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A proposito di violenza

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2 gennaio 2010

Egregio Direttore
 
Mi permetto di esternare questo mio pensiero, sperando trovi posto sul suo/ nostro giornale, e magari aprire un nuovo dibattito. 
 
Questa mattina mi sono svegliato e nella testa mi rimbombava un servizio visto in TV ( Anno Zero ) in una località del Veneto o del Bresciano. Un gruppo di giovani, che si erano ritrovati ad una festa della Lega (ma questo non importa) rispondeva ad una domanda del giornalista sulla libertà e sulla tolleranza in questo modo: “ gli ebrei, i musulmani ed i neri se ne devono andare a casa loro; se desiderano restare qui si debbono adattare alle nostre leggi, al nostro credo, al nostro stile di vita”. Dicevano i Sacerdoti e/o gli invasati al seguito delle crociate che uccidere un infedele non era peccato, ma apriva le porte del paradiso.
 
Ieri come oggi l’ ignoranza forse apre le stesse porte ??
 
Io sono di origine veneta, della provincia di Belluno, e quando nel lontano 1953 mio padre emigrò in Lombardia, mi raccontava che fuggiva dalla fame e dalla miseria, perché quella era la vita in quei luoghi; il Polesine, la fame, le disgrazie erano all’ordine del giorno.
 
A Somma Lombardo, che si trova in Italia, trovò dei simpatici connazionali che li accoglievano allo stesso modo di questi ragazzi, sopra descritti, ( “san carlin -ci chiamavano-, tornate a casa vostra che ci rubate il lavoro” ) ; poi vennero i meridionali, ( “terrun, mangia saun” – mangia sapone- dicevano ) e i miei connazionali incalzavano( “ ho comprato un leone per mangiare tutti i terrun”). Non è cambiato nulla; la storia non insegna niente; la memoria è sempre più corta; la miseria e la disperazione degli altri, dei diversi di colore o di religione non genera comprensione, rispetto, anzi diffidenza odio e rifiuto.
 
Questi venditori di odio si auto stimano e ci sussurrano frasi di questo tipo: “ Italiani brava gente “ ma ci riportano indietro nel tempo, quando si cantava “ faccetta nera dell’ Abissinia” ; mettono paletti dappertutto; ci sono solo diritti e niente doveri, se non per gli altri, per i diversi.
 
Ho paura, ma non per me: io ho 58 anni ed una parte di questa mia vita tra gioie e dolori l’ ho vissuta, ma per i miei figli e/o futuri nipoti a cui stiamo lasciando un mare di guai.
 
Diceva Giovanni Paolo II: “ Aprite le porte, anzi spalancatele, perché dal bene non può che nascere del bene” – la saggezza di un Santo Padre ma anche la grandezza di un grande Uomo-.
 
Chissà se in Italia ci sono Politici, Onorevoli (se tali si possono definire) e cittadini che riusciranno a porre fine a tutto questo insulso comportamento.
Massimo D'Agostini

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