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27 gennaio, giornata della memoria rimossa

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24 gennaio 2009

E’ ormai quasi luogo comune affermare che gli italiani difettano di memoria storica, soprattutto in relazione al loro passato di povertà e di emigrazione: un passato che, anzichè contribuire alla formazione di un patrimonio condiviso di civiltà, è stato, dai più, rimosso.
Conseguenza ne sono stati il declino dei valori di accoglienza e di ospitalità ed un atteggiamento di diffidenza, se non di aperta ostilità, nei confronti degli immigrati e delle minoranze in generale.
Tuttavia, nel nostro paese e ancor più nella nostra provincialissima e gretta città, diffidenza ed ostilità si manifestano nei confronti non solo degli stranieri, ma anche di tutti coloro che esprimono diversità sociale, economica, religiosa e sessuale.
Che senso ha, dunque, in una società permeata di paure irrazionali, di egoismo e di individualismo, celebrare,il 27 gennaio, la Giornata della Memoria? E’ la consueta retorica istituzionale di circostanza?
E’ noto che, tra i milioni di persone di cui si commemora il sacrificio, oltre agli ebrei, ci sono stati, insieme con i deportati politici ed i testimoni di Geova, anche gli “zingari ” e gli omosessuali.
Non si conosce con esattezza il numero delle vittime di questi ulltimi due gruppi. E’ indubbio, però, che c’è una certa renitenza, a livello ufficiale, a parlarne: sono vittime “imbarazzanti”.
Gli “zingari”, o meglio i rom ed i sinti, nomadi o stanziali (la maggior parte)che siano, sono ancor oggi ,e non soltanto nel nostro paese, oggetto di atavici pregiudizi e, al pari degli omosessuali, ottengono visibilità quasi esclusivamente nella cronaca nera o in episodi “folkloristici”. Le responsabilità della stampa, anche di quella cosiddetta progressista, in questo senso, sono enormi.
Gli omosessuali, in più, scontano riprovazione sociale e stigmatizzazione etico-religiosa. Le frequenti dichiarazioni delle gerarchie ecclesiastiche o quelle di alcuni esponenti politici sono sintomatiche di un clima di crescente intolleranza, a dispetto dell’uguaglianza di tutti i cittadini, sancita dalla Costituzione, e dalla tutela contro qualsiasi forma di discriminazione garantita da norme nazionali e sovranazionali.
Dunque se la memoria ha un senso, deve averlo per tutto e per tutti : soprattutto, deve costituire un argine di civiltà nei confronti delle paure, dell’oscurantismo e delle disuguaglianze che stanno attanagliando questo paese e lo stanno facendo regredire culturalmente ed umanamente.
Cordiali saluti

Giorgio Marsiglia

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