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190mila social card “patacca”

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15 gennaio 2009

Egregio direttore,

l’estate scorsa il ministro Tremonti annunciò che il governo di centrodestra aveva intenzione di istituire una Social Card, ovvero una carta di credito per i poveri.
Promise che, tramite una manovrina di 450 milioni di euro, ai 520.000 richiedenti, sarebbero stati accreditati 40 euro al mese, da spendere nei negozi convenzionati.
In un momento di grave crisi economica, che colpisce duramente tante famiglie, si trattava, indubbiamente, di una buona idea, seppure un poco paternalistica.
Peccato che la realizzazione sia stata pessima.
Gli utenti, infatti, sono stati costretti prima a fare la fila all’INPS o al patronato, poi a fare un’altra fila alle Poste, poi a cercare i supermercati convenzionati (che, in molti piccoli paesi, dato che i negozianti vengono rimborsati dopo un anno e mezzo, non esistono), infine, al momento di pagare la spesa, ad esibire pubblicamente la propria povertà.
Solo davanti alle commesse, 190.000 persone hanno scoperto, in maniera umiliante, che, purtroppo, la tessera che avevano per le mani era una “patacca” in quanto vuota perché sospesa o respinta, senza alcuna informazione.
A questo punto, sorgono spontanee due domande: ma un governo che sbandiera quotidianamente la propria modernità ed efficienza non avrebbe potuto accreditare questi benedetti quaranta euro direttamente sulle pensioni degli interessati? Non Le sembra che questa, per quanto semplice, avrebbe potuto rappresentare la soluzione migliore per risparmiare loro disagi e umiliazioni?

Fabrizio Mirabelli, Consigliere comunale PD Varese

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