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30 maggio 1924, Matteotti parla alla Camera per l’ultima volta

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30 maggio 2013

Caro direttore,
il 30 maggio 1924 Matteotti prese la parola alla Camera dei deputati per contestare i risultati delle elezioni tenutesi il precedente 6 aprile. Mentre dai banchi fascisti si levavano contestazioni e rumori che lo interrompevano più volte Matteotti, denunciando una nuova serie di violenze, illegalità ed abusi commessi dai fascisti per riuscire a vincere le elezioni, pronunciava con un discorso che sarebbe rimasto famoso:
« […] Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. […] L’elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. […] Per vostra stessa conferma (dei parlamentari fascisti) dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà… […] Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse. »
(Giacomo Matteotti)
Terminato il discorso disse ai suoi compagni di partito:
« Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me.»
Matteotti viene rapito pochi giorni dopo e il suo corpo ritrovato, dopo settimane, nella campagna romana.

Il 3 gennaio 1925, alla Camera, Mussolini respinse inizialmente l’accusa di un suo coinvolgimento nel delitto Matteotti, sfidando anzi i Deputati. Successivamente, con un improvviso cambio di tono, si assunse personalmente la responsabilità sia dei fatti avvenuti e sia di aver creato il clima di violenza in cui tutti i delitti politici compiuti in quegli anni erano maturati, trovando anche parole per riaffermare, di fronte ad alleati ed avversari, la sua posizione di capo indiscusso del fascismo:
« Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto.»
 
Non sarebbe un atto di incoerenza se il Comune di Varese, che a Giocomo Matteotti dedica il suo Corso più bello, sia pure tardivamente, rivedesse il riconoscimento dato al responsabile morale del vile assassinio del depotato socialista.
 
saluti cordiali

Ismaele

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