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A Gallarate l’aria è cambiata

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8 aprile 2011

Egregio Direttore,
mi sembra che valga la pena di fermarsi a riflettere sui motivi veri dello stato di isolamento in cui si trova oggi a Gallarate il Popolo delle Libertà, che qui è stato abbandonato anche da quel fedele alleato leghista che a livello nazionale accetta compromessi ben pesanti da digerire.
In questo caso non si tratta solo della perdita di consensi che il partito registra ormai dovunque a causa della condotta del suo leader, sempre più lontano dai problemi reali degli italiani.
A Gallarate ci sono altre cause, profonde, che incidono pesantemente sulla credibilità di questa forza politica e che vanno ricondotte a quella che abitualmente si usa chiamare “questione morale”.
La “questione morale” gallaratese è innanzitutto legata alla spregiudicata occupazione del potere nelle aziende pubbliche ex municipalizzate che sono state moltiplicate di numero per offrire presidenze e poltrone alla persona che detiene il bastone di comando nel partito.
L’originaria AMSC è stata così spezzettata in nove aziende in ciascuna delle quali lo stesso personaggio ricopre sempre l’incarico (generalmente molto ben retribuito) di presidente o di amministrazione delegato.
In un caso addirittura, pur essendo sotto processo in due procedimenti giudiziari – uno per concussione e l’altro per peculato, il presidente è perfino riuscito nell’impresa di “vincere un concorso” come direttore generale nella sua stessa azienda, assicurandosi un ulteriore stipendio fisso sine die (e non a caso le cronache hanno parlato di auto assunzione).
Alla base del mal governo cittadino gallaratese c’è questa innaturale concentrazione e commistione di incarichi politici, amministrativi e tecnici, tutti in capo a una stessa persona che risulta quindi nello stesso tempo comandante ed esecutore dei propri ordini, controllore e controllato, assuntore ed assunto.
La qualifica professionale di questa persona, in base alla sua precedente esperienza lavorativa, era quella di gestore del locale botteghino del lotto.
I risultati di questo disastro politico e amministrativo sono sotto gli occhi di tutti: una azienda municipalizzata che solo pochi anni fa aveva in cassa un liquidità superiore a 12 milioni di euro è ora una galassia sommersa da debiti per decine di milioni.
Il panorama gallaratese si completa con le vicende giudiziarie del capo dell’ufficio tecnico, oggi sotto processo per concussione e sul quale avrebbe dovuto vigilare politicamente l’attuale candidato sindaco del Popolo delle Libertà, assessore all’urbanistica nella giunta uscente.
E’ assolutamente comprensibile, in una situazione del genere, la presa di distanza da parte di amministratori e forze politiche che, pur avendo fatto parte per anni della maggioranza uscente, hanno almeno avuto un tardivo sussulto di dignità.
Al di là di un gruppo di liste organizzate ad hoc non è rimasta più nessuna forza politica a sostenere gli amministratori uscenti del Popolo delle Libertà, tranne quell’UDC che a Gallarate si muove in totale incoerenza con la posizione nazionale del partito. Proprio quell’UDC il cui massimo esponente cittadino, pochi mesi fa, aveva tacciato come immorale la scandalosa auto assunzione del presidente di AMSC.
Ormai non solo le forze riformatrici del centro e della sinistra, da sempre coerentemente all’opposizione, ma anche i conservatori onesti e rispettosi della Cosa Pubblica guardano oggi con comprensibile imbarazzo a una ex maggioranza che si ripresenta alle elezioni amministrative con queste credenziali ben poco lusinghiere.
I numeri parlano chiaro: la vecchia “maggioranza bulgara” si è sfaldata e oggi, a Gallarate, il Popolo delle Libertà rischia di non arrivare neanche al ballottaggio.
Il risultato delle prossime elezioni è nelle mani degli elettori e può portare a esiti diversi ma comunque, ragionevolmente, tutti alternativi alla attuale maggioranza.
In ogni caso si ha davvero la sensazione che anche a Gallarate il vento stia cambiando.
E che, finalmente, l’aria possa essere più pulita.

Angelo Bruno Protasoni, Gallarate

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