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80 anni della Provincia

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3 aprile 2007

In questi giorni dedicati alle giuste celebrazioni per l’80esimo della nostra Provincia, forse non tutti sanno il come ed il perchè Varese riuscì ad ottenere questo privilegio.
Partirei col dire che a quei tempi (ventennio fascista) la città di Varese poteva contare su un decisamente ampio numero di “borghesi illuminati”, se mi si passa il termine, ovvero di persone facenti parte di quella classe sociale composta principalmente da professionisti (avvocati in testa), sinceramente interessate al destino della loro città e della loro gente più che al loro personale tornaconto.
A questi benemeriti cittadini si aggiunga il poderoso lavoro ed instancabile impegno di Giovanni Bagaini, fondatore dè La Cronaca Prealpina (ora La Prealpina), che fungeva da collante tra i suoi amici illuminati e la società civile ed imprenditoriale cittadina.
Prese così vita, tra eccitazione e fermento, il gruppo dei “provincialisti varesini”, come lo definiscono Maniglio Botti e Massimo Lodi nel loro bellissimo libro dedicato al sciur Giuan dal titolo “Giovanni Bagaini. Giornalista a Varese”, Edizioni Lativa.
Il gruppo composto dal Bagaini stesso e dal suo più fedele collaboratore e buon amico avv.Giulio Moroni, contava anche sull’avv.Cavalieri (Segretario del Fascio ed in seguito deputato), Angelo Mantegazza, il rag.Pietroboni, l’avv.Mario Vittorio Moroni, l’avv.Domenico Castelletti podestà di Varese, l’avv.Antonio Lanzavecchia e l’avv.Eugenio Maroni Biroldi.
Costoro, diciamo pure quasi tutte personaggi “organici” al governo centrale, consegnarono al Presidente del Consiglio Benito Mussolini in visita a Milano nel dicembre del 1923, il “Memoriale”, documento fondativo dell’ambizioso progetto di elevare Varese al rango di capoluogo provinciale.
L’istruttoria dedicata dal Governo al progetto dei provincialisti varesini terminò nel dicembre del 2006, allorchè Mussolini comunicò alla città l’esito favorevole della procedura e l’elevazione del Comune a capoluogo di provincia, proclamata quindi nel successivo 1927.
Da quel Memoriale risaltano alcune notizie veramente curiose ed interessanti per gli amanti della nostra storia e delle nostre radici; forse non tutti sanno che… nel 1923 La Cronaca Prealpina aveva una tiratura complessiva di oltre 10.000 copie.
Ed ancora che il Memoriale venne sottoscritto, tra gli altri, dalla Camera di Commercio per Varese e Circondario, dall’Associazione degli Industriali, dalla Federazione degli Esercenti, dal Credito Varesino, oltre che da tutte le Associazioni più strettamente collegate al Fascismo.
Si citano, nel capitolo riservato alle “Ragioni economiche” sottese alla domanda di Varese capoluogo, delle fabbriche che furono l’orgoglio della città quali quella della Birra Poretti “che lotta vittoriosamente contro la concorrenza estera”, lo stabilimento Macchi per carrozzerie, il Calzaturificio di Varese, l’industria della concia dei pellami e della pileria del riso, le filature di seta, le valigerie, la fabbrica di ceramiche di Laveno, che sebbene fosse proprio a Laveno e non a Varese, era comunque considerata un fiore all’occhiello dell’economia locale, così come le tessiture del Luinese.
Inutile osservare con rammarico che tutte queste realtà produttive, a distanza di 80 anni dalla stesura del Memoriale, suonano ormai più come “pezzi” conservati nel “Museo della preistoria” che posti dove qualcuno della mia generazione, o molti dei nostri padri, trovò un’occupazione.
Con la scomparsa di quelle realtà e degli imprenditori che le crearono, iniziò il lento ed inesorabile declino economico della nostra città che si ritiene oggi più votata ai “servizi”, al “terziario”, al “turismo” anche “congressuale”……
Sta di fatto che fino a quando da queste parti si produceva vi era fermento e forza negli uomini che trasferivano le loro energie in progetti ambiziosi e vincenti.
Ora invece ci si butta nei “servizi” e nel “turismo” (attività economiche degnissime che fecero peraltro la fortuna dell’Italia tra il 60 e gli anni 90 e che ora fanno quella di paesi più attenti di noi come Spagna o Egitto) che mi suonano tanto come attività eteree che non imperlano la fronte di sudore degli addetti ben agghindati nei loro vestitini alla moda.
Ma se è vero il famoso detto (surrealista) che suona “se a Parigi ci fosse il mare sarebbe una piccola Bari”, credo che possa valere tutto e che la nostra possa diventare terra promessa per milioni di turisti in attesa di imbarcarsi per Malpensa con destinazione Varese ed il suo meraviglioso deserto del Sahara.
Da parte mia continuo a pensare che la nostra sia terra di imprenditori, anche piccoli, anche a livello artigianale, ma imprenditori; magari di poche parole, ma di grande sostanza, gente che potrebbe ancora “lottare vittoriosamente contro la concorrenza estera”, così come recitava il Memoriale del 1923 a proposito della birra Poretti; ovviamente ci sarebbero un paio di cosettine da sistemare prima, tipo politica fiscale e del lavoro.
Voglio crederlo, vorrei che fosse vero, ma potrei anche sbagliarmi.
Certo non mi sbaglio se penso che Varese ha dato il meglio proprio quando il meglio delle persone di Varese ha creato impresa, magari poca finanza, ma tanta impresa ed anche questo contribuì a dare origine al fermento provincialista che oggi Varese capoluogo celebra.

Giulio Moroni

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