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A proposito di uomini e gatti

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1 settembre 2011

Egregio direttore,
mi dispiace che Roberta abbia frainteso la relazione che ho posto, all’insegna di un peloso virtuismo, fra l’esecrazione suscitata dalla mattanza dei gatti, vittime della rupofobia di un paese, quale è la Svizzera, che, svolgendo la funzione di cassaforte del mondo capitalistico, è, come il denaro e l’oro che custodisce, tanto pulito di fuori, esteriormente, quanto sudicio dentro, interiormente, e il silenzio sulle vittime delle stragi e delle violenze tripoline consumate, sotto l’egida della Nato, dalle bande sanguinarie di ascari al servizio di quest’ultima.
Forse avrei dovuto precisare che si tratta di una giustapposizione, potendo quella relazione, come è naturale, contemplare l’esistenza, ben testimoniata dalla stessa Roberta, di persone che, nella nostra civile Europa, sono capaci di indignarsi sia per la mattanza dei felini autorizzata dalla vicina Confederazione Elvetica sia per il massacro del popolo libico attuato dalla Nato con il pieno consenso dei suoi sostenitori italiani ed europei. Quanto poi al numero delle persone la cui sensibilità etica si estende non solo ai felini ma anche agli umani e, nella fattispecie, a quelli libici, temo davvero che sia molto ridotto.
Questo, senza alcuna presunzione e con molta amarezza, ho inteso dire: nulla di meno e nulla di più.

Italicus

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