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A Gallarate non siamo in guerra

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11 novembre 2008

Egr. direttore,
a leggere alcune delle ultime lettere sembra che a Gallarate ci sia una situazione quasi da guerra di religione. Personalmente mi sembra un’enorme esagerazione.
Per quel che vedo il conflitto tra furgoni e tappeti è molto limitato. Riguarda alcuni attivisti italiani o stranieri e gli abitanti della via che ne sono infastiditi.
Vedo che la maggioranza dei Gallaratesi, nativi, importati, o clandestini, continua a farsi gli affari suoi come da tradizione locale. E’ un buon sistema di integrazione: io faccio il mio lavoro, tu fai il tuo, se capita, insieme facciamo il nostro, alla fine ognuno per sé e Dio per tutti. Quando si lavora, non si sta a guardare se uno è bianco, nero, giallo o verde, si lavora, punto e basta. Naturalmente poi si impara a conoscersi ed a stabilire i propri spazi.
A chi volesse dire che sono un illuso dicendo che il conflitto riguarda pochi, ricordo che a Gallarate e dintorni vivono più di qualche migliaio di mussulmani e che se solo un quarto di loro si radunasse veramente a pregare in via Peschiera gli effetti sarebbero ben diversi.
Esiste una deplorevole tendenza ad ingigantire le questioni. Capisco che lo faccia chi pensa di guadagnare nel caos, ma che lo faccia chi auspica soluzioni, o si adopera per trovarne, proprio no.
A meno di pensare male, e, come diceva quel grande, azzeccarci.

Con i miei migliori saluti
Alberto Gelosia

Alberto Gelosia

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