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A proposito di prescrizione e legge elettorale

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26 aprile 2011

 Egregio direttore,
   come dare torto a Giovanni Dotti che, con encomiabile perseveranza (cfr. lettera n. 302), ripropone all’attenzione dei frequentatori di questa rubrica problemi come quello della prescrizione e della legge elettorale? La stessa controproposta dell’abolizione della prescrizione, avanzata da Dotti nella sua lettera dell’8 aprile scorso, ritengo sia un modo provocatorio per sottolineare il problema tutto italiano della prescrizione e il carattere strumentale e personale della legge sulla “prescrizione breve” che il governo e la maggioranza che lo sostiene sono riusciti a far passare alla Camera. Se invece tale controproposta fosse concepita, ‘ut talis’, come idonea a scoraggiare e ridurre i reati promuovendo una lotta più efficace contro il crimine, dovrei allora ricordare a Dotti che proprio Cesare Beccaria ci ha insegnato che le pene severe sono poco dissuasive se non sono accompagnate dalla certezza della punizione. L’ordinamento giuridico dell’Italia che, come è noto, fa parte del gruppo di paesi caratterizzati da sistemi politico-economici particolarmente corrotti, vede ora dimezzarsi i tempi di prescrizione di alcuni tipi di reati, tra cui ‘in primis’ la corruzione, con tutte le conseguenze micidiali che discendono da questa sorta di amnistia mascherata sia in termini di lesione della legalità costituzionale sia in termini di ulteriore degrado della democrazia. Da questo punto di vista, il caso Mills è emblematico: dopo due sentenze di merito che hanno riconosciuto Mills responsabile di corruzione in atti giudiziari la Cassazione ha dichiarato l’estinzione del reato per prescrizione. Del resto, l’effetto della prescrizione dei reati di corruzione è ancor più deleterio sul piano della prevenzione generale, poiché i cittadini vengono posti nella condizione di percepire ancor di più l’incapacità dello Stato a combattere la corruzione e le vittime della stessa non saranno incoraggiate a (ma dissuase dal) denunciare casi di corruzione, non essendo la giustizia in grado di punire i colpevoli. Naturalmente, Dotti non me ne vorrà se mi permetto di precisare che, alla luce del materialismo storico (che è scienza e non ideologia), il problema in oggetto è un problema di natura sovrastrutturale (il che non significa sottovalutare la sua importanza politica nella fase attuale caratterizzata da una violenta offensiva delle destre reazionarie contro i diritti sociali e le libertà democratiche): le radici della corruzione affondano infatti nella struttura stessa della società capitalistica e possono essere strappate in modo definitivo soltanto con adeguate operazioni di chirurgia rivoluzionaria, cioè con la trasformazione dei rapporti di produzione esistenti che sono fondati sulla ricerca del massimo profitto e sulla massima intensificazione dello sfruttamento del lavoro salariato.
 
Infine, una volta ribadita la necessità di costituire un largo fronte democratico (lo stesso dialogo con Dotti parte dalla consapevolezza di questa stringente necessità) che contrasti la peggiore destra che esista oggi in Europa, difenda la Costituzione dagli attacchi delle forze reazionarie e rinnovi una democrazia sostanzialmente isterilita e svuotata, è altamente auspicabile che si lavori per creare le condizioni di un cambiamento della legge elettorale: una legge che, oltre ad essere in contrasto con i dettami della Costituzione (è infatti un dispositivo che ha ripristinato, attraverso il meccanismo maggioritario, il vecchio sistema notabilare), obbliga a costruire schieramenti eterogenei e genera un Parlamento che non rispecchia il paese, poiché di fatto non è composto da deputati eletti dal popolo ma da fiduciari nominati dalle segreterie dei partiti. I comunisti e i sinceri democratici debbono pertanto lottare e muoversi politicamente per il ritorno alla legge proporzionale. In tal senso, il silenzio che è calato tra le forze politiche su questo tema, Dotti ha ragione, autorizza a pensare che vi sia un patto di ‘desistenza reciproca’, non dichiarato ma praticato nei fatti, per mantenere in essere quel sistema politico-elettorale bipolare che tanto danno, e nessun beneficio, ha apportato alla vita democratica del nostro paese. La battaglia per il ritorno al sistema proporzionale si configura quindi come un obiettivo fondamentale per il rilancio della democrazia. Naturalmente, anche a tale proposito debbo precisare che, nella mia ottica marxista e comunista, si tratta di una battaglia il cui orizzonte ideale non si esaurisce nella difesa, pur necessaria, della legalità esistente, ma guarda oltre, verso forme più alte di convivenza umana e civile, fondate sul superamento dello stesso Stato democratico-borghese e sulla costruzione di “una società di liberi e di eguali”, in cui tutti dirigono o controllano chi dirige.

Eros Barone

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