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A proposito delle foibe

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22 giugno 2011

Egregio direttore,
 
premesso che io, a differenza di Marco C., ho letto, turandomi il naso, il sudicio
libello anti-antifascista e neorevisionista di Pansa, intendo esprimere sul tema delle
foibe alcune considerazioni di natura storica.
Per comprendere la genesi e il significato del fenomeno delle ‘foibe’ occorre
considerare che cosa è accaduto prima, che cosa è accaduto durante e che cosa
è accaduto dopo: ciò equivale a comprendere come la propaganda reazionaria e
revisionista abbia costruito il caso ‘foibe’. Orbene, le ‘foibe’ sono state il frutto
di vent’anni di imperialismo fascista, fatto di bestiali violenze, snazionalizzazioni
forzate, repressioni feroci e odiose persecuzioni razziste, culminate, da ultimo, in una
guerra di aggressione che colpì con il terrore, con lo sterminio e con la deportazione
la stessa popolazione civile. Se si parte da questa premessa oggettiva, non è difficile
capire chi, quando i rapporti di forza mutarono, fu ucciso e perché. Si trattò, innanzi
tutto, di criminali di guerra e di collaborazionisti, che furono chiamati a rendere conto
di ciò che avevano fatto. Per quanto concerne, poi, la ‘contabilità degli infoibati’,
occorre ridimensionare le cifre iperboliche inventate dai circoli fascisti e revisionisti.
Claudia Cernigoi, autrice di una fondamentale ricerca storica, “Operazione ‘foibe’
tra storia e mito”, Udine, Kappa Vu, 2005, dimostra che, nei fatidici “40 giorni”
del 1945, dall’attuale provincia di Trieste scomparvero 517 persone, che
appartenevano alle seguenti categorie: militari, polizia (compresi i membri delle
SS), collaborazionisti e spie. Tra l’altro, il ‘curriculum vitae’ di squadristi, aguzzini
e spie, nonché la presenza tra i giustiziati di diversi sloveni, smentiscono la tesi
degli ‘infoibati’ uccisi solo in quanto italiani e chiariscono il vero motivo del
fenomeno ‘foibe’, escludendo che si possa parlare, a tale proposito, di genocidio o di
pulizia etnica.
Dal canto loro, i popoli della Jugoslavia pagarono un altissimo tributo di sangue,
pari a circa un milione di morti, per le criminali azioni degli invasori nazifascisti,
mentre 700.000 furono le vittime della lotta di liberazione e della guerra. Né va
dimenticata l’immane violenza che, con la partecipazione attiva dei fascisti italiani,
si abbatté sulla popolazione civile, quando, dopo l’otto settembre del 1943, i tedeschi
assunsero direttamente il controllo delle zone occupate precedentemente dall’Italia.
D’altra parte, la classe operaia e le masse popolari, guidate dal partito comunista,
seppero organizzare un’attiva e forte resistenza contro gli invasori, iniziata già
nell’estate del 1941. Fu una vera e propria guerra di popolo, condotta da un esercito
di uomini, donne e giovani, che arrivò a superare le 800.000 unità. Fu proprio nei
giorni precedenti gli accordi del 12 giugno 1945 tra il nuovo governo jugoslavo
e gli alleati, che istituirono il controllo delle cosiddette Zona A e Zona B, che si
acutizzò lo scontro delle forze ostili al governo rivoluzionario nel tentativo di mettere
in discussione la nascita della nuova Jugoslavia. E fu questo il momento in cui i
fascisti, i nazisti, i collaborazionisti di ogni sorta e i controrivoluzionari dovettero
 
assumersi la piena responsabilità della loro politica e delle loro azioni. In questa
azione di giustizia tanto necessaria quanto difficile è possibile che siano stati emessi
verdetti errati a carico di alcune persone, così come è possibile che vi siano stati
casi di vendette personali. Tuttavia, ciò non può assolutamente costituire un fattore
di mistificazione e di falsificazione di quegli avvenimenti. Sarebbe come guardare
l’albero e non vedere la foresta.
Vi è, dunque, un legame inscindibile, un preciso filo conduttore che lega le ‘foibe’,
la detenzione dei prigionieri di guerra e il cosiddetto esodo degli italiani dall’Istria
alla politica fascista della snazionalizzazione, all’aggressione nazifascista della
Jugoslavia, all’occupazione militare italiana e alla persecuzione degli antifascisti.
Le ‘foibe’, lungi dal costituire il simbolo del genocidio della popolazione italiana,
sono state quindi la conseguenza della rivolta popolare contro gli aguzzini fascisti,
nazisti, ustascia e collaborazionisti, che si erano macchiati di ogni sorta di crimini.
Le ‘foibe’ furono, in buona sostanza, l’espressione dell’odio accumulato in decenni di
oppressione e di sfruttamento: un odio che esplose con la caratteristica violenza delle
insurrezioni di popolo.
È doveroso, infine, ricordare l’aiuto generoso dato dalle popolazioni slave a
migliaia di soldati italiani in rotta dopo l’otto settembre e braccati dai loro ex alleati
tedeschi. Soldati italiani che, ancorché fossero invasori, dovettero la loro salvezza e la
loro libertà al popolo jugoslavo e a quanti, mettendo a repentaglio la loro stessa vita,
li sottrassero alla vendetta nazista.
Spartacus

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