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A proposito della sporca guerra contro la Libia

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28 aprile 2011

Egregio direttore,
rispondo a Giovanni Dotti che mi sollecita ad esprimere un giudizio sulla sporca guerra interimperialistica contro la Libia. In primo luogo, ritengo necessario precisare che non è vero che tutte le guerre sono sporche. Tanto per limitare i riferimenti storici all’età contemporanea, non furono sporche, bensì giuste e progressive, le guerre risorgimentali italiane del 1848-1849, del 1859-1860 e del 1866; non furono sporche, ma giuste e progressive la guerra in difesa della repubblica spagnola condotta dalle forze democratiche, socialiste e comuniste in Ispagna fra il 1936 e il 1939 e la Grande Guerra Patriottica condotta e vinta dall’Unione Sovietica contro l’aggressione della Germania nazista tra il 1941 e il 1945, nonché, nel quadro della Resistenza europea, la nostra guerra di liberazione nazionale contro il nazifascismo, di cui abbiamo celebrato il 25 aprile scorso il 66° anniversario; parimenti è stata un fulgido esempio di guerra popolare di lunga durata, il cui modello è stata la Lunga Marcia intrapresa dall’esercito comunista cinese contro l’occupazione giapponese e il Kuomintang tra il 1934 e il 1945, l’eroica resistenza del popolo vietnamita contro la sporca guerra scatenata dagli Stati Uniti nella penisola indocinese tra il 1961 e il 1975.

Ciò detto, aggiungo soltanto che, fin dall’inizio, ho espresso il mio giudizio sulla guerra contro la Libia nella lettera intitolata “Un altro punto di vista sulla Libia” del 25.02, che ho polemizzato duramente con le posizioni socialimperialiste (= socialismo a parole e imperialismo nei fatti) nella lettera n. 341 del corrente mese e che, per il resto, concordo largamente con le analisi e le valutazioni formulate da Enea Bontempi nelle seguenti lettere: “La risposta di Muhammar Gheddafi” del 14.03, “Il piano Nato: occupare la Libia” del 19.03 e “La sporca guerra contro la Libia” del 20.03, nonché con gli interventi di Spartacus del 27.03 (“Un’Odissea senza ritorno, un’Iliade impossibile”) e del 29.03 (“L’aspirazione dell’‘anima bella’: una guerra senza guerra”).

Eros Barone

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