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A proposito di scuola…

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15 gennaio 2009

Caro Direttore,

prendendo spunto dalle polemiche che puntualmente sorgono ogni volta che si parla di scuole private, paritarie, pubbliche e facendo seguito al documento sui tagli in finanziaria, con il rischio di chiusura di molte scuole dell’infanzia, diffuso dal sottoscritto in data 28 novembre 2008, vorrei per ulteriore chiarezza precisare quanto segue:
1. Dal punto di vista della gestione le scuole si dividono in statali e private, a seconda se il gestore è un Ente pubblico e privato. Dal punto di vista del servizio, ed è questa la parte più importante, le scuole sono pubbliche ( statali e paritarie).
2. La legge sull’autonomia riguarda tutte le scuole. Ogni scuola quindi è tenuta a definire una propria offerta formativa, i cui contenuti sono di competenza degli organi collegiali, per poter garantire a tutti libertà di educazione. La legge sull’autonomia, quindi, nello spirito applicativo contempla la facoltà di progetti originali, personali, non solo per le scuole paritarie ma anche per le statali in un’offerta concreta secondo le esigenze pubbliche locali.
3. Quando si parla di scuole paritarie quasi sempre si pensa alle scuole dell’obbligo o ad istituti superiori per la maggior parte in Italia gestiti da enti e congregazioni religiose, si dimentica invece che la maggioranza delle scuole paritarie si riferisce alle scuole dell’infanzia, che nella provincia di Varese sono 164 associate alla FISM (Federazione Italiana Scuole Materne di ispirazione cristiana cattolica), pari a circa il 70% di tutte le scuole.
4. Dal punto di vista economico è importante conoscere alcuni dati oggettivi: risulta che un alunno della scuola statale allo Stato costi circa 6.500 € annui, un alunno della scuola Comunale costi circa 5.300 €, un alunno della scuola paritaria costi 2.700 €. Quindi il sostegno economico alle scuole paritarie, relativo soprattutto a quelle dell’infanzia, si traduce in un notevole risparmio per lo Stato. Paradossalmente di ciò si trova conferma proprio nell’ultima finanziaria. Infatti con il taglio del 25% dei contributi alle scuole per l’infanzia, si sarebbe verificata la chiusura di molte di esse, con un aumento di bambini per le statali e, di conseguenza, con una crescita di spesa ben superiore a quella che si voleva risparmiare con il taglio.
Stando così le cose, le scuole paritarie, e mi riferisco soprattutto a quelle dell’infanzia, sono fonte di un notevole risparmio per lo Stato. Affermare quindi che i contributi alle scuole paritarie sono tolti alle scuole statali è un falso.
Mi pare quindi di poter affermare che allo stato attuale l’applicazione della parità sia per lo meno contraddittoria. Infatti da un lato lo Stato dichiara che le scuole paritarie offrono un servizio pubblico, dall’altro impone alle famiglie che le scelgono di pagare un servizio due volte, con le tasse e con le rette. Occorre chiarire quindi che il sostegno economico va a vantaggio non della scuola ma delle famiglie in modo da garantire la possibilità a chi vuole, non solo a chi se lo può permettere, di scegliere la scuola, quindi il progetto educativo che ritiene più consono per i propri figli.

Silvano Rolandi, Presidente dell’AVASM – FISM Varese

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