottrarci a questi rischi, quest’anno abbiamo scelto di “ricordare” in modo differente, con un momento di pubblica sollecitazione al raccoglimento privato di ciascuno presso il nostro Tempio civico, luogo dell’educazione alla pace e alla democrazia,. 
 
Una cornice naturale per la riflessione e la preghiera, allestito come avrebbe voluto Angioletto Castiglioni, che non ha mai dimenticato le vittime di quei giorni.
 
Dobbiamo quindi continuare a pensare a questa data come a uno spartiacque, come il momento in cui l’impossibile è entrato nella storia, con una violenza senza precedenti.
 
A suo tempo, un alto prelato osservò che le Torri erano state abbattute e il Pentagono danneggiato, ma la statua della Libertà non aveva subito alcun danno. Erano stati colpiti i luoghi che si pensavano intangibili, quelli ritenuti più sicuri, quelli che rappresentavano l’onnipotenza, la grandezza degli Stati Uniti, ma le basi, le fondamenta valoriali del popolo, quelle che sostengono la statua della Libertà erano rimaste in piedi.
 
Questa affermazione offre un’immagine plastica e concreta di come si può risalire dall’abisso, come ripartire evitando di lasciarsi condizionare dalla paura, utilizzare la paura medesima per trasformarla in occasione di crescita.
 
Bisogna ripartire dalla libertà, quindi dai valori migliori, dai valori identitari di un popolo, i valori che non escludono nessuno dal processo di costruzione della pace.                                                                               
Gigi Farioli

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