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25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne

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17 novembre 2008

Quando ci si avvicina all’8 marzo, si tende a misurare la distanza che ancora ci separa dal raggiungimento delle pari opportunità.
Poi sembra che il capitolo si chiuda lì, fino al 25 novembre, data in cui la Giornata Contro la Violenza sulle Donne consente di riaprire il capitolo, in chiave più drammatica.

Provo a tracciare il mio personale bilancio.
Giovane donna, mamma di due bambini, insegnante e impegnata politicamente, membro di tre o quattro associazioni socio-culturali: che fatica riuscire a tenere testa a tutto! Quanta strada manca alle pari opportunità!
E quanta violenza in certi settori – ancora molto a misura maschile- ai danni delle donne, anche di quelle come me, che vivono la situazione privilegiata di possedere una laurea, un lavoro appagante, una vita piena.

Sono soprattutto le donne ad essere nemiche delle donne. Invidie, rivalità, prevaricazione, mobbing. Le donne assumono uno stile di vita maschile per ostacolare le loro sorelle. Il mondo della politica ha orari, modalità e esigenze al maschile. E se a dirigere i lavori è una donna, stai certa che non terrà conto delle tue necessità, se questo le consente di primeggiare.

Esco recentemente da un’esperienza politica negativa, che, se invece di una donna avesse avuto implicato un uomo, sarebbe forse andata diversamente.
Le donne meno giovani, con figli non più piccoli e magari raggiunta la pensione, si dimenticano della fatica che fa chi invece sta qualche anno indietro e nella vita familiare e lavorativa sta ancora annegando. Ti dicono semplicemente “Mi dispiace, ma il mondo non ti può aspettare”. Delle tue capacità, del tuo impegno e delle tuo prezioso contributo, non importa nulla: puoi fare 100 cose bene, ma ci sarà sempre qualcosa su cui cadrai, e loro saranno lì ad aspettare solo quello.

E poi vanno a commemorare il 25 novembre e a gridare contro la violenza ai danni delle donne.
Hanno organizzato serate in cui la donna straniera, quella in asilo politico, quella che non ha studiato e quella che viene picchiata dal marito saranno i vergognosi esempi contro cui si appunta il loro disappunto.

Magari in una di queste tanto edificanti serate, ci sarò io, invitata come ospite dall’altra parte, che racconterò la mia esperienza a chi la vorrà ascoltare.

Rita Gaviraghi, insegnante e consigliere comunale

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