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A ciascuno il suo

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7 maggio 2014

Ho appena letto e sentito che il dottor Manlio Minale, Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Milano e quindi massimo rappresentante della pubblica accusa in quel Distretto, nel corso della sua audizione del 14 aprile 2014 davanti al Csm, ha reso una pesante e importante dichiarazione.

Ossia a dire, che, in seno a un procedimento giudiziario di grandissima risonanza mediatica e tuttora in corso, un alto e famoso pubblico ministero operante nel capoluogo lombardo ha compiuto atti, per la precisione interrogatori fondamentali, senza “averne la titolarità”.

Se l’affermazione del dottor Minale è reale, comprovata e fuor d’ogni dubbio e se, altresì, come io credo, vale ancora l’antico saggio “chi sbaglia paga”, l’anzidetto eminente magistrato dovrebbe assumersi le conseguenze del proprio errore.

Beninteso, niente giustizialismo gratuito e a tutto spiano, e però, perché, ad esempio, non applicare a suo carico la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio per un periodo di sei mesi?

Ritengo che un provvedimento del genere scoraggerebbe il medesimo magistrato a sconfinare.

Rocco Boccadamo

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